BioDiscografia curata da Paolo Grunja B, informazioni biografiche prese dalla Wikipedia


TYR


La domanda sorge spontanea: chi sono i Tyr?

I Tyr sono una band metal proveniente dalle fredde isole Faroe.

Un'altra domanda: perchè scriverne una biografia? Perchè affiancarli a mostri sacri come Iron Maiden, Stratovarius, Judas Priest ecc. ecc. nella sezione Bio?

La risposta è semplice. Tutte le bands presenti e future nella sezione Bio, oltre ad aver pubblicato lavori eccellenti, hanno contribuito alla crescita del metal con il loro sound particolare. E' proprio questo il motivo per cui il Metal, nel nuovo millennio, sta vivendo una lunga fase di crisi: nuove leve ci sono, ma mancano le idee.

Eppure, da un isola del mare del nord vengono fuori questi 4 ragazzi, proponendo ad un mercato metal decisamente statico, un sound che risulta comunque una miscela di generi, ma che assume degli incredibili caratteri di novità.

Sono sensazionali, i Tyr. Meritano di entrare nel Valhalla del Metal.

La band nasce nel 1998, quando Heri Joensen, chitarrista, incontrò un suo amico batterista, Kári Streymoy, in una festa a Copenhagen. Tutto nasce, quindi, dalla voglia di improvvisare qualcosa, giusto per divertirsi. Ai due si unì il bassista Gunnar H. Thomsen. Nome per la band? Tyr, dal nome del Dio della Guerra della mitologia nordica.

I tre, nonostante il forte legame con le loro tradizioni musicali, erano anche appassionati fan dei Drean Theater e degli Iron Maiden. Erano già colleghi nelle bands precedenti Cruiser e Wolfgang, impegni che non culminarono mai verso la pubblicazione di un full-lenght.

Con la collaborazione del cantante Pól Arni Holm e del fratello di Heri, Jón Joensen, anch'egli chitarrista, i Tyr pubblicarono il loro primo album.

HOW FAR TO ASGAARD (2002) Difficile descrivervi il sound di questo primo album dei Tyr. Per riuscire a darvi un'idea dell'interessante proposta musicale della band, non bastano le classiche categorie del metal. Dirvi che il loro primo album propone un'ottimo Epic Metal è come dirvi "the pen is on the table": non significa niente. Per descrivere How far to Asgaard, avremo bisogno di paragonarlo con lo stile epico e inconfondibile di Quorthon e dei suoi Bathory (naturalmente prendendo in esame gli album Viking). Analizziamo ad esempio Hammerheart, i suoi caratteri distintivi sono: la voce di Quorthon pulita, un pò sgraziata e rude, ma decisamente da Vichingo; i riffs di chitarra ferrosi, freddi e profondi, non particolarmente tecnici, ma decisamente suggestivi ed anche alquanto melodici; batteria slow paced, lenta ma profonda. I Tyr propongono un sound molto diverso, eppure simile al metal del Quorthon "Vichingo". Dal punto di vista vocale, Pól Arni Holm ha una voce ancora più pulita e melodica di Quorthon, eppure sempre molto viking, non solo: i tyr fanno spesso uso di cori e canticchiano canzoni popolari della loro terra. Da un punto di vista musicale, invece, la band ammira molto i Dream Theater e l'ammirazione si nota dalla tecnica ottima, che li separa nettamente dal sound di Quorthon: prediligono sempre la linearità e la melodia, sebbene gli assoli lasceranno soddisfatti gli esperti delle sei corde: Heri Joensen è davvero un ottimo chitarrista, mentre Thomsen gli tiene testa con il basso. La batteria, affidata a Streymoy, è l'elemento più simile al sound di Quorthon, slow paced come insegnò il maestro, ma decisamente più tecnica. Non esagero affermando che i Tyr siano la versione più Progressive del Viking Metal dei Bathory. Ciò non significa che non sappiano ricreare la stessa atmosfera e che non sappiano regalare le stesse emozioni, tutt'altro: forse, gli unici pezzi meno entusiasmanti sono God of War e gli otto minuti finali della title track, che consistono in una specie di allegra marcia che può far storcere il naso; per il resto, l'acquisto di How Far to Asgaard è caldamente consigliato. VOTO: 8.5

Terji Skibenæs sostituirà Jón Joensen alle sei corde, mentre Allan Streymoy, cantante e fratello di Kàri, presterà la sua voce solo per il singolo Ólavur Riddararós, pubblicato nell'ottobre 2002.

Allan lascerà la band, ed il ruolo di singer sarà affidato ad Heri.

ERIC THE RED (2003) Probabilmente, è l'album più complesso dei Tyr, o almeno, il meno "catchy". In tutta sincerità, vi dirò che al primo ascolto mi ha lasciato un pò perplesso: ma quest'album è ricco o povero di sensazioni, di qualità, di passione? I primi ascolti non faranno che sollevare in voi mille interrogativi, anche perchè le prime tracks non sono proprio eccezionali. Tutto cambierà con il terzo o quarto ascolto successivo. Vi sentirete così coinvolti dalla maestria tecnica della band, combinata con l'onnipresente epicità che vi farà tornare in mente dei Flashback di Power Metal. Oserei dire che Eric the Red è anche il lavoro tecnicamente più articolato della band: elemento, la tecnica, che farà la gioia dei fan del Progressive, ma che comunque non farà storcere il naso a tutti gli altri. Da The Wild Rover in poi, l'album è un crescendo di sorprese, di bocche aperte, di Headbangin' e di Air Guitar. Anche i non metallari apprezzeranno le dolcissime parti melodiche, come i primi minuti della title track. La produzione, poi, è superba, ad altissimi livelli: pulita, profonda, genuina. Album quasi perfetto, se non fosse per le prime tracks e per il carisma non elevatissimo. Eppure, ragazzini, una volta compreso, rimarrete a bocca aperta dall'eccezionale longevità di Eric the Red. Mitici Tyr.
VOTO: 9.5

Terji lascerà per un pò la band dopo la pubblicazione di Eric the Red, e sarà sostituito dall'islandese Ottó P. Arnarson dopo qualche concerto in cui la band ha suonato come trio. Terji tornerà a suonare la chitarra dopo che Otto lascerà la band.

RAGNAROK (2006) Le isole Faroe, nel 2006, saranno celebri per essere la terra natale della band che ha sviluppato questo favoloso album. Il gioiellino Metal dell'anno viene proprio da queste terre desolate. I Tyr pubblicano un album destinato ad essere ricordato nei prossimi anni. Il nome? Ragnarok, ovvero la fine del mondo secondo la religione nordica. Cosa dire: e' un concept fantastico. Ricordavo benissimo, nei lavori precedenti, che la band disponeva di un bagaglio tecnico invidiabile, ma in questo lavoro questi ragazzoni biondi sfornano una fantasia compositiva eccezionale: Progressive Heavy/Viking Metal. Perdonate il parolone, ma in questo Ragnarok si ha la conferma che la band è riuscita a coniugare, ad unire in un unica visione musicale due universi quasi opposti: la fusione fra i Bathory e i Dream Theater è praticamente perfetta. Riconosco di aver ascoltato poco materiale prodotto nel 2006, eppure, devo ammettere che Ragnarok è il prodotto migliore che le mie orecchie hanno sentito ultimamente, o almeno il più originale. Uno degli album più belli del 2006 e, soprattutto, un album che è riuscito nell'impresa di farmi dimenare come un matto. Complimenti a questi 4 ragazzi. Almeno, rappresentano egregiamente le Isole Faroe con la loro buona musica.
VOTO: 9.5


Termina qui la biografia di questa piccola grande band. Personalmente spero che mantengano i loro album ad un livello sempre alto, anche se comprendo quanto sia difficile mantenere l'originalità nel mercato Metal. Eppure, io credo in questi 4 nordici, perchè i Tyr sono la dimostrazione vivente che il Metal non è morto, anzi, ha ancora mille emozioni da regalarci.




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