BioDiscografia curata da Paolo Grunja B, informazioni biografiche prese dalla wikipedia.



SYMPHONY X


A mio parere, l'unica band che è riuscita a plasmare con successo il power metal e la maestria del progressive e, soprattutto, a rendere apprezzabile il Prog Power a più metallari possibili.
Il progetto Symphony X nasce da quella testa matta di Michael Romeo, la cui bravura con la chitarra è direttamente proporzionale al suo peso. Nel 1994 pubblicò The Dark Chapter, un'ottima demo che attirò l'attenzione di numerose case discografiche. Con l'aiuto del bassista Thomas Miller, del cantante Rod Tyler e del tastierista Michael Pinnella la band pubblicò l'omonimo album.

*Prima di cominciare a valutare gli album, vi anticipo che per la valutazione seguirò criteri estranei alla maestria tecnica, altrimenti il voto sarebbe 10 a tutti. Li analizzerò in base al carisma, alla longevità, all'emotività ecc.

SYMPHONY X (1994) Partenza piuttosto incerta per la band. Il primo album, omonimo come vuole la traduzione, presenta un'ottima base compositiva, in cui l'ascoltatore che, nonostante per puro caso acquista l'album, incuriosito anche dall'artwork - a mio parere piuttosto sciapo - riesce a denotare che il gruppo ha talento da vendere. Talento che viene soffocato dal cantante Rod Tyler, un pò fuori posto rispetto agli altri membri (del gruppo, che avete capito?!?), e da una produzione pessima. Album incerto anche nel sound, in quanto la band, ancora senza un'identità propria, scimmiotterà i campioni del genere, Stratovarius in primis (le sonorità barocco/neoclassiche sono parecchie, forse troppe), ma anche Queen (ascoltate The Raging Season e Premonition, quei cori vi ricordano qualcosa?). Capolavori insindacabili ci sono, come la bella Masquerade, in cui il cantante non regge il confronto rispetto a Romeo e soci. Che sia Tyler il limite che impedirà alla band di crescere? Può darsi, anche se come cantante non è affatto male. Il sound, poi, è un pò troppo Gaio, quasi diretto a ridicolizzare il power, quel power blu metallizzato che contraddistinguerà la band dal mercato Prog Power e Metal in generale. Un lavoro rivolto solo agli amanti del Prog. VOTO: 6.5

Rod Tyler lasciò la band perchè il suo timbro di voce non era adatto a un sound che stava diventando sempre più perfetto. Entra in azione il baronetto, Sir Russel Allen. perchè pretende il titolo nobiliare? Boh, nessuno lo ha mai conferito del prefisso Sir... ma a lui piace così.

THE DAMNATION GAME (1995) Nascono ufficialmente i Symphony X che tanto amiamo. Con questo album l'ascoltatore ricorda finalmente quel sound blu metallizzato che la band suona con maestria. Peccato che manchi ancora qualcosa, forse il sound è ancora troppo freddo. Come diceva Henry Ford, La tecnologia, per consentire il progresso, dev'essere alla portata di tutti. Come dice Paolo Grunja, il Metal, per consentire il Progressive, dev'essere alla portata di tutti. Senza esagerare, naturalmente (i Symphony X non suoneranno mai Nu Metal, tanto per intenderci), nonostante quel Paraculo di Grunja, in altre recensioni, faccia di tutto affinchè alcune bands ritornino a sonorità complesse e comprensibili solo per pochi (è l'eccezione che conferma la regola, da me che volete? leggi In Flames e Dark Tranquillity). Tornando a noi, The damnation Game è un ottimo album, con canzoni splendide come Dressed to Kill*, la title track, Secrets e the Ascension. Peccato le altre, che lascieranno a bocca aperta il chitarrista Petrucciano o Tolkkiano, e faranno sbadigliare, o almeno, lascieranno indifferente, il metallaro medio come me. Non è stato ancora stabilito quell'equilibrio sonoro che si evidenzierà con il successivo. Pecca di longevità, e mi ci gioco le palle che in macchina un vostro amico vi farà sentire una canzone, o addirittura solo un assolo (gioco di parole emozionante) per mettere un altro CD. Non si fa così. The damnation game va sentito fino alla fine, ed il primo a sbadigliare avrà la cappotta. Ottimo album, ancora consigliato quasi esclusivamente ai fanatici del Progressive. VOTO: 8

*Giusto una nota su Dressed to Kill. Testuali parole dei miei amici: "Paolo, senti questa canzone? Lo senti l'assassino che ti rincorre?"... Si riferiscono al passaggio iniziale della track. Il riff grezzo che aumenta di velocità, che richiama il ritmo con cui l'assassino Stalker insegue, a passo sempre più veloce, la sua preda. Se questo riff vi ricorda un assassino, quelli dei Cannibal Corpse cosa vi ricordano? Mille assassini?

La strada per il successo è aperta, soprattutto in Giappone (anche se tutti coloro che pubblicano albums in Giappone fanno soldi, persino Laura Pausini). Dopo un anno di lavoro, viene finalmente pubblicato il terzo, magnifico lavoro.

THE DIVINE WINGS OF TRAGEDY (1997) Il Prog Metal è una categoria che mi sta sulla punta, dei capelli... Bands come i Dream Theater suonano da maestri e lo riconosco, ma attenzione! Ritengo che il limite di durata per qualsiasi tipo di canzone, anche della divina commedia accompagnata dal suono meraviglioso della chitarra di Malmsteen, debba essere di 5 minuti, tiè 6, giuoca pure tu. Il Prog Metal deve coinvolgere il maggior numero di metallari, non l'appassionato di Petrucci che mentre state in macchina ti stuzzica col gomito gridando "moo Paolo senti questo sweep!, ma sentilo come lo tira!". Se un Petrucci fa ottantaquattro minuti di sweep, passaggi strabilianti e dita più veloci della luce, il mio braccio a furia di stuzzicate col gomito sarà avvolto dal gesso al pronto soccorso più vicino. Altra conseguenza della durata troppo elevata delle canzoni Prog? Scenetta: VITO: Paolo, ti devo far sentire questa canzone. PAOLO: oh, bella Vito, ritornello molto musicale. VITO: aspè, andiamo avanti che c'è il tapping! PAOLO: e tutto il resto? VITO: si, si, dopo te lo presto e te lo ascolti tutto. Finale: Vito il CD non me lo presta e io rimango come la zita di Ceglie. I Symphony X conoscono bene questa regola: se un album è composto da canzoni di media lunghezza, il lavoro ne guadagnerà in longevità. Sono fiero di recensire The Divine Wings of Tragedy. 7 canzoni su 9 rispettano il mio limite di durata e sono belle, belle belle: Of Sins and Shadows è terribile con quella sua carica iniziale ti scuote il cervello. Sea of Lies passerà alla storia come una delle migliori canzoni dei Symphony X: ormai celebre è il passaggio iniziale del bassista Thomas Miller. In tutte le altre canzoni, tra cui segnalo The Witching Hour e Candlelight Fantasia, la Band mette in gioco tutte le sue carte migliori. Michael Pinnella (che vale 20 pt.) e Michael Romeo infrangono la barriera del suono bruciando i loro strumenti a una velocità Mach 5. Il baronetto sa cantare molto bene, Jason Rullo suona la batteria con maestria (già il cognome lo preannuncia, o suona la batteria o si fa le ca...). Comunque, da brava band Prog Metal, anche i Symphony X peccano d'ingordigia e non resistono a comporre canzoni che superano il limite citato in precedenza. Sono ottime canzoni, incredibili sotto ogni punto di vista, ma durano troppo: The Accolade, track magnifica, dura quasi dieci minuti, ma si lascia perdonare. La title Track supera i venti minuti. Ora non ce ne usciamo con le scuse del tipo vabbè, ma la canzone è magnifica, il tempo vola. Non è vero, venti minuti è troppo, pure per una scopata. A prescindere da questo difetto, marginale rispetto alla meraviglia, The divine wings of Tragedy è un album che ogni metallaro, non solo l'amante del Prog, deve avere nella sua collezione. VOTO: 9,5

Dopo la definitiva consacrazione, Jason Rullo lascia momentaneamente la band per risolvere alcuni problemi personali. Nella line-up sarà sostituito da Thomas Wailing, che consentirà alla band di completare il quarto lavoro. Nello stesso anno il bassista Thomas Miller verrà sostutuito da Michael Lepond.

TWILIGHT IN OLYMPUS (1998) Non è facilissimo valutare quest'album. Il precedente, per molti, è il migliore della band. Potrei essere d'accordo. Sebbene l'impostazione sonora della band si sia indirizzata definitivamente (in parole povere, il coglione di turno potrebbe dire che gli album sono tutti uguali), questo Twilight in Olympus spacca proprio. E' un album incazzato nero. Molto più aggressivo delle ali divine della traccedia (Hail, Attila Abatantuonesco!). Devo ammettere che questa rabbia, nonostante sia sempre vincolata dai canoni del power/prog, mi stupisce e mi delizia, peperlizia. Comincia con la bella Smoke and Mirrors, dal refrain facile da ricordare; per arrivare alla chiesa della macchina, canzone criticata ma sensazionale; al nido del dragone, song bella potente come piace a me; per poi arrivare al polmone di ogni album della band: Through the looking glass. Dopo l'ottima the Relic ci sono due trancks che rallentano il ritmo, lasciando con il cacchio in mano. Orion the Hunter e Lady of the Snow. Tracks carine e geniali dal lato tecnico, pero, valutate nell'ambaradan dell'album, mancano di spessore. Posso comprendere esigenze di relax con una bella ballad (classica song che odio), anche per contribuire a dare all'album una certa longevità, ma queste due tracks sono le pecore marroncino nel gregge bianco. Lady of the snow, inoltre, ricorda Candlelight Fantasia, nonostante i camuffamenti orientali. Ottimo album, valutato dai miei colleghi come "Macchinesco" per non usare il termine AGGRESSIVO. VOTO: 9

Sempre nel 1998, la Band pubblica una compilation, Prelude to Millennium, in cui è presente una nuova versione di Masquerade cantata dal Baronetto.

Jason Rullo ritorna per il quinto lavoro della band. Avrà risolto i suoi problemi personali???

V: THE NEW MYTHOLOGY SUITE (2000) ????????? Per la prima volta in un album dei Symphony X, un accenno di epicità, accompagnato dalle onnipresenti sonorità barocche insegnate al popolo della musica dagli Stratovarius. Dal Prelude sembra un album dei Rhapsody, con tanto di trombe. WOW, direbbe qualcuno. Poi l'ascoltatore raggirato da una presunta, nuova freschezza vitale, viene invaso da Evolution (the Grand Design). E' evidente, cazzo. Il riff centrale è quello di Sea of Lies, track di The divine wings of tragedy. E' uguale. Evviva la creatività, Romeo!!! Anche la successiva, Fallen, nonostante la meraviglia degli assoli, è un pò un collage, un meltin' pot. Dopo un inutile intermezzo, si calmano le acque con la poetica Communion and the Oracle, poco aggressiva, ma ricca di emozioni. Senza che andiamo avanti, l'album, come al solito, è più che buono. Però la sensazione di già sentito è moooolto forte. I soliti fischi, i soliti riffs, il solito baronetto, il solito trimone da 12 minuti, insomma, il solito. Novità sonore ci sono, ma non bastano a cambiare l'indirizzo dell'album, ormai consolidato nel suo blu elettrico (è il colore che mi viene in testa ascoltando la band, non so perchè). Le vere perle sono, a mio parere, l'evocativa Egypt e The death of Balance - Lacrymosa. Per il resto, bisogna essere sinceri e affermare che quanto offerto dai Symphony X in quest'album non basta a consolidarlo nell'olimpo dei capolavori. VOTO: 7.5


LIVE ON THE EDGE OF FOREVER (2001) Ah..... l'amour.... Parigi....la città delle cozze... no, quella è Taranto, comunque la band dei grossi decide bene di registrare quest'esperienza parigina pubblicando un doppio CD, un must per i Fan. Siamo dinanzi a vere bestie sonore che danno ulteriore dimostrazione della loro bravura a tutti gli scettici che non avessero visto la band dal vivo. Oltre alla calorosa accoglienza del pubblico (un vero Live Album ha bisogno delle urla da stadio, chiaro? Evergreen Terrace, sto parlando con voi!!) l'atmosfera viene resa mozzafiato anche dall'inventiva della band, che sa stupire anche i meno inclini al Prog (come me). Non c'è nulla, in particolare, da criticare. L'unico errore rilevabile è di scaletta: 2 CD, il primo con le canzoni meno pesanti (Egypt, Candlelight Fantasia, The Eyes of Medusa, On the Breath of Poseidon) il secondo con le bestie (Through the looking glass, The Divine Wings of Tragedy). Che siano eseguite come Cristo comanda, non c'è dubbio. Però, c'è il rischio che il primo album sia più consumato del secondo. Poi, fate un pò voi. VOTO: 9


THE ODYSSEY (2002) Ci siamo, mi sento pronto a giudicare l'ultimo album della band. E' dura. soprattutto alla luce delle considerazioni fatte da colleghi che premiano l'odissea con voti come 97/100 rispetto alle ali divine della traccedia (93/100). A mio parere, un incongruenza. Il terzo lavoro della band non verrà mai superato. MAI. Per due motivi: in questo nuovo album il sound è cambiato davvero poco e non c'è tantissima freschezza. E' quasi una via di mezzo fra TDWOT e Twilight in Olympus. Rispetto a questi due lavori, viene mantenuta quasi la stessa impostazione del primo (considerazione rafforzata dal seguito di The Accolade presente nella tracklist), con picchi di aggressività tipici del secondo. Il secondo fattore che penalizza qualitativamente l'album è la mancanza di longevità. Le canzoni sono eccessivamente lunghe e, spesso, troppo virtuose. Personalmente credo che anche il chitarrista prog/metallaro si romperebbe i coglioni a lungo andare (un mio amico ha fatto tanto per procurarsi quest'album, che continua a prendere polvere nel cruscotto della sua auto, C.V.D.). Forse sono io che non capisco il Progressive, non so suonare, non lo ascolto spesso, d'accordo, potete sollevare tutte le obiezioni/opposizioni/resistenze del mondo, ma vi dirò la verità, cari amici, a un certo punto non vedevo l'ora che finisse. Passiamo ora all'analisi finale: la title track. 24 minuti... supera di 3 minuti The Divine Wings of Tragedy (la canzone, non l'album, e che cazzo!). E' una bellissima canzone, la più epica prodotta dalla band, quasi strumentale (addrizzate l'orecchio, però, molte sonorità sono riciclate: l'ultima parte, The Fate of the Suitors/Champion of Ithaca, è troppo simile a Candlelight Fantasia!!!), è adatta ad un pubblico di appassionati, ma di appassionati veri... ma non devono avere un cazzo da fare per 24 minuti, per sopportare un polmone simile! Tornando alla valutazione, non me la sento di premiarlo. Riceverà lo stesso voto del precedente, perchè grossi passi in avanti non sono stati ancora fatti. Che brutto verbo Fare. VOTO: 7.5


Dopo Omero secondo Romeo (se non avete gli occhi foderati di prosciutto, c'è l'anagramma) i Symphony X si danno ai progetti solisti:
1) Russel Allen lavorerà con John Lande dei Masterplan e pubblicheranno The Battle.
2) Sempre il baronetto, pubblicherà Atomic Soul.
3) Michael Pinnella pubblicherà Enter by the twelfth gate.

Al momento, la band sta lavorando sul suo ottavo lavoro. Stando alle parole del grasso Romeo, al classico sound della band sarà aggiunto una nuova componente Dark. Ci sarà qualcosa di davvero nuovo?

Purtroppo, i guai non mancano mai. L'uscita del disco sarà rinviata perchè Michael Lepond soffre di un grave disturbo, la malattia di Crohn, che gli impedisce di ingerire cibi solidi. Sarà sottoposto a un intervento chirurgico che comporterà un recupero di sei settimane. Siamo tutti vicino a lui e ai Symphony X!!!!!!




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