
KILLING IS MY BUSINESS... AND BUSINESS IS GOOD (1985)
Quando, nel 1983, uscì Kill'Em All, la scena metal si squartò nuovamente. Da un lato, i glamster più incalliti e gli appassionati della NWOBHM; dall'altro i nuovi, ossia, i thrasher, che, del metal, rappresentavano la nuova tendenza. Tendenza destinata, ad evolversi. E, come ogni "funzione logistica" che si rispetti, saturarizzarsi e, inevitabilmente, andare verso il suo declino. Almeno, finchè, il genere non tenterà di evolversi e di uscire dal letargo nel quale è entrato.
Comunque, "Killing…" rappresentò, assieme a Kill'em all, un altro fulmine a ciel sereno! I Megadeth facevano la loro comparsa nella scena della Bay Area, ancora "vergine" e poco contaminata..
Seppur penalizzato da una produzione ignobile (difatti Mustaine confesserà di aver ustilizzato più di metà del budget concessogli, per uso strettamente personale….), l'album presenta delle belle canzoni, davvero coinvolgenti, incazzatissime e trascinanti! L'opener, "Last Rites/Love to the Death", è, da sola, un ottimo biglietto da visita. Introdotta da un giro di pianoforte (che, a quei tempi, su un qualunque album metal, avrebbe fatto gridare allo scandalo), esplode con un urlo semi-satanico di Mustaine, per poi dipanarsi nella ferocia più inaudita.
La titletrack, anche lei, è furia cieca sparata all'ennesima potenza. Me è tutto l'album, in fin dei conti, a non discostarsi da quella che è la formula dei Megadeth: cattiveria, acidità, malvagità allo stato brado, furia spietata, volontà di far del male all'ascoltatore malcapitato di turno, annichilendogli il cervello e offuscandogli i sensi.
Sono però da annoverare dei limiti: innanzitutto, come già detto, la produzione…. pietosa. Infine, il songrwriting: le canzoni, alla lunga, tentano a somigliarsi un po' troppo, l'una con l'altra.. ma, siamo pur sempre all'esordio e, in fin dei conti, questa "superficialità" sarà, via, via, defezionata, con una struttura musicale sempre più tecnica e matura.
Ancora un paio di appuntini finali: il primo è inerente alla canzone "The Mechanix", ossia, la prima versione di "The four Horsemen" dei Metallica, "infilata" a forza di cose nel disco (e ti credo! Dopo il culo che s'era fatto, il povero dave haben voluto reclamare i diritti su questa song!); la seconda, invece, è a riguardo di un'altra canzone: "These Boots", NON presente su nessuna edizione di "Killing…", tranne che sulle prime copie (indovinate chi è che ne ha una….. ma IO, naturalmente! Iah, ah, ah, ah, ah, ah!!!!), poi eliminata in seguito a delle divergenze legali avutesi con un altro artista musicale, ovvero, Mr. Sinatra..
Ah, già… altra cosa: compratelo, ne vale la pena. VOTO: 6.5
PEACE SELLS, BUT WHO'S BUYING? (1986)
Vendesi pace… ma chi cavolo la compra? Ed io aggiungerei: ma dove cazzo sta, poi, 'sta pace! Mah… ed in effetti, questo, è il tema portante della titletrack, nonché, quello implicito all'interno delle canzoni di questo disco, il più bello, incazzato, tirato, maledettamente brutale e pesante (per quei tempi, tale ferocia era inaudita!) di tutta la discografia dei Megadeth, nonché, a mio parere, il loro lavoro migliore!
Le danze si aprono con un'arrabbiatissima "Wake Up Dead", canzone che fa davvero resuscitare i morti, nonché, opener davvero azzeccata! I riff ad incastro, sembrano dei macigni che ti pestano, in maniera ossessiva e lancinante; il basso di Dave II, invece, è qualcosa di magnifico che, quando introduce la titletrack, sai già che devi prepararti al peggio: una voce stridula ed acida ti da il benvenuto, in uno mondo di merda, schifoso e guerrafondaio, dove il maledetto Dio Danaro detta legge, dove i più poveri crepano senza un minimo di pietà, dove la mano dei potenti è pronta ad accaparrarsi tutto, anche le mutande di colui che ha solo queste addosso, per ripararsi dal freddo e dalle bombe che gli piovono addosso… I testi, quelli, hanno dell'incredibile! La maturazione, a livello di songwriting, a livello lirico… sembra un miracolo! Non stiamo più parlando di ragazzini brufolosi all'esordio. Qui siamo di fornte ad una vera e propria band di professionisti! E siamo solo al loro secondo album, cazzo! "Peace Sells", da sola, vale l'album, dove Mustaine, arrabbiato contro il mondo, sprizza ferocia e maledice tutti, mandando gli ipocriti di turno letteralmente a fa 'nculo! "Devil Island", invece, è un gioiello dal valore inestimabile che fa coppia vincente con un altro cavallo di battaglia dell'album, ossia, "Good Morning / Black Friday".
Finito qui? No, le tracce sono otto, una più bella dell'altra. Coppia vincente, sono "Bad Omen" e "My Last Words", posta in chiusura, atta a suggellare un lavoro che, definire "composto coi contro-stracazzi" è, a dir poco, riduttivo.
Degna di menzione è, la cover, "I ain't superstitious", riletta in chiave "rockeggiante & thrasheggiante" che, oltre a non stonare affatto con il resto delle canzoni, conferisce quel fascino "in più" all'album, già di per se fantastico. Album, la qual ferocia, non sarà mai più nemmeno lontanamente raggiunta dal gruppo, forse per scelta o forse perché, davvero ineguagliabile. Il voto? E c'è pure da chiederselo! VOTO: 10
SO FAR, SO GOOD.... SO WHAT? (1988)
Dopo il mega successone riscontrato da una pietra miliare del calibro di "Peace Sells…" e, a seguito del supermegatour di supporto a quest'ultimo, Mustaine decide di rimischiare le carte e rimanipolare un po' la sua band, variandone la struttura. In sostanza, senza pensarci su due volte, licenzia Cris Poland il quale, pur senza mai entusiasmarmi più i tanto, aveva fornito una prova superlativa nell'album precedente. Mah, vai a capire i metallari… poi, come se non bastasse, altra variazione alla bateria, con l'ingaggio di Chuck Behler. Risultato? Un album che non sa né di carne, né di pesce. Non che sia brutto (me pozzero ciecà!) ma, le canzoni, sanno di scontato, derivativo e già sentito. Tranne l'opener (una strumentale che è una favola!), "Mary Jane" e "In My Darkest Hour", le altre canzoni, tentano a ripetere i passi già tracciati dalle loro "antenate", risultando un pochino noiose. Per una band che aveva spaccato tutto nel giro di due album in soli due anni, un disco come questo è un insulto a loro stessi…. Vabbè, sapranno rifarsi (e credetemi).
Menzionerei la cover, davvero riuscita e divertente, dei Sex Pistols, ossia, la spudoratissima ipercoverizzata, nonché , abusatissima, da milioni di altri gruppi, "Anarchy in the U.K.".
Per il resto…. Siamo sulla sufficienza. VOTO: 6.0
Ora, era davvero logico che, dopo i riscontri "non del tutto" positivi come quelli avutisi con un mostro quale "Peace Sells…. But who's Buying?", Dave, non poteva starsene con le mani in mano, così, ad aspettare che la soluzione gli piovese dal cielo. Da qui, l'idea geniale di licenziare tutto d'un botto i neo-acquisti (ossia, chitarrista e batterista), ergo arruolarne degli altri. Il mitico, mostro sacro dello strumento a sei corde, Marty Friedman e l'iper tecnico Nick Menza, alla batteria. Il risultato sarà l'album sotto recensito, che esplose proprio in seguito a "…And Justice For all", quasi a voler dimostrare che loro, i Megadeth, non erano secondi a nessuno. E, quest'album, secondo il mio modestissimo parere è, accanto a "Peace Sells…", il loro lavoro meglio riuscito svoe, la velocità è odibile solo in alcuni episodi ma, nel quale, ciò che è lampante, è l'esplosione della tecnica, melodia e capacità di songwriting, tutte portate all'ennesima potenza, per uno dei dischi più belli del genere stesso, ossia, quel tecno-thrash metal melodico di cui, i Megadeth, ne sono gli alfieri.
È, inoltre, da annoverare il fatto che, il tormentone dei titoli dell'album coi puntini sospensivi, termina con Rust in Peace (e finalmente! M'ero davvero rotto i coglioni!), ma, non esultino gli ascoltatori! Infatti, i puntini bastardini sospensivini, ricompaiono nei titoli delle canzoni…. Beh, in fin dei conti, è pur sempre un passo in avanti…..
RUST IN PEACE (1990) Un disco che non ha alcun bisogno di commenti. Semplicemente epocale. Mustaine, non contento della prova fornita dalla precedente formazione che aveva dato alla luce "So Far, So Good….. So What!", la rimaneggia, ingaggiando dietro le pelli Nick Menza e, come secondo chitarrista, il portentoso Marty Friedman. Ed il risultato non poteva essere che dei migliori: il disco più tecnico e spumeggiante dei Megadeth. Non più cieco martellamento sonoro, ma suoni più meditati e melodie si fanno spazio fra la velocità, udibile solo a sprazzi (come in "Hangar 18" o nella stratosferica "Poison Was The Cure"). La voce di Mustaine migliora, diventando più tecnica ed espressiva. Ma è l'intera band a compiere il salto di qualità! Ellefson e Menza sfoderano una sezione ritmica precisa e tagliente (davvero ipnotica "Dawn Patrol", con quel suo incedere ossessivo!). Dal canto suo, il fantasioso Friedman, si esalta, inventando scale esotiche, come in "Holy Wars…. The Punishement Due", e partiture tecniche strepitose, che spiccano in "Lucretia", e in "Five Magics". Un masterpiece del Thrash, uscito in piena era di esplosione del genere, accanto ad altri mostri sacri, quali "Seasons In The Abyss"" degli Slayer e, non ultimo, "… And Justice For All" dei cugini Metallica. Da avere. VOTO: 10
COUNTDOWN TO EXTINCTION (1992)
Esattamente un anno dopo il Black Album, vede la luce CTE, licenziato sempre dalla Capitol. Ebbene, siamo alle solite. Il mondo dei fan si spacca a metà: da una parte i soliti, maledetti, ignoranti, chiusi mentali, detrattori, i quali sputeranno addosso ai Megadeth, accusandoli di essersi venduti, eccetera, eccetera, eccetera.
Dall'altra parte, c'è la gente con un minimo di cervello, la quale, non soffermandosi sulle intenzioni e/o sul merito della questione, preferisce ascoltare la musica e giudicare solo quest'ultima.
Per quel che mi riguarda, io, appartengo alla seconda schiera. Quando quest'album vide la luce, io l'acquistati a scatola chiusa. La prima cosa che notai fu che, sulla cover del disco, per la prima volta, non appariva la "mascotte" dei Megadeth, ossia, il simpatico "teschio con la museruola" che, sin dal primo album, era stato presente sulle copertine.
Comunque, tanto per mettere l'anima in pace, il simpatico teschio, appariva dietro, intento a giocare con un pallottoliere, le cui palline, altro non sono che "altri piccoli teschini"!! per il resto, la copertina, faceva abbastanza pietà… Vabbè, direte voi, chissenefrega della copertina! Avete ragione… il fatto è che, già da quella si intuisce che, qualcosa, nella formula dei Megadeth, sta cambiando. In effetti, ci se ne accorge sin da subito, una volta inserito il CD nel lettore e premuto "play".
L'opener, "Skin O' My Theeth", da sola, dice già tutto. Avete presente "Enter Sandman". Beh, siamo lì. Riff dal sapore tipicamente hard rock, canzone strutturata interamente su quell'unico riff, voce di Dave molto più rockeggiante (non che Dave abbia mai avuto una gran voce, anzi! A me jha fatto sempre cacare!), song strutturata più sulla ricerca della melodia facile ed orecchiabile che sulla matrice di struttura musica. Insomma: addiothrash metal, benvenuto metal-rock.
E le altre canzoni non si discostano un millimetro da questa, tranne, forse, la title track, dall'apple tetro e lugubre, molto oscura, sia nei testi che nell'intera cadenza musicale (Dio mio, mette davvero i brividi!).
Tuttavia, mi perdoneranno i signori detrattori, l'album è davvero molto bello, seppur strutturato in modo più semplice (o semplicistico, che dir si voglia). Le canzoni sono tutte molto buone, di presa diretta e trascinanti. Non più thrash, ma del tipo "ficca nello stereo dell'auto e vai on the road!". Marty Friedman e Nick Menza, non si esalteranno più, né ora, né mai più. Dave Ellefson, invece, da ancora prova della sua grande maestria al basso (specie nella titletrack, dove pare davvero che stiano suonando i rintocchi delle nostre ultime ore…. Ddddhhhh…..).
Ora: se siete di quelli che hanno confezionato l'assioma che, i Megadeth, sono morti a Rust in Peace, allora, potete pure andarvene al diavolo e andarvi a comprare l'ultima cacata thrash metal, di uno dei miliardi di gruppi thrash, o pseudo tali, che non fanno altro che gonfiarci i ciglioni di come sia fico suonare thrash e che, di thrash, non sanno un beneamato cazzo ma che, anzi, devono ai Megadeth più di quanto non immaginino lontanamente! Per quel che mi riguarda, il thrash metal, quello vero, quello coi controcoglioni sotto, è defunto all'inizio degli anni novanta; il resto, quello sfornato adesso, anche dai signori più blasonati del genere (ossia, Kreator, e compagnia), può andare benissimo a far compagnia ai topi nelle fogne. Non parliamo, poi, di quel thrash post-moderno o cazzate varie che, i gruppi di ora si inventano e/o reinvestano… che andassero a lavare i cessi nei diurni, almeno si guadagnerebbero il pane in maniera più decorosa, piuttosto che clonare (e autoclonarsi) un sound che non ha più nulla, né da dire, né, tanto meno, da dimostrare al resto del mondo.
Se, invece, amate la musica e ve ne fotte di chi l'abbia composta, del perché, del percome e perquando, allora, i vostri soldi saranno spesi più che bene ed i vostri sensi più che appagati. Buona giornata ed arrivederci a tutti..
VOTO: 8.0
YOUTHANASIA (2002)
Dopo i riscontri più che positivi ottenuti da "Countdown to Extinction", Dave Mustaine, si prende un periodo sabbatico. E, devo dire, che deve avergli giovato davvero. Infatti, pur non essendo thrash, o heavy o che cazzo possa mai essere (ormai, nel thrash, i Megadeth, non devono dimostrare più nulla a nessuno, sia chiaro!), Youthanasia è, semplicemente, un disco di metal melodico, suonato egregiamente, da musicisti professionisti, che racchiude 12 canzoni una più bella e magistrale dell'altra. Ora, il discorso fatto in precedenza per "Countdown…." Vale anche per questo disco.
A me è piaciuto, piace e paicerà sempre e lor itengo superiore a qualsiasi altra immondizia moderna.
Le canzoni, sono tutte favolose, ad iniziare. Le prime tre tracce sono micidiali ed è proprio in queste che si odno le ultime reminescenze thrash della band. La quarta, invece, ti spiazza: arriva la prima vera ballad mai composta dal gruppo. "A Tout le Monde", dall'originalissimo refrain (cantato in francese), è molto toccante ed è stupenda. Punto.
"The Killing road" è una canzone "assassina"; "Blood Of Heroes" "Family Tree", ripercorrono la scia della melodia, mai fine a se stessa, mai commerciale (cazzo vuol dire 'sto termine, poi!), mai noiosa e sempre bella, coinvolgente ed accattivante.
Chiude in bellezza "Victory", dal testo umoristico, dove la band "gioca" con i titoli delle precedenti canzoni, presenti sui vecchi album. Disco da avere. Punto (!… due punti! Ma si, fa vedere che abbondiamo"! Ah, nobile principe De Curtis, la "moseca", come amavi definirla tu, che fine mai farà? Chi mai più, in essa, rifugio o conforto troverà? Solo il tempo risponderci potrà…… Moh! Sono un poeta!).
VOTO: 9
HIDDEN TREASURES (1995)
Passa un anno e, reduci dal successo di Youthanasia, i Megadeth decidono di sfornare un album diverso dai precedenti. Non perché, con questi ultimi, non avessero stupito i loro fans ed il pubblico metal in generale.
Più semplicemente, 'sta volta, Mr. Mustaine si pone l'obiettivo di tributare alcuni artisti che hanno segnato la sua formazione musicale (come Alice Cooper e i Black Sabbath) nonché, addirittura, sfornare alcune songs che finiranno col diventare colonne sonore di alcuni films (tra cui, Super Mario Bros e Last Action Hero!!!), Ebbene, nonostante si senta lontano un miglio la puzza di "trovata commerciale", le canzoni sono tutte dannatamente riuscite!
Si parte con la cover del classico dei classici, ossia, "No More Mr. Nice Guy" di zio Alice Cooper, rivista in chiave heavy metal, con la voce di Dave più "maleducata e ruffiana" che mai. La cover è un mito e le altre canzoni seppur distaccandosi da tale sound "rock n' roll - heavy", non sono affatto da meno! Anzi, tranne la cover di "Paranoid" (per chi avesse vissuto sulla luna negli ultimi 25 anni, sto parlando dei Black Sabbath), le altre canzoni, ripercorrono la vecchia scia del thrash, come, ad esempio "99 Ways to Die" o "Angry Again" (soundtrack di "Last Action Hero" di Arnold Schwarzenegger). Che dire: l'album, lungo la sua durata, non annoia mai e sembra davvero di ascoltare i vecchi Megadeth! Consigliato ai collezionisti, ai fans della band e, in genere, ai veri appassionati di musica.
VOTO: 9
CRYPTIC WRITINGS (1997)
Acquistai, all'epoca, questo disco a scatola chiusa, questo perché speranzoso in un rinsavimento mentale di Mustaine e dei Megadeth in generale. Devo dire che, una volta inserito il CD nel lettore, l'opener "Trust", mi lasciò davvero di sasso! Cavolo! Una delle più belle canzoni mai scritte dai Megadeth, davvero tosta! Minchia
Andando avanti, tuttavia, ho dovuto ricredermi. Infatti, l'album, altro non è che un "rifacimento" del Black Album dei Metallica, versione più "commerciale" di quest'ultimo. In effetti, le canzoni, sono tutte studiate per far presa immediatamente sull'ascoltatore, con dei ritornelli che, a dir ruffiani, è ad essere davvero riduttivi; canzoni destinate a finire sulle radio a rotazione libera, portando un bel po' di soldini alla band. Comunque, se è vero che in "Almost Honest" assieme a "The Secret Place" si sente la puzza di commerciale lontano un miglio (in particolare, "The Secret Place" è la brutta copia di "Wherever I May Roam" dei Metallica), è anche vero che, tutte le canzoni, non sono poi così male e, in esse, è tristemente noto il nuovo corso oramai intrapreso dalla band, sempre più orientato verso i "soldi facili" e sempre meno thrash metal (anzi: sempre meno metal). L'album, comunque, non è malvagio e, canzoni come la già summenzionata "Trust" e, la bellissima, "She Wolf", sono dei classici. Infine, la canzone di chiusura "FFF" ("Fight For Freedom"), è un ibrido tra il vecchio sound thrash - heavy e il punk più incazzato.
Per i fan e per chi cerca qualcosa di alternativo al thrash. Gli altri, invece, farebbero meglio a spendere i loro soldi in medicine. VOTO: 8
RISK (1999)
……… Mai, altra recensione, si dimostrò più ardua di codesta……
Mi ricordo il giorno in cui, in quel bel dì un lontano 1999, anno in cui mi diplomai ed anno in cui mi immatricolai all'Università, acquistai Risk. La prima cosa che feci fu quella di vedermi il video contenuto all'interno del disco, ossia una videointervista nella quale, Mustaine e soci, ponevano in luce le loro intenzioni in merito alla nuovo svolta musicale della band, cercando di porre in chiaro quelle che erano le loro (buone) intenzioni.
Il titolo del disco, già da se, la dice lunga in merito: "Risk" è davvero un rischio. Era ormai chiaro che, i Megadeth, col thrash, avessero tagliato i ponti e che presto avrebbero fatto altrettanto col metal in generale, onde abbracciare una nuova "vocazione" musicale. Ma, signori miei, se questa debba essere intesa quale "nu - industrial rock, post giunge" che tanto andava in voga a quei tempi e che bands quali "Nine Inch Nails" e "Korn" stavano propinando a manetta, allora…. Io mi dissocio completamente da Mustaine e soci!
Questo, non solo non è un album metal o rock o cazzo voglia essere! Questo non è proprio un album da Megadeth!
Ma dai, porca troia! Qui si sta parlando di Dave Mustaine, David Ellefson, Marty Friedman e Nick Menza, tutti musicisti ipertecnicamente preparatissimi, con tanto di controcazzi sotto! Non è possibile che, certi mostri sacri, diano alla luce un'ameneità del genere! Ma cazzo, dai!
Se si escludono "Prince of Darkness" (che sa più di hard rock), "Crush'em" e "Breadlin" (dall'apple schifosamente commerciale), le altre non valgono davvero un cazzo! Alcune sono costruite su un semplice giro di accordi di chitarra!
Si, accordi, non riff!!!!! È da spararsi!
Io i titoli non li cito nemmeno perché, secondo me, sarebbe da cancellare il nome Megadeth e, solamente in seguito, si potrebbe stendere una recensione un poco più obiettiva. Comunque: se lo scopo era emulare i Metallica che avevano mandato a puttane le loro radici thrash per convertirsi all'hard rock con quelle due ciofeche di "Load" e "Reload" (e, ancora una volta, complimenti per i titoli, davvero originali!) allora, Signor Mustaine, hai davvero toppato alla grande. E questo, perché, se, i Metallica erano riusciti a bissare l'onda del merchandising con una vendita di 675 mila copie, nei soli USA, nella sola prima settimana di vita dell'album (Load), per poi raggiungere i milioni di copie vendute, i Megadeth, non solo si accontenteranno delle briciole ma, le vendite, saranno talmente basse che, la Capitol, congederà Mustaine e soci con un bel calcio nel di dietro.
Da evitare come la peste bubbonica! VOTO: 5.5
CAPITOL PUNISHMENT - THE MEGADETH YEARS (1999)
Non occorreva un genio esperto in previsioni aziendali per capire che, dopo Risk, la Capitol non ci avrebbe pensato su mezza volta per scarica Mustaine e soci. In effetti, questo disco, altro non è che una raccolta della band.
Ma, mi si consenta (cribbio!), ci sarebbe davvero voluto un genio del Marketing per comporre una cazzo di scaletta decisamente più dignitosa! Era ovvio che, la band, di classici, ne aveva sfornati durante i suoi 15 anni di militanza presso la Capitol. Ora, dilemma Amletico: quali canzoni inserire? Di qui, la genialata tra le genialate: sacrifichiamo le prime canzoni (quelle più toste, tanto per intenderci) concentrandoci di più sulle ultime boiate! Condendo, il utto, con due belle songs inedite! Voilà, la merda è servita!
Se la prima track, "Kill The King" (inedita) è, tutto sommato, "passabile et ascoltabile", sulla seconda (sempre inedita), "Dread & the Fugitive Mind" è meglio stendere un velo pietoso. No comment, please.
Le altre, le conosciamo tutte già: si percorrono i terreni nefasti di "Risk", per passare da quelli "un po' meno nefasti" di "Cryptic Writings", per farci assaporare un po' di ""Countdown To Extinction". Poi, ogni tanto, per sbaglio, ecco ricordarci che, i Megadeth, i loro momenti migliori li hanno vissuti in "Rust in Peace" e "Peace Sells…" (ma, assolutamente, che Dio ci fulmini tutti, non in "Killing….", ebbèh!).
Gli album che hanno fatto la storia di un gruppo e di un genere musica, quale il thrash, vengono irrimediabilmente e schifosamente mutilati per dar maggior sfogo ad orridi parti della natura.
Ora, dico io: mia cara Capitol, se la tua intenzione era licenziare i Megadeth perché avevano prodotto delle porcherie, perché tu le riproponi? O, meglio: perché, prima tacci di incompetenza una band che, dopo una svista, concessa a tutti gli esseri di questa terra, ha costruito i pilastri della musica con capolavori che, le pseudo bands di oggi, col cazzo si sognano pure di imitare (e quando lo fanno, o lo fanno male, oppure, al massimo, risultano di un patetismo encomiabile), per poi ridare alla luce tali aborti della natura? Semplice: perché sei un'ipocrita, farisea, falsa e meschina major, tutto fumo e niente arrosto, che ti campi del sangue degli altri, sanguisuga maledetta, che ti nutri della linfa vitale dei tuoi adepti, risucchiandogliela tutta sino al midollo, per poi gettarli via come stracci vecchi quando non ti servono più, lasciandoli, così, miseramente al loro deplorevole destino. Io chiudo con un sonoro VAFFANCULO, sperando che, un giorno, Dio faccia giustizia e che , voi ricchi padroni del mondo del cazzo, muoiate (Muoiate, che voce del verbo è? NdGrunja) tutti. Amen.
VOTO: 0
THE WORLD NEEDS AN HERO (2001)
Freschi, freschi, di un nuovo contratto, i Megadeth si rimboccano le maniche dando alla luce il loro nuovo pargoletto!
Però, senza prima aver licenziato in tronco, senza alcuna ragione valida, Nick Menza (la sapete la storia? Ora ve la racconto: Nick ebbe un serio problema al ginocchio, malattia che, inevitabilmente ed inesorabilmente, colpisce un po' tutti i batteristi. Presosi un periodo di riposo, un bel dì, ricevette una telefonata da Mr. Mustaine che gli comunicò di non far più parte della band e, questo, senza una valida ragione. Ora, immaginate un poco Menza: come l'avrà presa? Non proprio bene, visto che, a tutt'oggi dall'accaduto, ha ancora voglia di strappare a morsi le palle di Dave….).
Inoltre, Marty Friedman, rottosi i cosiddetti della dittatura "Dave", decise di mandare egregiamente a fa 'nculo i Megadeth, concentrandosi più sulle sue qualità soliste (e, devo dire, che ha deciso in merito davvero bene! A tal proposti, consiglio al mondo intero di ascoltare l'album solista di Friedman, ossia, "Music for Speeding", una bomba musicale, degna del miglior Joe Satriani) che sulle schifoserie che, Mustaine, gli faceva partorire.
Ora, rimasto solo come un pisello, Mustaine, assieme al fido Ellefson, decide di ingaggiare Al Pitrelli alla seconda chitarra e Jimmy De Grasso alla batteria. Il tutto, per dar vita all'album più orrendo mai composto da mano umana.
Ritorno al thrash? Si, ma solo in alcuni episodi, ossia la titletrack, l'opener "Disconnect" e la "pseudo - ballad" "Promises" (e se la punta di forza di un album metal è una ballad, allora, signori miei, siamo davvero alla fine….). Le altre songs sono da prendere ed ascoltare nei momenti di depressione in cui si cerca una via verso il suicidio, ma non quello normale, ossia, quello che la fai finita subito, no, io mi riferisco al suicidio più doloroso e psicopatico che possa esistere, della serie che devi veramente soffrire prima di desiderare la morte e, tale sofferenza, sia di quelle non tanto fisiche, quanto psicologiche - mentali. E, pensare che, io, comperai l'edizione limitata col poster dei neo-Megadeth…. Che Dio abbia pietà di me….. ora, l'album, lo uso come piedistallo per il tavolino sul balcone che traballa troppo… anzi, traballava… caro Dave… lo vuoi un consiglio? Fossi in te, mi rivolgerei da uno specialista, uno psicologo, il migliore nel campo, con il quale mi ci farei delle lunghe sedute, tali da chiarire il tuo stato di semideficienza mentale.
Se, qualora, ciò non fosse possibile, allora, sappi che è anche possibile una strada alternativa: diceva il buon vecchio Ozzy, in un titolo delle sue canzoni, "Suicide Solution"…. Cerchiamo di fare le persone serie…… a risentirci.
VOTO: 1
KILLING IS MY BUSINESS... (DELUXE EDITION) (2001)
Altra trovata per racimolare un altro po' di grana, onde non morire di fame. Come se ce ne fosse bisogno…. Si vede che, Mr. Mustaine, le idee ormai le ha davvero tutte esaurite. Comunque, per chi si fosse perso il primo, inimitabile, l'unico e solo "Killing is my business…. And business is Good!!!", può placare la sua fame di Megadeth in questa ristampa, davvero gustosa, condita con un po' di demo e con quella tanto famigerata "These Boots", che, all'epoca, scosse gli oceani e che qui è riproposta in una maniera che, a dir stupida, è a far un complimento a Forrest Gump.
Non so il perché, non voglio saperlo, non me ne frega davvero un cazzo, ma, signore e signori, metallare e matallarozzi miei, ditemi un po' voi se, riproporre una canzone nella quale ogni trenta secondi si debba ascoltare uno stupido, irritante e fastidiosissimo "Biiiiiiip!!!!", che stracazzo di senso può avere!?!?!?!!?!?!?
Un giorno, Dio, ci illuminerà…. Quel giorno, infatti, potrò mandare di diritto (e dritto!) affanculo Mustaine.
Album destinato ai collezionisti (come il sottoscritto, del resto… 'azzo vi credevate? Che non l'avessi acquistato!?!?!?).
VOTO: S.V.
RUDE AWAKENING (2001)
E ci voleva il 2002 per dare alla luce un bel live album!!! Piano con le parole… bello, si fa per dire…….
Questo live sembra registrato nel salotto di casa, dove un cretino, per farci credere ci sia il pubblico, abbia acceso il phon per tutta la durata della registrazione e, ogni tanto, si odono le urla di qualche imbecille provenire da non so dove (forse sarà la piazza del pesce sotto casa, chissà). 'sto live è 'na merda! Non metto in discussione lla professionalità dei quattro musicisti, tutti davvero bravi (oh, stiamo pur sempre parlando dei Megadeth!) ma, proprio perché è dei Megadeth che si sta parlando, io non ritengo davvero concepibile la ragione di dare vita a certe schifezze, degne del trash (e non thrash!) dell'ultima era! Fino a quando me l'avesse proposto una band esordiente, mezza morta di fame, con un budget irrisorio, ci avrei sorvolato e non mi sarei soffermato sul merito più di tanto; ma qui si parla di professionisti che, sembra, il titolo di "professionisti" lo menzionino solo quando gli fa più comodo e che, quando invece debba essere usato per i migliori motivi, lo si dimentichi nel cassetto di casa dove si nascondo le gioie di famiglia e, nel quale, il nostro caro e vecchio amico Dave abbia dimenticato chiuso col lucchetto il cervello, lucchetto del quale non riesce più a trovare la chiave. A voi, capire se ne valga, o meno, la pena……. La recensione, quella, l'avete letta….
VOTO: boh?