BIOMECHANICAL EIGHT MOONS:
Tramite l'esame dei 2 lavori della band voglio capire se vale la pena:
1) Andare al Nordwind il 16/03/2006 prestissimo.
2) Parcheggiare a Japigia.
3) Farsi tre chilometri di camminata per ritornare al Nordwind.
4) Aspettare i "2 minuti di preparazione" che in realtà diventano 2 ore.
5) Stare strettissimi.
6) Spostare continuamente la testa per vedere i Warchild e i Biomechanical che suonano.
7) Subire il Pogo.
La risposta è..... SI, ne vale la pena, cazzarola. Partiamo dal presuposto che la Vivo Management non mi ha pagato
per pubblicare una recensione positiva. Questi BioMechanical suonano davvero con maestria, hanno uno stile tutto loro:
un misto fra Power, Heavy e Thrash. Però (e il però c'è) il difetto principale del sound è proprio questo. Sono formidabili, si arriva ai livelli del progressive, John K
canta benissimo, fa acuti da Sodomia improvvisa (anche se definirlo l'erede di Rob Halford mi sembra un pò eccessivo) ed il loro sound è veramente un misto fra
Judas Priest, Pantera e Queensryche (salto i vari puntini, vado di fretta), ma è troppo complesso, poco lineare, schizofrenia pura.
Ho difficoltà a canticchiarlo. Distorted e Hunted sono paurose. Non s'a capisc nudd, come dicono a Manchester. Le più belle, a mio parere, sono le più lineari, quelle che rimangono
più impresse nella mente, come The Awakening (la song più bella dell'album) e In the Core of Darkness. La title track è più calma, dolce (!!!), anche se troppo elettronica,
sembra il soundtrack di un film di fantascienza. Le ultime due mi hanno deluso un pò. Parlo di Save Me, ballad che potevano piazzare tra la quarta e la quinta track, giusto per dare un pò di respiro tra un casino e un macello,
e di Point of No Return, da un inizio troppo dolce a un finale troppo distruttivo: Alla Meshuggah, per intenderci. Certo, come esordio, è veramente favoloso.
In fin dei conti, è un lavoro insindacabile, chissà com'è il successivo? Si avrà il sì definitivo al concerto del 16 marzo? VOTO: 9