Recensione a cura di Andrea "Thy Destroyer"

AYREON THE HUMAN EQUATION: Non c'è che dire, Arjen Anthony Lucassen è un piccolo genio. Con gli Ayreon ha saputo creare un baluardo di tutto rispetto per gli amanti del rock/metal progressivo e, con questo disco, scrive un'altra importante pagina per il genere. Il progetto, stavolta, racchiude nomi di tutto rispetto della scena metal internazionale, volti ad interpretare, tramite le loro voci, i vari personaggi del concept: James LaBrie (Dream Theater, Mullmuzler) è il protagonista, Mikael Akerfeldt (Opeth) è la paura, Arjen Lucassen è il migliore amico del protagonista, Marcela Bovio (Stream Of Passion) è la moglie del protagonista, Irene Jansen (Star One) è la passione, Heather Findlay (Mostly Autumn) è l'amore, Eric Clayton (Saviour Machine) è la ragione, Mike Baker (Shadow Gallery) è il padre del protagonista, Devon Graves (Dead Soul Tribe) è l'agonia e Devin Townsend (Strappino Young Lad, Ex-Steve Vai Band, The Devin Townsend Band) è la rabbia. A fianco del guitar-hero olandese (che si sobbarca praticamente tutte le parti strumentali) troviamo Ed Warby (Gorefest) alla batteria. E dopo aver fatto tutto l'elenco della spesa, entriamo nel merito del doppio disco. Partiamo innanzitutto dal concept: si tratta di una vicenda, suddivisa in 20 giorni, uno per ogni canzone, legata alla convalescenza del protagonista dopo uno sfortunato incidente stradale. Al suo fianco ci sono, che vigilano su di lui, sua moglie ed il suo migliore amico. Però, nella sua mente, il protagonista (mai chiamato per nome, ma solo definito come "Me") sta combattendo tutta una serie di fantasmi del suo passato, primo fra tutti quello rappresentato dal padre che lo considerava un perdente. Purtroppo non posso permettermi di fare un track-by-track perché sarebbe troppo dispendioso in termini di spazio, in quanto le canzoni da analizzare sono veramente tante, trattandosi di un'opera doppia. Mi limiterò, per cui, a citare la più significativa per ogni disco: per il primo cd, sicuramente i singolo "Love" è il più rappresentativo, quanto melodico ed aggressivo, con la voce di Irene Jansen a farla da padrone. Per il secondo disco, invece, prendo d'esempio, il giorno sedici, "Loser", in cui entra in scena il personaggio del padre del protagonista, in una ricca serie di risentimenti verso il proprio figlio. Sarà la rabbia di Devin Townsend a rispondergli a tono ed anche uno splendido assolo centrale ad opera dell'ex-Uriah Heep Ken Hensley che sfodera una prestazione veramente eccellente.
Tirate le somme, l'opera presenta due sfaccettature differenti: quella del primo disco, più calma e più dedicata alle clean vocals, mentre nel secondo disco ci ritroviamo a fare i conti con più violenza e voci in growl e screaming. Insomma, un lavoro talmente vario che sicuramente troverete qualcosa che vi possa piacere al suo interno (per me è stata la voce di Dev…), in attesa di innamorarvene del tutto.
VOTO: 9,5








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