BioDiscografia curata da Antonio Anatas.


PRETTY MAIDS


Formati attorno al carisma di Ken Hammer (chitarra) e Ronnie Atkins (voce), i Pretty Maids rappresentano un caso piuttosto particolare nel music business, essendo l’unica band Hard & Heavy proveniente dalla Danimarca, ad aver raggiunto livelli di popolarità realmente significativi (oltre a King Diamond sul versante più smaccatamente Heavy).

Il loro successo è legato, in parte, ad un album, ossia, “Future World” che li portò in Heavy rotation su MTV e in tour per ben tre settimane con mostri sacri del genere come i Deep Purple di Ian Gillian in Scandinavia.. Album che, a dire il vero, all’epoca della sua uscita (1987) attirò, a se, gli asti di fans e critica. Questo, a causa dell’utilizzo di synth e di tastiere nel sound, più rinnovato ed orientato verso lidi adiacenti l’AOR e il rock melodico.

Tuttavia, è bene precisare che, già il loro primo EP “Pretty Maids” (Bullet Record, 1983) procurò loro una notevole popolarità in Inghilterra. Tanto che, senza neppure un full lenght all’attivo si ritrovano a supportare i Black Sabbath. Il primo album, “Red Hot and Heavy” è dimora di brani storici tuttora riproposti dal vivo e rappresentò un discreto successo della band in Europa.

Tale exploit, permise ai ragazzi di raggiungere gli Stati Uniti per le registrazioni del fortunato successore (“Future world”) con un producer di razza, come Eddie Kramer (Kiss, Hendrix, ecc…).

Dopo “Future World”, fu la volta del “commercialissimo” disco “Jump The Gun” (con Ian Piece alla batteria Roger Glover ai desk di produzione) album che, pur mostrando ancora la band su ottimi standard qualitativi, si dimostra un po’ fiacco e piatto.

Negli anni novanta, nonostante il grunge ed il bando dell’hard rock più tradizionale dai canali mainstream, i Pretty Maids continuano a sfornare ottimi album sotto casa Massacre, come “Scream” e “Spooked”, transitando per il monumentale “Planet Panic” (2002), sino all’ultimo “Welcome to the Real World” (2006), tassello di una discografia tutta da riscoprire. Ben quattro lunghi anni separano “Planet Panic” da “Welcome to the Real World”.

Questo, a causa del fallimento della loro label, dai conseguenti contenziosi finanziari e non (costringendo la band a perdere molto tempo e, soprattutto, molto denaro), da beghe familiari e da seri problemi di salute, il tutto culminato nella dipartita del drummer Michael Fast, in sena alla band dal 1991.

La separazione, pare imputarsi al fatto che Michael aveva altre occupazioni oltre ai Pretty Maids; occupazioni alle quali, negli ultimi anni, pareva dedicare tempo sempre maggiore a scapito del suo apporto all’interno della band. Infine, se ci aggiungiamo anche lo scioglimento della “Rock On”, casa discografica della band, allora la frittata è fatta. Inevitabile fu prendere strade diverse.

Questo non ferma la band che arruola dietro le pelli l’abile Allan Tsichja (ex-Royal Hunt), conosciuto dagli stessi nel 2002 quando i Royal Hunt aprirono acune date per i Maids. Subito la band fu stupita dall’eccezionale talento del ragazzo e, il suo nome, oggi, è comparso al primo posto sulla lista dei candidati.

Oggi, i Pretty Maids, dopo il divorzio con la loro casa discografica, approdano in Italia presso la Frontiers Records, label, appunto, tutta italianissima e, anche se si temeva il peggio, i Pretty Maids sono tornati in pista con un ottimo album, che nella sua varietà sembra rappresentare un piacevole ritorno alle melodie e alle sonorità degli eighties.

PRETTY MAIDS E.P. (1983)

RED HOT AND HEAVY (1983) Inizia con questo disco (se si esclude il mini LP Omonino, del 1983) l'avventura dei danesi Pretty Maids, band che, come poche, riusciranno a mettere d'accordo i fan dei generi tra i più svariati, coniugando perfettamente, sounds provenienti da differenti matrici, tra le quali, quella dell'Hard rock angolosassone (Deep Purple), del metal classico e hard rock melodico. Il gruppo, spesso e volentieri, mai valorizzato e sempre sottovalutato, deve gran parte del suo merito al fenomenale talento del loro vocalist, Ronnie Atkins, capaca di modulare le proprie corde vocali in base alla "necessità canora": dall'incazzatura più sfrenata e "polmonare", ai toni melodici, tale da affascinare, immediatamente, l'ascoltatore; cantante che, tra l'altro, non ha mai goduto della presa in cosiderazione tra il grande pubblico. A dare inizio alle danze, ci pensa l'opener-intro "Fortuna Imperialix Mundi" dei Carmina Burana. Subito dopo, irrompe la bellissima & evergreen "Back To Back", ancora oggi, uno dei classici del genere (una delle mie canzoni preferite di Heavy Metal, tra l'altro) stracoverizzata da altri gruppi che, senza i PM, oggi, non sarebbero neppure esistiti (chi ha detto Hammerfall?). Altre fantastiche tracks si rivelano "Cold Killer", "Battle Of Pride" e, la stupenda, "Queen Of Dream". Una caratteristica dei Pretty Maids è sempre stata quella di strizzare, molto facilmente, l'occhio verso la melodia più diretta e commerciale, senza, però, mai scadere nel pacchiano (tranne, forse, in casi davvero rari ed isolabili come a loro stanti). Tuttavia, da buon album d'esordio, presenta i suoi difetti. In primis, l'orribile copertina: ma, dico io, davvero non si poteva scegliere una cappero di cover migliore? Comprate l'album e capirete... forse è per questo che vendettero poco: deve aver spaventato parecchia gente... Altri nei sono riscontrabili nel fatto che il lavoro non presenta una sua essenza propria (vabbè, siamo pur sempre all'inzio! Un pò di comprensione, minchia!), tentando, ora di emulare i Deep Purple, ora gli Europe (con l'uso, mai opprimente, delle tastiere), ora altri esponenti della NWOBHM. Ma, in fondo: chissenefrega! Io li promuovo, soprattutto per il gran finale concessoci, dalla splendida cover dei Thin Lizzy, "Little Darling", riproposta in chiave più metallara, eliminando il suono dei flauti e sostituendolo con quello della chitarra ritmica! Bravissimo tutto il gruppo (forever in my heart!!!!!), VOTO: 8

IN SANTA'S CLAWS E.P. (1987) Già la cover del disco è un biglietto da visita. il faccione un po' demente di Babbo Natale ci dice che, sarebbe meglio, non spenderci nemmeno un centesimo scannato vicino. Infatti, il disco, altro non è che un omaggio al Natale da parte della band che, tra una canzone live e l'altra (magistralmente eseguite) come "Red, Hot & Heavy", "Rock the House" e "Eye Of The Storm", tentano di conquistare il pubblico e di deliziarlo (in sede studio e non live) con songs come la title track o "A Merry Jingle", davvero spiritosa. Un paio di canzonette di Natale eseguite in chiave metallo e tre live-songs, null'altro. Se avete qualche euro che vi avanza in tasca, questo dischetto, oggi semi introvabile, può tornarvi utile, per riscaldare le vostre fredde giornate Natalizie. Agli altri, un consiglio: non ne vale la pena, poichè inutile. Se volete ascoltare la band dal vivo, allora, acquistate "Screamin' Live".
VOTO: S.V.

FUTURE WORLD (1987) Secondo album per la band più sottovalutata della Terra. Album che, all'epoca (siamo nel 1987) fece urlare allo scandalo molti fans e molte riviste del settore metallaro. Perchè? Beh, semplice: l'uso delle tastiere in primis e, in secundis, la sterzata verso un sound più di stampo AOR che metal.
Questo, fece in modo che moltissimo pubbilco iniziò a vomitare innanzi a certe "novità" non propriamente "tout court" con quello che era l'andazzo del gnere musicale stesso. In una parola: TRADIMENTO! I Pretty Maids si erano venduti, morte alla Cameriera Simpatica. Vaffanculo ai detrattori e ai paraocchisti, rispondo io. Questo perchè, se l'aor è presente in certi frangenti (ascoltare "Yellow Rain", decisamente fottuta ai "Kick Axe", o, ancora, la più smaccatamente AOR-eggiante "Love Games"), è altrettanto vero che, canzoni come la title-track o "Loud 'N' Proud", suonano molto più metal rispettao ad altre songs di certe bands pseudo-heavy e mooooolto più power. Quindi, il mio vaffanculo ci sta tutto.
Non preoccupatevi, però. Se non siete nè detrattori, nè fans sfegatati-paraocchisti, l'invito a recarsi a pigliarlo lassù ove i raggi del sol non s'espandono, non s'addice e nulla più. Se, invece, appartenete alla categoria suddetta, allora, vi consiglio un trapianto di fegato seguito da una visita all'oculista. Vedrete che, poi, apprezzerete. Ascolto consigliato.
VOTO: 8.0

JUMP THE GUN (1990) Questo album è il proseguio dell'album precedente. Ma, questa volta, in male. Questo, perchè, i Pretty Maids, dopo aver supportato i Black Sabbath grazie al successo riscontrato di "Future World", hanno ben pensato di dedicarsi ad un Hard Rock-Metal con coretti AOR, com'era d'uso all'epoca (siamo nel 1990, piena esplosione AOR). Sicchè ritennero doveroso dedicare anima e corpo a tale genere. L'album non è male. Ciò che fa veramente "male" è il suono delle chitarre, semi-impastato e mai metallaro al punto giusto. E' vero che canzoni del calibro di "Letal Heroes" o la title-track risollevano le sorti di un disco un po' piatto nel contesto totale. Ma è anche vero che, gli episodi più rockeggianti, come "Hang Tough" non possono passare inosservati, perchè davvero di ottima fattura.
Disco, questo "Jump the Gun" che, come avrete capito, soffre di alti e bassi, alternando episodi indimenticabili, altri più scialbi o "statici". Un plauso lo meritano le chitarre, degne di tale nome, specie negli assoli, sempre magistrali e, non ultima (anche se un po' fuori le righe, dato il contesto), la voce del singer Ronnie Atkins, sempre stupenda. un ascolto premeditato, non farebbe male.
VOTO: 6.5

SIN-DECADE (1992) Album di mestiere? Beh, pare proprio di si, visto i risultati non proprio apprezzabili dal pubblico (critici e fans della bands) dopo i, seppur validi, "Jump The Gun" e "Future World". Ergo: tentativo di ritrno alle radici metallare. Ma, si sa.... scrollarsi dalle spalle i bei coretti AOR e le melodie tipiche "made in Pretty Maids", non è cosa da poco. Sicchè, la band, se sin da subito ci delizia con un'opener dal tipico incipt heavy metal, ovvero, la bella "Running Out", subito dopo, con "Who Said Money" si sterza verso un hard rock di vecchio stampo (che non guasta mai!). Ancora, si prosegue, sempre verso la stessa strada, con la bella "Nightmare In The Neighbourhood", introdotta da un arpeggio che prosegue nelle strofe, per poi esplodere nella sua più totale cattiveria, nei refrains. Da lode sono i guitar solos degli axemen, sempre sopra le righe, così come la voce del mio singer preferito, mai gay, sempre masculino.Si prosegue sempre verso le vie dell'hard rock lungo le tracce del disco, per poi ritornare ad un bellissimo heavy metal coi controcoglioni, ovvero, nella magnifica "Raise Your Flag". Come avrete di certo capito, l'abum alterna pezzi tipicamente hard rock a pezzi metallari. Il chè, certo, finirà per non annoiare ami l'ascoltatore. Infine, per chi si fosse perso tra l'hard 'n heavy, ricordo a costoro che, i Prettu Maids, i vizi per le ballads non li hanno certo lasciati nel cassetto dei ricordi. Ed, in effetti, qui ce ne sono due: la prima, "Know It Ain't Easy", carina ma un po' scontata; la seconda, invece, "Pleas don't leave Me", stupenda e sognante all'inverosimile, grande pezzo che chiude un bell'album. Album che, almeno io, nonostante la pioggia di critiche piovuta in capo alla band all'epoca dell'uscita dello stesso (1992), straconsiglio di avere. VOTO: 8.0

STRIPPED (1993) Sinceramente, non capisco l'utilità di questo disco. Un album composto interamente da ballads di cu una "Please Don't Leave Me", rirposposta in chiave interamente acustica. non che le canzoni edite sian brutte, affatto. l'opener "If It Ain´t Gonna Change" è molto bella, così come la countryeggiante "39" o, ancora, "How Does It Feel". non mancano episodi più scialbi ed insignificanti, come "In The Minds Of The Young". Il che è inevitabile data la constatazione che, un disco composto da ben 10 ballads finisce, prima o poi (più prima che poi) per annoiare l'ascoltatore. Ora, cosa cazzo avessero in mente i Pretty Maids per dare alla luce 'na cosa simile, proprio io non lo so. Sta di fatto che, 'sto coso, fa parte, nel bene e nel male, della loro discografia e, invero, troverà utilità solo per il fan sfegatato (io) che ha deciso di avere proprio tutto della cameriera simpatica. Agli altri dico chiaramente di on avvicinarsi neppure alla lettera "S" della discografica dei Pretty Maids se non si è convinti (e, per "S" non intendo nè "Spooked", nè, tantomento "Scream".....). VOTO: S.V.

SCREAM (1994) Signore e Signori, eccovi uno degli album più belli che l'Heavy Metal abbia mai potuto regalarci, creato da una delle band tra le più (inguistamente ed inspiegabilmente) sottovalutate! L'album in questione è uscito nel 1994 per la Massacre in un periodo in cui l'Heavy Metal (ed il metal in generale) non se la passava proprio bene (e mi riferisco alle mega ciofeche partorite da Iron Maiden, Judas Priest e compagnia bella) e, già questo, dovrebbe far pensare, e parecchio anche. Ma, andiamo al dunque!....Dunque.... (spiritoso, vero?): l'album si apre con una "Rise" da far tremare le mura di casa!!!!! Tutto il gruppo da il massimo e si sente, specie nelle tracks seguenti, "Scream" (incazzatissima) e "Psycho Time Bomb Placet Earth" (da urlo!) o, ancora, la incasinatissima e velocissima "When It All Comes Down" posta in conclusione di un album magnifico! L'album segue i suoi alti e bassi, alternado capolavori del genere a canzoni meno dirette che fungono da riempimento, ma non per questo meno belle. L'album rasenterebbe la perfezione, se non fosse troppo eccedente nelle ballad, di cui, addirittura due di seguito l'una all'altra (e mi riferisco a "This Love" e "Walk Away")!!! Ma non importa, anzi! Ciò non incrina per niente l'album (ascoltate "Walk Away" o "Anytime Anywhere" e capirete). I Pretty Maids hanno semper avuto un orecchio particolare nel comporre le ballads, sbagliando quasi mai e tirandone fuori dei gioiellini stupendi dall'apple "commerciale" ma, comunque, fantastiche! A me hanno sempre messo i brividi! Degna di menzione, inoltre, è la superlativa prova offertaci dal singer RONNIE ATIKINS, una delle voce più belle mai sentite, non solo nel panorama metal e rock! Gente, questa si che è musica, musica con la "M" maisucola! I Pretty Maids rimarranno sempre uno dei miei gruppi preferiti (superiori a tanti altri più blasonati ed inutili) e, purtroppo, sempre uno dei gruppi tra i più ignorati, nonostante siano sulla scena da ben 23 anni! Perchè? Non lo so... sarà il terzo segreto di Fatima.... comunque io li promuovo! W I PRETTY MAIDS! VOTO: 9

SCREAMIN'LIVE (1995) Uscito nel 1995 per celebrare ben 11 anni di onorata carriera della cameriera simpatica, questo live è, quello che definirei. semplicemente una mazzata sui coglioni, nel senso più 2positivo" del termine. E, cazzo: me coglioni! Una bomba ad orologeria pura. I Pretty Maids, infatti, non si risparmiano ed offrono al loro pubblico tutte le chicche che hanno sfornato dall'epocale "Red, Hot and Hezvy", fino al monumentale "Scream". Ci sono tuttte, dalle conclusive "Back to Back" e "Red, Hot and Heavy", fino a "Scream" e "Rise", senza per questo disprezzare episodi come "Future World" o, ancora, le ballds che li hanno resi celebri e più accessibili al pubblico, come "Walk away" e la splendida "Please don't leave me". Doveroso aggiungere che, la band, non risparmia frecce ai suoi fendenti, strafacendosi più che mai ed offrendo uno spettacolo all'altezza del nome che porta. Andi canta divinamente e, tutto il resto del gruppo, non scende mai al dis totto delle righe. La produzione è di ottima caratura e il coinvolgimento del pubblico è agli apici (non come alcuni live dove si ha l'impressione che la band pensi ai cazzi suoi ed il pubblico è lì che si aspetta chissà cosa....). Concludo con un "perchè non averlo in discografia?". Appunto: perchè? No, non si può. Pardon: non si deve. Sapete, quindi, cosa fare, anche perchè, a quanto mi risulta, non esiste un best ufficiale della band e, questo disco, può essere un'ottima occasione per avvicinarsi alla band danese (per chi ancora non la conoscesse). VOTO: 9.5

SPOOKED (1997) Secondo album per i Pretty Maids presso la Massacre che, sembra, aver operato il "miracolo", nel senso di un incattivimento della band; incattivimento, peraltro, che non snatura il sound originale della band, ovvero, quello di un Heavy rock roccioso, d'impatto e, sempre, melodico. Che dire: sono poche le band che riescono a partorire album di così elevata caratura. L'album si apre con una intro (bella) che lascia spazio ad una rocciosa e veloce "Freakshow", forse una delle più belle canzoni dei Pretty Maids. Nelle altre canzoni la band non leva un secondo il piede dall'accelleratore, fino a giungere al break centrale, costituito, come al solito, da due splendide ballad, "Never to Late" e, soprattutte, "If I Can't Be Love", che dimostrano come un grande gruppo possa essere capaca di costruire, canzoni sia più dure che melodiche, senza mai. nè uscire dagli schemi, nè, tantomeno, "commercializzarsi". Io non aggiungo nient'altro, se non l'invito ad ascoltare questo disco (nonchè l'invito ai Pretty Maids a non infarcire troppo i loro lavori con delle ballads, anche in questo disco ben tre!), uno dei più belli nel suo genere. VOTO 8,5

CARPE DIEM (2000) 2000, Anno nuovo, disco nuovo, disco meraviglioso, sempre dei Pretty Maids, sempre per casa Massacre!!! L'inizio non può essere dei più promettenti con "Violent Tribe", veloce, nervosissima, e melodica, tutte qualità in perfetto equilibrio (Ehi Grunja... non dirmi che non conoscevi i PM.... dai.. non dirmelo..!!! ih,ih,ih,ih,ih... come sono bastardo!!!!). Le altre canzoni, come al solito, non sono da meno. Tutte belle. Allora, Anatas, non rompere le palle, chiaffaci un 10 e torna a studiare matematica finanziaria, che sono 7 anni ad Economia e Commercio e non vuoi darti 'na mossa a laurearti! E no! Non si può! Perchè? Per due ragioni: 1. il recensore sono io ed il voto lo decido io; 2. il fatto che, in quest'album, si inizi ad avvertire una certa "piattezza" nelle composizioni. Non che non siano all'altezza delle precedenti, anzi! In questo disco, ciò che abbonda è il mestiere, inteso nella maniera più positiva del termine. I Pretty Maids hanno inquadrato il loro "sound-tipo" e, onde non offendere il "fan-ascoltatore medio-tipo", hanno deciso di non rischiare, non più di tanto, almeno. Una nota al merito è, comunque, dovuta. Cioè, quella che, questo album, non sovr'abbondi di ballads, qui appena due, di cui, una, "Clay" merita sicuramente attenzione. Si, perchè solo i PM possono permettersi di rendere un brano come Clay, commerciale all'inverosimile, degno d'essere inserito in un disco Heavy Metal. Lavoro ben fatto, come al solito! VOTO: 8.5

ANYTHING WORTH DOING IS WORTH OVERDOING (2001) Ancora un grande colpo messo a segno dalla macchina hard'n heavy per antonomasia "Made in Danimarca", i Pretty Maids. Un gran bel lavoro checerca di ripercorrere le orme lasciate, in passato, da grandi capisaldi quali "Scream", "Spooked" e "Red Hot and Heavy". Infatti, il disco, pur suonando un heavy molto roccioso è, allo stesso tempo, dinamico e melodico. Qui, i controcazzi di fabbrica Pretty Maids, ci sono tutti ed in quantità industriale. L'opener, vale l'album. La title track è un ottimo connubbio di Hard rock e Heavy metal dei tempi doro; "Hell on high heels" è una superba ballad che strizza l'occhio al pop e che duetta con l'orchestrata "With These Eyes".
Ma le sorprese non finiscono qui. "Scent of my pain" e "Face me" sono cattivissime. Inutile dire che il vero direttore d'orchestra è, e rimarrà in eterno, il carismatico singer, Ronnie Atkins, dalla voce calda, melodica, rabbiosa e rocciosa, versatile all'inverosimile, nonchè, uno dei miei singer preferiti (se non IL). Ed è inutile, altrettanto, elogiare il resto della band, dalla sezione ritmica (sempre incantevole e precisa) agli axemen, mostri di talento inumano. Chiude in bellezza un album mounmentale la semi-pop"eggiante" ballad "loveshine", davvero bella e orecchiabile.
Un gran bel disco che farà la gioia di tutti, a prescindere se si fan della band o no. Compratelo e non ve ne pentirete.
VOTO: 9.0

PLANET PANIC (2002) Quando credevo che non avrei mai più sentito parlare dei Pretty Maids, la mia vita iniziò a perdersi nella tanto agognata selva oscura. Questo, per tanti motivi legati a quei cavilli legali e burocratici che hanno portato il gruppo ad osservare la soglia del precipizio fortunatamente, però, senza valicarla. Son tornati. con, forse, uno dei loro migliori lavori. Quei lavori che tanto mi avevano deliziato, come "Scream" e "Spooked". Album roccioso, questo "Planet Panic", che fonde, alla perfezione, Heavy Metal di stampo ottantiano con l'Hard Rock, sempre dei bei tempi che furono. A far da direttore d'orchestra è sempre lui, ronnie Atkins, grande ugola d'oro da sempre sottovalutato; la sezione ritmica è magnifica, specie in episodi quali "Brutal virtuality" (laddove è possibile ascoltare quel tocco di £moderno", dato dai synth), "Playing God" e "Worthless". Le canzoni sono costruite in maniera egregia, con stupedi episodi solisti che sanno regalre emozioni favolose. Atkins mette io brividi quando delizia palati e timpani metallari con "Enter Forevermore", una di quelle stupende ballds che solo i Pretty Mids possono scrivere, che fa coppia con "natural High". Questo gruppo meriterebbe gli altari dell'onore e gloria in eterno. Invece, deve accontentarsi di firmare carte e scartoffie varie per accontentare avvocati e compagnia bella. E pensare che gente come i Manowar riescono ancora a scrivere album, tutt uguali e tutti penosamente idioti, laddove esiste ancora gente che è disposta a fargli firmare contratti. Siamo alle solite, gente. Il mio consiglio, 'sta volta, non serve. Parlano le parole ed il voto. Credo che, ogni altra cosa, sarebbe superflua e, speriamo in bene per il futuro della band. Lunga vita alla cameriera simpatica! VOTO: 9.0

WELCOME TO THE REAL WORLD (2006) Dopo un periodo sabbatico dovuto a problemi interni e non solo, i Pretty Maids decidono che è venuto il momento di tornare a pestare ma, questa volta, meno duro rispetto a quanto fatto nel precedente "Planet Panic". Questo, però, non significa necessariamente snaturarsi dalle radici metallare, cazzo, no! In questo disco assistiamo ad un perfetto connubbio di quanto offertoci di più commerciale e melodico dalla band ai periodi di "Future World" (il cui richiamo ci viene offerto già dalla cover dell'album) e di più pesante, ovvero, ai momenti d'oro di "Scream". Infatti, l'opener "Wake up to the Real World" e la successiva "All in the name of Love" puntano tutto su i refrain, davvero irresisitibili. Questo, senza nulla togliere al resto delle songs, molto ben costruite nei riff e nei solos. Si prosegue con la ben più rocciosa ""I am the End" per poi far strada alla prima ballata del lotto, ossia "As Guilty as You Are". Così si prosegue, alternando episodi che richiamano la matrice più AOR-eggiante della band, a quelli che si rifanno al sound heavy metal. Per chi ha odiato le tastiere ed i synth, devo dire che, in WUTTRW, non ne troverà. E, amio modo di vedere le cose, questo è un bene, visto che, le tastiere in sovraabbondanza, m'avevano scassato i coglioni. La produzione è ben fatta, Andy canta come un dio e, pour finir, il neo battersita sembra davvero essersi perfettamtne integrato con il resto della band. Ancora, chi ha amato i Pretty Maids per le ballads, non rimarrà deluso dal disco, poichè, nel suddetto, ce ne sono tre delle quali, la prima poco incisiva mentre, le altre due ("Where Tru Beauty Lie" e, soprattutte, la conclusiva "Another shot of your Love") sono davvero carine ma non raggiungo, ahimè, i picchi delle loro predecessori. concluderei, infine, che questo disco, seppur perfettamten valido, è costruito sotto la formula "mestiere", denotando, forse, una certa pesantezza degli anni addosso alla nostra simpatica cameriera. Mesitere che, fortunatamente, non incide mai negativamente sulle composizioni. Il che è davvero una fortuna, non trovate? album per tutti, per i belli e per i brutti, speciamlemente per i fans. VOTO: 8.0

POSTFAZIONE DI PAOLO GRUNJA B: Sfaccim d' biografia! Da giornalisti musicali! Sono davvero stupito!

POSTPOSTFAZIONE DI PAOLO GRUNJA B: In risposta alla tua bastardaggine in Carpe Diem, una sola parola: FOTTITI!!!!




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