
FRIGHT NIGHT (1988)
Primo lavoro della band, naturalmente, la statistica dimostra che i debut album sono registrati con i piedi. Anche questo. Cosa vi ricorda il sound?
si, si, ricorda quello di una band inglese, ritenuta da molti l'inventore del genere, gli Iron Maiden. A prescindere da questo fattore, La band di Timo
Tolkki sviluppa qualcosa di buono, non ancora di incredibile. Il lavoro non comincia brillantemente, ma discretamente: Future Shock e False Messiah non hanno
ancora la classe che si svilupperà nei lavori successivi, ma sono gradevoli per le orecchie; Per arrivare a ottime songs dobbiamo aspettare
Fire Dance, la title track (bellissima), Night screamer e Darkness. come disco d'esordio e più che buono, ma la band ne deve arricciare ancora di polipi per
arrivare al sound di qualità di cui è fornitrice. VOTO: 7
Paolo Grunja B
TWILIGHT TIME (1992) Secondo lavoro per la band, che comincia a riscuotere ampi consensi dopo il discreto Fright Night.
Si riconosce, finalmente, il sound del Power Metal Finlandese, di cui saranno fieri esponenti. La opener, Break the Ice, poteva essere fatta un pò meglio, diciamolo!!
Con prepotenza, escono fuori canzoni grandiose, come The Hands of Time (bellissima) e Madness strikes at Midnight, che ha ancora un pizzico di Maiden Sound, ma è proprio una canzone stupenda.
Metal Frenzy se la potevano risparmiare, non dà di un cazzo. Molto carina la title track, poco furiosa, ma regala emozioni. Stupende le successive the hills have eyes e out of the shadows, da criticare (a mio parere)
la scelta di concludere l'album con una ballad, Lead us into the Light, che poteva essere benissimo messa come penultima track. Vabbè, scelte di Lay out che non ci riguardano. Ottimo lavoro, Stratovarius. VOTO: 9
Paolo Grunja B
DREAMSPACE (1994)
Ultimo album della prima era Stratovarius, quando ancora le canzoni venivano composte
col cuore e Timo Tolkki non era quella balena che diventerà solo in seguito (a causa
del suo perenne adagiarsi sugli allori). Per quel che mi riguarda, questo è uno dei
dischi più belli usciti nel 1994, poichè alterna a tipiche sfuriate speed-power ("We are
the future") ad episodi molto cupi (la title rtack ma, soprattutte, "4th Reich", dal
testo impressionante, song davvero oscura che vi consiglio di ascoltare).
Trovano spazio episodi melodici, come la stupenda ballad "Tears Of Ice" e episodi
molto più arrabbiati e cattivi, in particolare "Abyss" e "Reign Of terror", dal riff cattivissimo
e pesantissimo. In alcune canzoni, poi, si odono a tratti alcuni riff pseudo-thrash,
senza uscire mai fuori dal seminato.
La domanda sorge spontanea: album perfetto, allora? No! Questo è dovuto al fatto che, il
disco è mutilato sia dalla produzione, non proprio eccelsa (ma, in fin dei conti, gli Strato
non erano ancora schifosamente ricchi, com lo sono adesso) e dal cantato di Tolkki che,
il più delle volte, sembra una lagna moscia. Pecche sulle quali, però, è possibili
sorvolare. Un ascolto, tuttavia, rimane il mio consiglio principale, semmai decidiate
di acquistarlo. Sconsigliato, invece, a chi ama gli Stratovarius post-Kotipelto.
VOTO: 7.5
Antonio Anatas
FOURTH DIMENSION (1995)
Qual'è la quarta dimensione? Semplice, Timo Kotipelyo, che fa l'ingresso in formazione,
in vece di singer, per sostituire patron tolkki, il quale potrà (finalemente!) impegnarsi
anima e corpo alla sua vera fiamma, nonchè, vocazione artistica: la chitarra.
Infatti, il salto di qualità è immediato. Già dall'opener, si capisce che la musica è cambiata e
che siamo trasportati davvero in un'altra dimensione. Le canzoni prendono quasi tutte la
stessa struttura, essendo veloci, tecniche, condite di assoli sparati al fulmicotone,
e dai ritornelli molto diretti. Non mancano episodi più cupi, e cadenzati, così come non
mancano le ballad ("Winter" mette i brividi), come così, infine, non mancano le canzoni
capaci di ricordarci come gli Stratovarius siano in grado, nonostante tutto, di comporre
mussica orrenda ("0303662", che, quando l'ascolti, sembra stiano trasmettendoti messaggi
subliminali....). Album discreto, nulla più, che i fans apprezzeranno e che gli amanti
della musica, prima di spenderci soldi, farebbero bene ad ascoltare.
VOTO: 7.5
Antonio Anatas
EPISODE (1996)
Quest'album l'acquistati quando ancora ammiravo questa formazione, perchè era ricca di
idee fresche, spumeggianti, originali. "Father Time", opener dell'album, è una delle
canzoni più belle composte da Tolkki e compagnia, dove il cantato di Kotipelto rende
giustizia, non solo a questa, ma a tutte le altre canzoni del platter. Il disco è veloce,
ipertecnico all'inverosimile, con assoli malmsteeniani eseguiti magistralmente da Tolkki,
con un batteria che è pestata a 300 all'ora, sempre in doppia cassa. Album che, respira,
nella stupenda "Forever"l, triste e malinconica, dolce e sinfonica, soave nei cori.
Infine, segnalo "Will the Sun Rise" e la strumentale "Episode" , stupenda per il feeling
che riesce a trasmettere; "Speed Of Light", infine, è degna del nome che porta.
VOTO: 9.0
Antonio Anatas
VISIONS (1997)
A casa Stratovarius, esistono 2 scuole di pensiero, le classiche. La prima, narra che, gli
Stratovarius, abbiano raggiunto con Episode l'apice della loro carriera (ed io mi ci ficco);
la seconda affermante che il suddetto apice lo si sia raggiunto con questo "Visions".
Ora, se per apice si intende apice commerciale, ok. Visions spacca più di Episode.
Effettivamente, tutte le canzoni in Visions, non fanno una piega! L'opener, oscura
e cupa, "Kiss Of Judas", dai toni cadenzati, è dannatamente bella. "Black Diamond", invece, ripercorre i
le strade spee-melodi-power, dove una tastiera di Mozartiana memoria, sfreccia duellando
con la chitarra di Malmsteeniana reminescenza. "Forever Free" segue la scia della precedente,
che si ripete nella hit "Paradise", canzone veloce, melodica, ruffiana.
La ballad dell'album si chiama "Before The Winter" (bellissima) ed infine, la title track è storia del power-speed.
Si, l'album è effettivamente di caratura superiore a Episode, non ci sono dubbi.
Così come, non ci sono dubbi che, il suddetto è stato fatto con l'unico scopo di vendere
milioni di copie. Infatti, le canzoni sono tutte uguali (strofa-bridge-ritornello gay, daccapo!),
studiate tutte per far presa immediata sull'ascoltatore, tali da stamparsi in mente e non
cancellarsi più, nemmeno con l'acetone.... e da qui, purtroppo, seguiranno dolori...
VOTO: 9.5
Antonio Anatas
DESTINY (1998) Merda, si è bloccato il computer e devo riscrivere questa recensione.. perchè non salvo spesso? Vabè, comunque, fammi ricordare quello che avevo scritto
prima... Ah, SI! Dicevo che la statistica dimostra che dopo un successone come Visions, un calo è naturale, anzi, d'obbligo. D'altronde, la perfezione è noiosa.
Come diceva quella sagoma di Mark Twain, preferisco il paradiso per il clima, l'infermo per la compagnia. Oddio, Destiny non è mica da buttare, anzi, è un buon lavoro, con un
Timo Tolkki piuttosto ispirato e un Kotipelto abbastanza epicheggiante e ricchioneggiante. Da un punto di vista tecnico non si può discutere. Destiny e Sos sono veramente due belle canzoni, cazpita. Il coro
delle sirene lo potevano pure evitare. Peccato che l'album perda colpi, con canzoni che non sono niente di che, fino a Play with Fire, bella scatenata come il titolo accenna e Venus in the Morning, una delle migliori Ballads della band.
Anthem of the world e cold winter nights chiudono l'album con un buon power metal, non incredibile come quello dei precedenti, ma decente. RIPETO: è un buon lavoro, forse messo in ombra dalla gloria dei precedenti, ma vale i soldi spesi. Ascoltatelo almeno, dategli una possibilità.
VOTO: 7.5
Paolo Grunja B
INFINITE (2000)
Adesso non ne posso davvero più. Ennò, ennò, ennò...
Vediamo: doppia cassa... c'è; Kotipelto gay... c'è; Tolkki fuso con Malmsteen.... c'è;
riff veloce-bridge-ritornello gay, punto accapo.... c'è pure lui; l'orchestra..... uè, c'è!
Ok, vaffanculo l'originalità, la minestra, quella del giorno prima, e del giorno prima ancora
e ancora, e, ancora, è bella, riscaldata e servita.
Paghi 20 Euro e ti ritrovi 'sto coso che non sa nè di carne di pesce, nè puzza, nè profuma,
nè sale, nè pepe.... solo due stupidi delfini che saltano tra i cerchi "infiniti" (bella copertina, però)
ed una produzione degna di una major. Stesse soluzioni, trite e ritrite... che palle!
Ho i testicoli gonfi come due mongolfiere. Ma cazzo, non si può!
Va bene, rifiutandomi di dire che si autoplagia persino la ballad (il che è davvero di cattivo gusto),
non mi rimangono che le classiche considerazioni finali: se siete cresciuti con il prosciutto o
qualsiasi altro salume, purchè salume di ottima fattura e prima scelta (la mortadella non
va bene, capito?), allora, potete comprare 'sta merda che, tutti i fan, definiranno
l'opera maestra per eccellenza, composta dal genio Tolkki e cantata da sua maestà Timo
Kotipelto; se, invece, i soldi, quando lavorate, ve li sudate, sputando sangue e veleno,
allora, prendete gli anzidetti veleno et sangue, e spalmateli su 'sta nefandezza immonda,
gettatela nelle paludi e vedrete come, almeno, da questo bel composto, otterrete una
magnifica bonifica della stessa, dopo aver sterminato tutti gli insetti, zanzare su tutte,
che in essa ci sguazzavano. Se non avete paludi da bonificare, allora, il disco è cprredato
da un libretto, nonchè da una cover, veramente belli, tali da essere usati come sottobicchieri,
onde stupire i vostri ospiti. La perfidia, mi è sempre stata innata...
VOTO: 0+
Antonio Anatas
INTERMISSION (2001)
Uhm..... dopo quell'ultima mezza porcata di album, che rispondeva al nome di "Infinite"
(come dovrebbero essere davvero infinitie le bestemmie da me rivoltegli contro!), gli
Stratovattelapesca, avevano deciso di prendersi ben 2 anni di meritato riposo, tutti andandosi ad
adagiare sugli allori che crescono nel giardino di Timo Tolkki, per i nemici, Mr. Grassonevarius.
Ora, dico io: non era forse meglio rimanere lì, comodamente sbracati a fare un cazzo
dalla mattina alla sera, invece di tornare a rigonfiarci i coglioni con un altro album?
Ma no! Evidentemente, i finnici maledetti, devono aver esaurito, oltre che alle idee,
anche i soldi dell'ultimo lavoro da studio e relativo tour. Ragion per cui, rieccoli
davanti alle palle ma, stavolta, non uno studio album, bensì con una raccolta di loro
b-sides, cover , inediti e rari. Ooooohh!!!! adesso si che si ragiona!
Si, vabbè.... allora, tiro immediatamente corto, sennò, mi rimetto a bastemmiare
come una iena selvaggia e poi va a finire che, 'sta recensione, me la censurano.
Allora: 'sto coso, a parte un paio di episodi (guarda un po', le cover!), puzza, oltre
che di manovra subdol-commerciale, anche dell'odore dei calzini della band che, dal
giorno del loro ozio sui suddetti allori, i piedi, non dev'esserseli mai lavati (e questo,
ad honor del fatto che farsi cullare dall'amaca, dev'essere davvero talmente rilassante,
che, alla fine, non hai più davvero voglia di fare un cazzo; la qual suddetta, povera,
amaca, non poco deve aver sofferto, nel mmento in cui deve aver cullato il grosso, nonchè grasso,
culone di Tolkki). Ora, cellulite a parte, io, qui vicino, ci ho speso pure dei bei
soldini, soldini che non ho nè rubato, nè chiesto in prestito, nè, tanto meno, mi son
stati donati dalla band per puro spirito caritatevole.
L'album, oltre ad essere sinonimo di pattume allo stato brado, non dice niente che non sia
stato già detto dalla band negli anni addietro, nè aggiunge sperimentazioni o novità.
Ora, a parte l'edizione limitata (davvero carina, bravi, complimenti!), la copertina
del booklett (anche lei ben riuscita, bravi ancora!) e una discreta sezione multimediale
(sempre all'interno della sola edizione limitata), 'sto coso rotondo, io, non so davvero
a che cazzo usarlo, visto che, tavolini che traballano non ne ho più (un grazie
particolare a "St. Anger", a "The System Has Failed" ma, soprattutto, a "Kings Of Merdal"!),
nè ho tanta voglia di andarcia agiocare sulla spiaggia a freesby.... uè! ho trovato!
Lo donerò alla polizia,così potranno usarlo per allenarsi al tiro al poligono! Cazzo,
sono un genio! Almeno, farò un'opera caritatevole e, chissà, se dovessero appiopparmi un muolta,
quel giorno, non mi leveranno i punti dalla patente, chiudendo un occhio.
In compenso, io, caverei un occhio alla band (uno a cranio), così da ricordargli che,
i soldi, purtroppo, non ci crescono sotto i mattoni di casa.... vabbè, tempo perso.
Finchè esisteranno certe persone, il mondo, dovrà continuare a combattere contro degli
idioti. Idioti, destinati a dominarlo... il mondo è in mano agli idioti, "oh, please,
god Wake them!!!!!!!".
(che sia davvero la fine? Mah.....) VOTO: 1 [exp "x", tendente a meno infinito]
Antonio Anatas
ELEMENTS Pt.1 (2003)Imbarazzante. Questa è l'unica parola con la quale riesco a descrivere questa nuova release del combo finnico. È ormai dal 1996 che, ogni uscita degli Stratovarius, viene continuamente bersagliata dalla critica. Questo, ovviamente, perché si è consci del fatto che, da Tolkki e soci, ormai, è lecito attendersi un lavoro degno del nome che la band porta. Invece, ogni mia speranza di un seppur minimo miglioramento o, quantomeno, cambiamento in ambito di songwriting da parte dei finlandesi è andato a farsi benedire, una volta ascoltato l'album. Non fraintendetemi: questo "Elements pt. 1" non è un affatto un brutto disco (anzi, i defender più incalliti ed i fan più oltranzisti della band grideranno, sicuramente, all'ennesimo miracolo compositivo del genio Tolkki), ma non è nemmeno quello che i veri fan della musica si meritano. Dopo un'opener scontata e piatta come una sogliola, nonché primo singolo dell'album, si passa a "Soul Of The Vagabond": altra composizione trita e ritrita, soliti cori, soliti arrangiamenti, solito Kotipelto, (con quella voce da effemminato…. Ma dov'è finita la voce aggressiva che ha reso grande ed unica una musica quale l'Heavy Metal? Dov'è? DOV'È?!?!?). Kotipelto, appunto. Proprio quest'ultimo pare spingere le sue corde vocali oltre i suoi limiti. E, a lungo andare, la cosa rischia di diventare davvero fastidiosa. Ma non finisce qui. Procedendo con l'ascolto, purtroppo, le cose paiono non migliorare affatto, anzi. Unica canzone, forse, a mostrare segni di ripresa sembra essere "Papillon". Poi, di nuovo, il nulla, sino all'immancabile ballad di turno di casa Stratovarius: "A Drop In The Ocean". Un album da cestinare? Non direi: se siete amanti dei virtuosismi malmsteeniani alla Tolkki, se non riuscite a vivere senza il suono della doppia cassa suonata ad elicottero, se, insomma, siete cresciuti a pane e Stratovarius, allora comprate "Elements pt. 1" e prenotate pure la parte 2 visto che, a detta della band, sarà l'esatta fotocopia della prima. Se degli Stratovarius avete già qualcosa in scaffale ed avete apprezzato le influenze neoclassiche di "Dreamspace", i funambolismi di "Episode" e la bellezza di "Visions", un ascolto, prima dell'acquisto, è d'obbligo. Se, invece, amate la musica, quella con la "M" maiuscola, e se, soprattutto, i vostri soldi non vi fanno schifo, potete tranquillamente passare oltre e concentrarvi su qualcos'altro. VOTO: 4
Antonio Anatas
ELEMENTS Pt.2 (2003)
Ohh mio Dio, hanno ammazzato Kenny... brutti bastardi!!!!!
Cazzo c'entra? niente, lo so. Come non c'entra un cazzo 'sto disco uscito solo come
seconda parte di un altra merda dal titolo simile; seconda parte, poi, neanche si trattasse di
un concept (ed, in effetti, non lo è). Uscito, infine, sempre nello stesso anno.
Quindi: cazzo serve? Risposta: a fotterci i soldi. Perchè? Ebbè, allora, 'fa 'nculo!
Insomma, ragà! Veramente fate fatica a capirlo? Se avevate ascoltato Visions, basta.
Non andate oltre. Questa è pura riciclaggine, di altra merda riciclata a sua volta.
E' come se la merda si autorigenerasse, dopo essere stata scaricata nel cesso.... a me la cosa mette davvero
ribrezzo.Le stesse canzoni, uguali, con i soli testi diversi (e mica tanto, pure), stesse
melodie, stessi ritornelli, stesso Kotipelto gay, stesso Tolkki ormai non più Timo ma, purtroppo,
sempre più Malmsteen... io capisco che sia un ottimo chitarrista, ma, Gesù mio, dimmelo tu, io non i
arrivo, 'sto cristiano, di suo, che cazzo sa fare? Oppure p un semplice fannullone, cicccione, obeso,
panzone, capace solo di copiare prima Malmsteen e poi se stesso, ad ogni puntata?
A furia di non fare un cazzo, sempre disteso sugli allorai, vedi caro Timo, che, prima
o poi, pure tu diventi obeso e deforme nel culone, come il vaccone che sei?
Ed io, per punizione, ti schiaffo un bel.....
VOTO: 0.5
(Perchè IL MEZZO? La copertina, è davvero un'opera di grande stile! Cazzo ne capite voi di arte?)
Antonio Anatas
STRATOVARIUS (2005) L'ultimo album della band è veramente difficile da recensire, soprattutto per uno come me, che non ha una cultura Power Metal molto vasta.
Immediatamente ci si rende conto del nuovo sound della formazione finnica, diverso rispetto allo speed power degli anni passati. Molto più moderno, più rock del solito. Ho difficoltà a riconoscerli!!!
Siamo dinanzi a un Heavy Metal che di Power ha veramente poco. Già immagino le mazzate di Anatas, perchè stamattina (27/02/06) ha detto che quest'album gli è piaciuto, Si, è carino, ma niente di più.
Se la prima parte è molto rockeggiante, ascoltate Maniac Dance, Fight!!!, Just Carry On e Gypsy in Me, la seconda parte, da Zenith of Power in poi, riscopre la melodia dimenticata, accostando verso
quel power che ha reso la band celebre. Note negative? Ce ne sono. Non ci dimentichiamo che stiamo parlando degli Stratovarius, una band che gli strumenti li sa usare, non solo negli assoli, quindi non giustifico una certa semplicità tecnica con
la scusa della crisi. In fin dei conti, hanno un esperienza quasi ventennale, e canzoni quasi a quattro quarti, con pennellate di chitarra scandalose e testi davvero idioti, non possono stare in un album come questo, tanto atteso dai Fans. Un esempio? Ascoltate United. Una canzone più
brutta non la potevano fare. Se United è power metal, Cristina d'avena è Death Metal. Bhrrrr. Anche the Land of ice and snow, come ballad, è un pò troppo RPG e ninna nanna, fuori tono rispetto alla linea del CD. Per il resto, diciamo che in giro c'è di peggio, e che comunque dare un voto altissimo a quest'album è una pazzia.
Più che sufficiente. VOTO: 7
Paolo Grunja B