BioDiscografia curata da Antonio Anatas.


RHAPSODY OF FIRE


Forse e, molto probabilmente, il gruppo più amato/odiato e, per via di questo, anche il più conosciuto della scena heavy metal italiana, sia all'interno della nostra nazione, sia all'estero.

La domanda, allora, sorge spontantea. E, cioè: come mai, un gruppo italiano è riuscito a riscuotere un così tanto clamore anche fuori dalla scena nazionale? Beh, in verità, non è semre stato così per i nostri. Partiamo, però, dal principio e, cioè, da quando il loro monicker non era nè Rhapsody Of Fire, nè, tanto meno, Rhapsody ma, più semplicemente, Thundercross.

I Thundercross sono fondati dai triestini Luca Turilli ed Alessandro Staropoli, rispettivamente chitarrista e tastierista. Staropoli, nato nel 1970, è un tastierista molto influenzato dalla musica classica i cui assoli sono spesso basati sulla velocità. Nel 1994 i Thundercross rilasciano il loro primo EP demo Land of immortals, con il quale destano l'interesse dell'etichetta tedesca Limb Music Product & Publishing.

Sfortunatamente, però, i soli Staropoli e Turilli rimangono nella formazione e, allora, decidono di dar vita ad una nuova band.

Sotto l'egida della LMP il gruppo cambia nome in Rhapsody e l'anno seguente pubblica un nuovo EP demo Eternal Glory. Il gruppo riscuote gradimento e quindi, prima del debutto vero e proprio, rivede la formazione: il cambio più importante avviene dietro al microfono con il reclutamento di Fabio Lione, uno dei più talentuosi cantanti della scena italiana (già sentito all'opera nei Labyrinth con lo pseudonimo Joe Terry).

I Thundercross vengono notati però in primis dalla Lucretia Records, un'etichetta del nord Europa che farà registrare alla band i primi due album. Nel 1997 esordiscono col loro primo e vero disco, "Legendary Tales", il quale suonò come un campanellino d'allarme all'interno della scena power metal italiana ed europea.

L'album, infatti, conteneva ogni sorta di ben di Dio al suo interno, dal punto di vista del songwriting. Spaziava dal power, (quello più classico e speedy, di chiara matrice finlandese; quello tannto dedito ai guitar solos neoclassici; quello di scuola Stratovarius, tanto per intenderci), alla musica classica, ad inserti folk, a sonorità heavy. Insomma: tanta carne a cuocere. Ma, a quanto pare, la minestra venne su tanto bene che ampi furono i ocnsensi riscossi all'interno del gruppo. E, questo, non solo grazie al fatto di avere due talenti come i già citati Straropoli e Turilli ma, soprattutto, grazie a Fabio Lione, autentica ugola "pavarottiana" che mostrerà a tutti i suoi artigli ferruginosi solo in seguito. Infatti, in questo esordio, si limita a fare il cantante power metal, sparando acuti (com'è nei clichè del genere) ma mettendoci poco di suo. Sarà negli album successivi che, la sua ugola, arriverà a toccare le vette del cielo facendo invidia a non pochi. nasce, così, il "Symphonic Epic Power Metal" (un altro modo elegante per informarci che è nata un'altra, se non l'ennesima, band power). Ma, ad onore della verità, l'etichetta, 'sta volta, ben ci azzecca!

Inoltre, Se musicalmente le influenze arrivano dalla classica e in particolare da Vivaldi, Bach e Paganini, dal punto di vista dei testi l'ispirazione proviene dalla letteratura e dalla cinematografia fantasy e cavalleresca. Tutto però è reinterpretato dalla fervida immaginazione del chitarrista Luca Turilli che inventa una vera e propria saga, la Emerald Sword Saga, che farà da filo conduttore a tutti i dischi della band. Il tema portante della storia è, come già evidenziato, l'eterna lotta tra il bene e il male. "Il male può essere trovato ovunque - dice Turilli - ma non vincerà mai finché ci saranno abbastanza valorosi che lo combatteranno". La saga dell'"Emerald Sword", infatti, sarà portata avanti per ben quattro album consecutivi! Roba da non crederci....

LEGENDARY TALES (1997) Album d'esordio per i Rhapsody, formazione tutta nostrana, dedita ad un "Symphonic Epic Power Metal". Definizione, quest'ultima per apparire molto più originali della concorrenza che, molto più semplicemente ed umilmente, si etichetta come "Power Metal Band". Vabbè, ad ognuno il suo,no? Questo disco, altro non è che l'inizio di una storia fantastica ed immaginaria, ambientata nel regno delle terre incantate, narrante le gensta di un prode cavaliere alla ricerca dell' "emeral Sword" per salvare il re, le lande e le montagen, dai soiti bastardi dragoni mangia uomini e sputa fiamme. Ora, a prescindere che, a me, Grisù è sempre stato simpatico, ciò che sta davvero sulle palle è la mancanza di stile da parte di una band che, non è srota mica 30 anni fa, quando queste cose "potevano" piacere (perchè, nuove ed inedite). No. L'album vede i natali nel 1997, periodo molto floreo per il power tutto. Inoltre, etichettarsi come la nuova speranza del metal..... fa davvero scendere i latte alle ginocchia. Comunque, latte e ricotta a parte, tralasciando la pacchianeria e tutte le puttanate scritte nei testi, l'album, pur non brillando di orignialità nelle liriche, si illumina nella composizione musicale. E' bello. Basta. Stop.
Con l'unico problema che non ti prende subito, al primo ascolto. E questoi, a mio modo di vedere le cose, sono i dischi migliori. Qeulli che, quando li riascolti, dici "cazzo! M'era sfuggito 'sto particolare!".
Il power metal dei Rhapsody, si illumina di luce propria nel momento in cui si odono sprazzi di musica classica ed orchestrazioni che fungono da accompagnamento al disco e alle songs tutte; flauti, archi,, violini... insomm, c'è davvero tutto quello che paicerebbe ad un amante della musica classica, con una bella miscela metallara, in primo piano. Luca Turilli è davvero ispiratissimo negli assoli e nei riffoni di chitarra; Fabio Lione, invece, non ancora sulle tonalità pavarotiane, ci offre una discreta prestazione canora. Batteria, al solito, ad elicottero e basso che ci va dietro tranquilamente. Il disco non è perfetto e presenta alcune cadute di stile (la ballata "Forest of Unicorns" è qualcosa di disgustoso, ma originale...). L'intro in latino, è davvero bello , in tutto e per tutto. Insomma, per essere un debutto, possiamo promuoverli, che ne dite? VOTO: 7.0

Ma, se già "Legendary Tales" poteva essere annoveraato come uno fra i più bei dischi power metal, il vero botto commerciale della band si ebbe col successivo (tanto contesto, purtroppo) secondo lavoro da studio, ovvero il colossale "Symphony of Enchanted Lands", album nel quale la saga dell'emerald Sword continua (saga alla quale vi è dedicata propio la canzone omonima, uno dei cavalli di battaglia della band).

il disco è pieno di songs che, nel orso degli anni, resteranno sempre tra le favorite all'interno della formazione destinate a diventare i loro cavalli di battaglia. E, mi riferisco, alla già citata "Emerald Sword", "Eternal Glory", e "Wisdom of the King", essendo pregne del "Rhapsody sound" per eccellenza: velocità, epicità, melodie (molto ruffiane) , tecnica e orchestrazioni a volontà. L'album ancora oggi, è ricordato tra i più belli all'interno dell'intera disografia della band e, secondo il mio modestissimo parere, assieme al suo precursore "Legendary Tales" rappresentano i due picchi compositivi, apici a pien splendore.

Apici che, nei lavori successivi, seppur validi (tranne un paio, forse) non saranno mai più raggiunti.

E, questo, per una serie di motivi. Il primo è stato quello di fossilizzarsi su un sound che, oramai, stava prendendo troppa piega tra il pubblico. E non mi riferisco solo ai fans della band ma, in generale, a tutti i fanatici del power, e non solo (essendo riusciti nell'ardua impresa di catturare l'atetnzione anche tra i thrasher, deathster e sottosctitto compreso). La "Rhapsody Mania" esplose e, un'infinità di bands clonatrici iniziarono a sorgere come funghi, in Itali, in Europa e nel resto del mondo.

Si sa: l'inflazione, quand'è troppa, non porta a nulla di buono. Anzi, a dirla tutta: fa schifo. E, questo, lo si scoprirà a spese di tutte le bands che hanno invano tentato di emulare le gesta della nostra band triestina.

SYMPHONY OF ENCHANTED LANDS (1998) Dopo un fenomenale debutto, i Rhapsody ritornano e, questa volta, decidono di fare le cose in grande! Innanzitutto, il posto vacante di bassista viene colmato da Alessandro Lotta ed i nostri, ora, possono contare su un budget più ampio rispetto al passato. L'album si apre con la classica intro cantata in latino che, poco dopo un minuto, spalanca le porte a "Emerald Sword", song che ha il suo punto di forza nell'ottimo refrain, davvero irresistibile. Si prosegue con le altre canzoni, ed ecco qui le prime novità. Le parti orchestrali trovano molto più spazio rispetto al lavoro precedente. Violini e fiati si danno il cambio, supportati da un Luca Turilli che, questa volta, decide di trascurare i funambolismi per concentrarsi maggiormente su melodie più lineari. A dominare, come sempre, è la splendida performance di Fabio Lione, una delle voci più belle del panorama italiano (capito Mr. Tiziano Ferro's & Co.?). Brillano intensamente "Wings Of Destiny", una struggente ballad che mette i brividi, e la title track, favolosa, nella quale si amalgamo, lungo i suoi tredici minuti, atmosfere epiche ai cori e alle parti narrate, violino e voci barocche. Un album bello, anzi, bellissimo, uscito in un momento in cui il mercato power metal inizia ad inflazionarsi, all'interno del quale un piccolo barlume, con la sua luce, sembra riportarne in vita la speranza. Rhapsody: do it better! VOTO: 9,5

Polemiche a parte, adesso, i Rhapsody avevano ancora un'opera da completare.

La loro saga non era finita e, come loro sostennero in più di un'intervista, mancavano all'appello ancora due album e, poi, is the end.

"Dawn Of Victory" esce nel 2000. Ennesimo botto che, però, finì subito così come subito esplose. Questo, perchè, il disco, questa volta, presenta una certa fiacchezza compositiva, un piattume nel songwriting che non riesce a distaccarsi da una virgola da quello precedente (per la serie "Battiamo il ferro finchè è caldo...").. La risposta tra il pubblico fu pittosto freddina, così come i riscontri tra la critica (anche se, alcuni, definirono il disco molto bello con tutte le solite leccate di turno. Ma, secondo me, è il peggiore all'interno della loro meravigliosa discografia).

DAWN OF VICTORY (2000) Se il primo disco mi aveva incantato ed il secondo esaltato, il terzo mi ha schifato. Per una serie di ragioni. Primo: è una copia in carta carbone dei due dischi precedenti; Seconda: le melodie puffose sono scomparse e ciò rende l'ascolto molto più ostico rispetto ai precedenti album; Terzo: le canzoni iniziano a somigliarsi tutte; Quarto: l'intro in latino, m'ha scasasto i coglioni; Quinti: m'hanno scassato i coglioni pure le liriche. Ora, a parte la riproduzione e la cover del disco, nonchè, il libretto, in questo platter, non si salva veramente nient'altro. Una paranoia mortale, dall'inizio alla fine. al massimo un paio di song un po' più sulle righe rispetto alle altre. Ma per il resto, è da incenerire. VOTO: 3.0

Ma, anche segnando un passo indietro in termini compositivi, "Dawn of Victory", prima di vedere la luce, fu accompagnato da svariati tour all'interno dell'Europa.

La band, infatti, andò in tour in compagnia degli Stratovarius (con buona parte dei detrattori della stessa band). Grazie a questa esperienza il suono si arroventa, vengono messe in risalto le chitarre, pur non rinnegando nulla del passato e le Algarlord Choricles rappresentarono, così, il terzo capitolo della loro saga, "Dawn of victory", appunto.

Guardando in avanti, i Rhapsody nel 2001 pubblicano il mini "Rain of the Thousand Flames", forse uno dei più aggressivi realizzati dalla band. Purtroppo le canzoni, anche in questo episodio, si somigliano quasi tutte....

Nel 2002 vede la luce "Power Of The Dragonflame" con una della copertine più belle della storia del metal epico-fantasy. L'album, pur rappresentando un netto passo in avanti rispetto a quell'amenità di "Dawn of...", si concede il lusso, troppo spesso e volentieri, di autoplagiare il sound dei dischi precedenti e più fortunati. Sembra quasi che i Rhapsody se ne fottano delle critiche rimossegli ma, in verità, a loro e a tutti sta bene proprio così, grazie al paraocchismo che regna sovrano tra i fans. Gli unici elementi nuovi in ambito del songwriting iniziano ad essere alcune canzoni cantate in italiano, laddove, il nostro fabio Lione si supera sfoderando una prestazione da simil-tenore ("Lamento Eroico", pur avendo, forse, il testo più stupido della storia della musica, concede a Lione il suo momenti di grazia per eccelso).

POWER OF THE DRAGONFLAME (2002) Non si fa, no, veramente, non si fa! Ancora l'ennesimo copia-incolla, autoplagio, atuoriciclaggio, autoclonaggio. Du palle! Di questo disco, mi ha colpito la copertina e il libretto. La produzione, oramai iperlaccata in oro e platino, suggella un lavoro ottimo, perfetto. Dio mi fulmini se non è vero. Purtroppo è sempre la stessa cosa, trita e ritrita. Uff... Luca Turili! Che cazzo di fine avete fatto tu e la tua dannata chitarra!!!!!! Più stiamo e più diventiamo la cover band ufficiale dei tre tenori! Anzi, tra un pò, se volete, organizzo un bel concerto al Teatro Petruzzelli di Bari, così vedete che compagnia vi porto. Tutti in giacca e cravatta ad unrlare "Power of The Dragonflame"! Sfogo iniziale..... trattengo l'ira, solo perchè siamo giusto qualche step più in su, rispetto alla bruttura proposta in precedenza, quel Dawn of Vicotry che m'aveva messo la pelle d'oca, tanto era cagoso. Qui, in realtà, ritornano le melodie (bella la title track e magnifica "Steelgods of...." che strizza l'occhio alla soundtrack di Braveheart).
Ah, quasi mi sfuggiva. E' presente una ballad cantata completamente in italiano ("Lamento Eroico", titolo davvero originale, cacchio!), dal testo, praticamente idiota e patetico all'inverosimile, ma dal cantato di fabio Lione, oramai, teso ad emulare Luciano Pavarotti in tutto e per tutto!!! Per il resto, un album di musica classica a tratti metal. Credo che, oramai, l'impronta dei Rhapsody, stia diventando chiara a tutti. Se si era partiti come power metal band, con accompagnament orchestrati, adesso, è l'orchestra che è accompagnata dalle chitarre e dalla batteria. Vabbè, a loro piace così. Comuqneue, e fortunatamente, soprattutto, questo disco conculde la schifosa rtama dell'Emeral Sword Saga (Dio ti ringrazio!). Quindi, se state svenendo perchè eravate intrepidamente attendenti del gran finale, comprate il disco e buon divertimento. Se invece vi siete già scassati abbondantemente i maroni dei Rhapsody e della loro proposta, beh, vorrà dire che ne guadagnerà il vostro maialino salvadanaio.....
VOTO: 6.5

Dopo l'ennesima fatica in studio, la band decide di pubblicare un bel..... BEST OF! Si, avete capito bene. Una di quelle cose che mi stanno sui genitali. La raccolta in questione non merita neppure di essere annoverata all'interno della discografia, essendo, praticamente e pateticamente, inutile e fine a se stessa, racchiudendo le canzoni migliori della band che vanno a deturpare il concept di fondo realizzato lungo il corso dei loro quattro dischi in studio. Uno scempio, un furto gratuito e una stupidità che farebbe l'invidia a quella di homer Simpson. L'unica cosa decente edl disco è la copertina (come al solito), nonchè l'edizione limitata, davvero ben fatta e confezionata, un grande specchio per le allodole.

TALES FROM THE EMERALD SWORD SAGA (2004) Terminata la saga dell'"Emerald Sword" che tanto ci ha appassionato (seh, come no) per ben quattro (!) album, i Rhapsody decidono di andare in ferie. Ebbèh, credo proprio che se lo siano meritato, non trovate? E, inoltre, dopo aver venduto centinaia di migliaia di copie in tutto il mondo ed aver fatto razzia di fans ovunque, i Rhpsody decidono che "casualmente" sia arrivato il momneto di pubblicare un best of della loro carriera. A dir la verità, le cose non stanno proprio così. Infatti, il casualmente ci sta tutto, è vero. Ma, a dire il vero, è stata la Limb (ex etichetta della band) a stender loro le scarpe al sole e, per far ancora quattrini sfruttando indegnamente il nome della band, pubblica il suddetto best of in ben DUE (!!) versioni: una normale e l'altra limitata, tutta fichetta e cartonata. Allora... a parte la copertina, davvero stupenda, questo disco non serve praticamente ad un cazzo se non a chi non ha mai sentito nominare la band di Turilli e soci e, non sapendo che pesci pigliare, avvicinandosi alla raccolta suddetta può, in un modo o nell'altro, farsi un'idea della loro musica e rendersi conto se e come spenderci vicino i soldi. A parte qualche episodio diverso (la versione più sinfonica di "Rage of the Winter" ed un remix di "Land of Immortal", reso più potente dalla versione orchestrale) o, ancora, un paio di versioni Edit (è il caso di “Holy Thunderforce” e “Ridings the Winds of Eternity”), ribadisco la mia opinione di cui sopra: non serve ad una mazza 'sto coso. Se non come stupendo sottobicchiere, davvero arino e dal gusto alquanto medioevale-barocco. Ai fans sconsiglio l'acquisto per diverse ragioni: in primis il prezzo, come sempre proibitivo alle comuni tasche. In secundis l'inutilità del cd in quanto racchiude una maniata di songs per album, andando a deturpare il concept di fondo che accompagnava i dischi. E, concludo, non basta l'inserimento di un videoclip all'interno della raccolta per renderla interessante e degna dei soldi spesici vicino; soldi che, come ribadisco, non vale lei e quasi tutta la stragrande maggiornza dei best of in circolazione. Orsù dunque, per carità: alla larga....
VOTO: S.V.

Bestemmi a parte, concentriamoci sul futuro. Infatti, i Rhapsody, adesso, a ssaga conclusa, dovevano pur dare qualcosa al pubblico. C'era chi temeva il peggio (come moi) e chi, invece, era più speranzoso, sperando in un songwriting rinnovato. Nel 2004 esce "Symphony of Enchanted Lands II: The Dark Secret", il seguito di uno dei loro maggiori successi. Nuovo disco nuova saga: la Dark Secret Saga. La band cambia etichetta, passando sotto l'ala protettrice della Magic Circle Music (di proprietà di Joey DeMaio, leader del gruppo heavy metal Manowar) e riesce finalmente ad incidere un disco con l'ausilio di un'intera orchestra (la Bohuslav Martinu Philharmonic Orchestra) e di un coro di oltre quaranta elementi (il Brno Academy Choir).

Probabilmente per la mole di strumenti e musicisti impiegati i Rhapsody scelgono di specificare la loro proposta musicale come "Film Score Metal" (un'altra definizione autoreferenziale che non costituisce un genere specifico). In questo disco appare inoltre in veste di narratore l'attore inglese Christopher Lee, noto, tra le altre cose, per le sue intepretazioni nei classici film horror (Dracula, La Mummia,...) e nella pluripremiata trilogia fantasy Il Signore degli Anelli e negli episodi I, II e III della saga Star Wars.

Secondo me, l'album non si discosta ancora una volta dagli album precedenti e, pur risultando godibile e carino, mostra i limiti della band. Band che, oramai, si è pienamente adagiata sugli allori.

SYMPHONY OF ENCHANTED LANDS VOL. 2 (2004)* Accennai i Rhapsody nella recensione dei Thy Majestie, affermando che la band palermitana ha tutte le carte in regola per poter far crollare la supremazia della Band di Turilli, Lione e compagni. Ascoltando l'ultimo lavoro dei Rhapsody (premetto: è il primo album dei Rhapsody che ascolto) immediatamente mi torna in mente un lavoro di una band totalmente diversa. I Cradle of Filth, quando pubblicarono Cruelty and the Beast. Perchè. Perchè entrambi gli album soffrono dello stesso difetto. Come catalogare questo lavoro della band italiana? Epic Power Metal? Ma dai!!! Se lnon si discute sulla componente Epic Power,rafforzata dalla storia alla base del lavoro e dalla voce narrante di Christopher Lee (potevano evitare: io pago dindini per ascoltare metal, non per stare dietro al vecchietto, se voglio ascoltare un anziano vado in un centro anziano a giocare a bocce). Fanno atmosfera alla Tolkien maniera, forse in maniera troppo esagerata. E' questo il punto: e il metal? Orchestra, flauti, trombe, dragoni, cornamuse, ma il metal? Boh. A prescindere dagli assoli, sensazionali e mistici, e dalla batteria: doppia cassa a terremoto, le chitarre sono messe totalmente in secondo piano, sound elettronico a bizzeffe. Secondo me, si sono un pò montati la testa. Ecco che entrano in gioco i Thy Majestie. Almeno loro un equilibrio fra atmosfera medioevale e Metal l'hanno raggiunto, con Jeanne d'Arc. I Rhapsody no. A questo punto, potete invitare anche Pavarotti e Gollum, già che state. Unico accenno di pesantezza (ma non fatevi seghe mentali) si ha con Sacred Power of Raging Winds e con Shadows of Death. Molto bella la ballad The magic of the wizards' dreams, migliorabile invece la seconda, Guardiani, che ricorda le menestrellate di Branduardi. Un pò deluso, un pò scornato, un pò deliziato, sono rimasto. VOTO: 6.5

* rece di Paolo Grunja B



Nel 2005 esce il secondo singolo estratto dall'ultimo album: "The Magic of the Wizard's Dream". In questo singolo compare nuovamente Lee ma stavolta come interprete, insieme a Lione, del brano che da il titolo all'opera. Brano che per l'occasione viene registrato in quattro lingue diverse: inglese (feat. C. Lee), tedesca, francese e ovviamente italiana. Sul singolo sono anche presenti la versione originale, la versione orchestrale e due nuove tracce: "Autumn Twilight" e "Lo Specchio d'Argento".

A gennaio 2006 esce il primo album live dei Rhapsody. Il disco contiene l'intero show registrato il 13 giugno 2005 in Quebec (Canada), durante una delle date in cui la band ha suonato a supporto dei Manowar durante il 'Demons, Dragons and Warriors World Tour'.

LIVE IN CANADA (2006) Registrato durante un concerto di supporto ai Manowar, questo live è davvero ben fatto. La prestazione della band è ineccepibile e, soprattutto, le chitarre (grazie Dio!!!) non vengon coperte come in studio, diventando, in molte occasioni, le vere protagoniste ed essendo molto più aggressive (si ascolti, a titolo di mero esempio, "Wisdom of the Kings", laddove, nella versione originale, la chitarra ce l'eravamo completamente dimenticata). Ottima anche la lunghissima suite "Erian's Mystical Rhymes", nella quale, i musicisti, si cimentano in una serie di prve da sforzo, concedendosi i loro momenti di gloria (il batterista con un grande assolo, non formidabile, ma, nel complesso godibile; il bassita fa danzare il suo basso come non mai e Turilli, infine, ci regala un gran bell'assolo di chitarra). In "Unholy Warcy", invece, Lione si concede una serei di vocalizzi rendendo più cattiva la song, rispetto a quanto fatto in studio mentre, il suo vero apice lo raggiunge in "Lamento Eroico" con un'esecuzione pavarottiana ai limiti dell'estensione lirica umana! Ineccepibile. Conclude l'album "Emerald Sword", da sempre uno dei cavalli di battaglia dei Rhapsody, e l'inutile "Gran Finale", una sottospecie di standig ovatione, nella quale è il pubblico il vero protagonista, cantando assieme a Lione.
Nel complesso, quindi, ci troviamo di fronte ad un ottimo live album, ben prodotto, suonato e cantato, nel quale il pubblico si sente e non viene rilegato in secondo ruolo; nel quale, al contempo, il mixaggio risulta essere fatto coi fiocchi. Ora, non so dirvi se vi siano stati ritocchi in studio (forse un pochino....), ma in fin dei conti, il risultato rimane, comunque, ottimo.
VOTO: 8.5

Nel Luglio del 2006 la band, per problemi di copyright, secondo indiscrezione con un gruppo rap Americano, è costretta a cambiare nome da Rhapsody a Rhapsody Of Fire. Come anticipato in un'intervista del giugno 2006 il 25 settembre esce il nuovo album "Triumph or Agony", che non presenta elementi di innovazione ma che consolida il gruppo verso un orientamento film-score.

TRIUMPH OR AGONY (2006) Giusto: trionfo o agonia per l'ascoltatore? Di solito, vale il mio proverbio: bella copertina, buon album. Così è stato. non per uscire fuori dal seminato ma, oramai, i Rhapsodhy (ai quali oggi piace cambiare nome per problemidietichetta e cazzate legali) con l'heavy (quando mai) e power 8qui, forse un poco) ci stanno prendendo sempre pi le distanze. Però, è innegabile che, seppur sentendo parlare dell'ennesima saga scassacazi di dragoni & spadoni, la musica sembra essere tornata ai livelli del loro album d'esoridio, vantando una produzione checol budget odierno, possono osare. Non ci sono ritonrelli da canticchiare sotto la doccia (no refrain gay, chiaro?), però, il idsco, scorre. Fabio Lione è sempre mitico, impreziositosi dell'ugola pavarotiana, sfodera una prestazione niente male. Le canzoni sono molto heavy-power melodiche, laddove (finalmente, Cristo!) le chitarre assumono il ruolo che le competono, la batteria (rigorosamente in chiave elicottero) rulla a manetta e le tastiere e le orchestrazioni fungono da accompagnamento. Quindi, la smettiamo, speriamo, perun po' on lo scassa-cazzo di sonorità (metal) infarcite di musica classica.
Bella la ballad italianissima "Il Canto del Vento", anche se un tantino straziante. E, stupenda "Son Of Pain2 dove sono udibili richiami alla Braveheart. io ho acquistato l'edizione limitata "ai soli fans italiani!!!!!!!!" (Uhhhhhhhhhhh!!!!!! IN CONFEZIONE CARTONATA, SCOMPONIBILE IN TRE PARTI, DAVVERO BELLA, PERò, CAXXO, nella quale sono presenti tre bonus tracks: "Defenders of Gaia", "A New Saga Begins" e "Son Of Pain" cantata in italiano. Punti deboli e forti: i forti li ho detti tutti: la produzione , le chitarre, momenti più gai, momenti più epici, ballate, eceter, ecceter. Insomma: disco dinamico. Momenti da dimenticare: la decima canzone "The Mystic Prophecy of the DemonKnight", ossia, una suite della bellezza di 16 minuti e mezzo 8si, avete letto bene), suddivisa in 5 sotto-track (così coe l'intro, rigorosamente in latino, du-palle, docet!, suddiviso in due sotto-track). Tuttavia, sta mazzata sulle palle a crudo, non è male, se non fosse per la voce di un cazzone (stile Gandalf de "il signore degli anelli") che deve commentare e parlare e rompere le palle all'ascoltatore. Inoltre, nella medesima, è udibile un grande Fabio incazzato che sfodera una prestazione alle soglie del "black" scream. Insomma: album sperimentale, sperimentativo, cappero vi pare e piace. Io dico: album Rhapsodyano (Of Fire-iano).
Ah, già..... bello il dragone (nascosto tra le tre parti scomponibili). VOTO: 8.0



POSTFAZIONE DI PAOLO GRUNJA B: Bella bio, complimentoni... sei dottore in powermetallogia.




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