Recensione a cura di Paolo "Grunja" B

3 INCHES OF BLOOD ADVANCE AND VANQUISH: Anatas, mi dispiace, ma stavolta hai toppato alla grande, nonostante la tua grande esperienza in campo metal. Consigliato dal signore delle tenebre come un misto fra Heavy e Black, ho deciso di procurarmi l'ultimo lavoro di questa band canadese. Vi descrivo il sound: avete presente le prime formazioni Heavy? Bene, praticamente, viene ripreso il sound degli anni ottanta. W la modernità. Ma andiamo avanti. Alle cavalcate degli Iron maiden (con rare eccezioni doppiacassesche) e a un discreto accompagnamento strumentale aggiungete uno che grida simulando il black (definito death da molte webzines, ma perchè????), con il risultato di ottenere qualcosa di mediocre, e il grasso cantante, che simula, gracchiando invano, Rob Halford (il più grande cantante che il metal abbia conosciuto, a mio parere), su temi interessantissimi come i pirati che combattono contro i mostri, asce, spade, scudi, sangue, guerra, cavolate varie. Secondo una webzine collega, che premia questo lavoro con voti come 90/100 (!!!) l'album richiama la voglia di riscoprire le radici barbare, spingendo ad impugnare la prima ascia che trovate sotto il letto (perchè tutti hanno un'ascia sotto il letto) e a distruggere tutto. beh, io dico solo che se quest'album dovesse provocare una reazione simile, i Bal Sagoth ti catapultano direttamente ai Campi Catalunici, a fianco di Attila, a guidare la cavalleria unna contro le legioni romane. L'album è bello, ma diciamo che bisogna ascoltare una canzone ogni due mesi, perchè se ascoltato tutto d'un fiato, si rimane delusi dalla piattezza del lavoro. Tutte le canzoni sono belle, grazie al ca22o, cominciate ad ascoltare la prima, Fear on the Bridge, tutte le altre sono esattamente uguali (oltre ad avere sonorità trite, ritrite e stracopiate). Un minimo di varietà? Ma neanche a pregare in indonesiano. Visto che si chiamano 3 Inches of Blood, avrei voluto dargli un bel 3, ma mi sento generoso. VOTO: 4.5








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