BATHORY NORDLAND II: Diamine, il signore ha voluto che Quorthon lasciasse questa terra. Peccato, chissà cosa avrebbe ancora pubblicato, quel geniaccio, un pò incompreso, ma in fin dei conti, così bravo. Perchè la seconda parte di nordland, oltre ad essere un degno successore, mantenendosi sulla stessa struttura e senza discostarsi dal sound dei precedenti Nordland I e il più vecchio Hammerheart, riesce a superare almeno il primo (mai il secondo, ma ci siamo) con canzoni che non necessitano più dell'immedesimazione nel paesaggio scandinavo, perchè sono molto, come dire... catchy. Sanno catturarti. I Bathory lasciano un gioiellino del Viking Metal. Sembra come se Quorthon avesse la consapevolezza che gli mancasse poco da vivere. Ascoltate, dopo le delizie rappresentate da Sea Wolf, The Land, Death and Resurrection of a Northern Son (bellissima, ricorda il vecchio Thrash di Under the sign of the black mark) e the Messenger, canzoni di qualità non inferiore alle altre (ma che possiedono un'epicità User Friendly), ascoltate, dicevo, The Wheel of Sun: sembra una lettera di addio. Fantastica, favolosa, mitica. Ti viene da piangere come un bambino quando ascolti quell'urlo di Quorthon così penetrante. Forse l'artista ci lascia in eredità, a un prezzo di circa 15 euro, il capolavoro del Viking Metal: quello che si limita a narrare il coraggio del popolo del Nord, e non i particolari delle atroci battaglie. VOTO: 9