BLACK LABEL SOCIETY 1919 ETERNAL: Premetto che Zakk Wylde è sempre stato il mio guitar-hero preferito. Il motivo è semplice: è grezzo, tecnico da impazzire, ma, a differenza dei vari Steve Vai, Joe Satriani della situazione, tiene sempre d'occhio la forma-canzone privilegiando l'insieme piuttosto che non il singolo strumento. Detto Questo, il disco in analisi è una cosa che il più gran chitarrista di questo mondo (dopo Zakk…) si sognerebbe anche di notte, in quanto è un mix di thrash, doom (in alcune parti) e heavy suonato da Dio e prodotto in maniera grezza e marcia (i suoni della sezione ritmica sono qualcosa di allucinante). Proprio per questo il tutto risulta essere dannatamente efficace. I momenti calmi non mancano, in quanto la ballatona "Bridge To Cross" è la cosa più azzeccata che esista e lo strumentale "America The Beautiful" mette in luce tutta la classe di un maestro della 6 corde come pochi ce ne sono in giro. E Speedball? Chi pensa che i metallari siano bravi solo con una chitarra distorta si dovrà presto ricredere in tutto e per tutto… Vogliamo poi parlare della voce di Zakk? Così sporca e roca da impazzire, ma anche perfetta nell'imitare Ozzy (che l'ha scoperto e per il quale il balbutissimo chitarrista continua a suonare). Da segnalare, inoltre, un paio di ospiti come Mike Inez e Robert Trujillo, che aggiungono il proprio tocco al tutto. Che dire? Un acquisto obbligato per chi si definisce fan del metallo in generale, ma mi sento di sconsigliarlo a chi si aspetta pacchianate tipo album strumentali privi di profondità e violenza e che ti fanno cadere le palle dopo 1 minuto… VOTO: 9.5