
BATTLE HYMNS (1982) Album d'esordio che vede cimentarsi la band in quelle che sono le sue influenze, in primis tra tutti i Black sabbath. L'album, è intriso di un sound che è ben lontano da quello che, solo in seguito, i Manowar ci proporranno, ovvero quel tanto e "opprimente" metal epico-sinfonico. Qui, piuttosto, si può ascoltare dell'ottimo heavy metal classcio, di chiaro stapo sabatthiano-priestiano, suonato bene e cantato ottimaente da un grande Eric Adams. Fra le varie songs, quelle che lasciano il segno, sono, oltre alla title track,, le monumentali "Dark Avenger" e l'anthem per eccellezna "Metal Daze", ancora oggi propsta in sede live dal gruppo. Album sconsigliatissimo per gli amanti delle sonorità attuali, mentre, lo consiglio caldamente a tutti gli adoratori (come il sottoscritto) del metal classico ottantiano, stile Armored Saint su tutti. VOTO: 8.0
INTO GLORY RIDE (1983)
La copertina dell'album, ci mostra i nostri Village People in vece palestrata, con
gli spadoni e scudoni, dediti a far del male al prossimo. Sarà, infatti, da questo
disco che inizierà il tormentone del guerriero sanguinario e delle pose idiote della
band, studiate solo per pura immagine per addescare i poveracci che, molto lautamente,
consegneranno i loro soldi, alla band. Soldi, dopo tutto, meritati. questo, ad honor
del fatto che, i Manowar, nel bene o nel male, sono stati l'unica e vera band di
"puro" heavy metal esistente sulla faccia della terra. "Into Glory Ride" vede,
al suo interno, canzoni nelle quali vi è un incupimento del sound della band (ad eccezione
dell'opener "Warlord" la quale, dopo aver deliziato i nostri padiglioni auricolari
con la voce di una seducente fanciulla in netto stato di eccitazione sessuale-orgasmica,
parte in quarta attraverso i suoi ritmi serrati e veloci). Canzoni da segnalare, sono,
a mio parere, le epicissime "Secret of Steel", Gates Of Valhalla", Revelation (Death's Angel) e
la bellissima "March For Revenge (By the Soldiers Of Death)".
L'epic metal trova qui le sue radici. Radici che, tutte le bands odierne dedite a dette
sonorità (o, pseudo-tali9, farebbero bene ad andarsi a ripassare. Sonorità che vedranno
il loro culmine solo nel successivo album
VOTO: 7.5
HAIL TO ENGLAND (1984) L'apoteosi del genere. Hail to England è l'epic-metal infarcito di altrettante sonorità di stampo di puro heavy metal classico. E qui, potrei concludere la recensione e schiffargli il massimo dei voti. Purtroppo, ahimè, non posso farlo, e questo, a causa di quella track a dir poco immonda, che si chiama "Black Arrows", una strumentale composta da un unico assolo di chitarra, suonato coi piedi (no, non è il figlio illegittimo di Hendrix... è davvero suonata coi piedi, cioè: fa cagare i morti!). Vedete: io ho sempre odiato lo stile con cui Ross The Boss strimpella il suo strumento, ma, in questa canzone, da davvero il peggio di se! Tuttavia, fortunatamente (grazie Odino!), si tratta di un solo episodio, isolato a se steante. Ragion per cui, tutto l'album non soffre di tali cadute di stile. Le canzoni sono tutte belle, tante perle che, unite assieme, formano questo gioiello dell'epic metal, dove la componente epica raggiunge l'apoteosi del genere stesso. Inutile citare le canzoni, perchè, sono l'una più bella dell'altra. Azzerderei, comunque, a "Army Of The Immortals", "Kill With Power" e alla title track (ma non per questo l'opener e le altre sono da meno). L'album si chiude magistralmente con un inno del metal epico, che porta il nome di "Bridge Of Death". Signori: non possedere tale capolavoro, equivale ad essere eletti amici di Maria De Filippi e, inevitabilmente, a meritare la morte per mano di Odino in persona. Metallaro avvisato, mezzo sgozzato. VOTO: 9.0
SING OF THE HAMMER (1984) Una cosa che ha sempre contraddisitinto i Manowar è stato il frequente cambio di etichetta. Davvero strano. Questo, perchè, la band ha sempre venduto e stravenduto, almeno tra i suoi fans (e non solo), fans che, a quanto pare, non sono mica quei quattro coglioni che si rinchiudono tra le mura della casa del Grande Fratello. Vabbè... comunque, a parte la copertina che non dice un beneamato cazzo, l'album in questione poco di discosta dal precedente "Hail to Hengland", riproponendoci il classico sound della band newyorkese: heavy metal classico unito a sonorità epiche all'inverosimile, che trovano il loro massimo spessore artistico nella stupenda ballad finale "Guyana (Cult Of The Damned)". L'album è, al pari di "Hail to...", una delle pietre miliari del genere, quindi, lo consiglio a tutti, anche ai metallari più estremi. Da avere. VOTO: 8.5
FIGHTING THE WORLD (1987) Ooooohhh!!!!!!! Ed ecco, finalmente, recesire a voi tutti, quello che è il mio album preferito dell'intera discografia della band più palestrata di New York! L'epicità degli esordi, è temporanetamente accantonata, onde far spazio a sonorità molto più dirette e ruffiane, dove sono i ritornelli a dettar legge e i guitar solos, pur non essendo mai quella grande opera di maestria che la band ha sempre voluto far credere al mondo, risultano più melodici e lineari. L'album, sfortunatamente (dannazione, metallari del cazzo! Ma perchè, perchè!?!?!?!?), sarà accusato di commercialità e la band "boicottata" per questo. Ma, come spesso accade, solo il tempo renderà giustizia a questo lavoro, lavoro che parte in quarta con la magnifica title track, per far spazio a "Blow Your Speakers", song dove Eric Adams lancia acuti micidiali. Ma, il momento clu, l'apice, l'apogeo tutto è racchiuso nella hit "Carry On" dove sembra che i Queen si mettano a suonare l'heavy metal più ruffiano che mente e mano umana possano mai comporre e suonare! E, così, avanti sino alla fine, passando per l'epica "Defender" alla straordinaria "Holy War", per giungere alla conclusiva "Black Wind, Fire And Steel". Album bellissimo, corredato da ottimi testi idioti. Album che deve far parte della collezione del bravo metallaro. VOTO: 9.5
KINGS OF METAL (1988)
La Bibbia dell'Heavy Metal! L'album più bello dei Manowar!
Così fu ed è tutt'ora definito Kings Of Metal. Opera maestra, colonna portante dell'heavy metal, dove, il
sound diretto di Fighting the World si fonde con l'epicità di Into Glory Ride, dando
vita a questo capolavoro dell'heavy metal ottantiano.
Ok, queste sono state, grossomodo, le parole della critica. Ma io, non so.... Kings Of Metal,
ce l'ho sempre sotto il piede sinistro del mio famoso tavolino, lì fuori, sul balcone di casa,
poichè terribilmente trabballante. Non avete capito? A me, 'sto disco, FA CAGARE!!! Parolo
di stitico. Non una sola canzone, non una, capaca di convincermi! sono tutte idiote,
prive di pathos, deficienti all'inverosimile... ma che cazzo di album è questo?
Ad eccezione di "Kingdome Come", canzone un pò più sugli standard, le altre sono tutte canzoni
che farebbero scorreggiare senza neanche il bisogno di mangiare fagioli. Tra tutte,
quella che più riesce, non solo a farti emettere peti da 100 milioni decibel, ma riesce anche
a farti vomitare ed apprezzare la faccia di Maurizio Costanzo, è l'orrida e abominevole "Pleasure Slave", dove la band ci delizia i timpani con
una "Woman, you're my slave!", mentre si ascolta un coglionazzo, tra i più "azzi" della sua razza,
che, fischia e, la sua donna, accorre, pronta per subire il martirio sessuale.... ma, dico io...
si può essere piùcretini, idioti, patetici, coglioni!?!?!? No, nemmeno se ci si dovesse
impegnare a fondo... ed è per questo che, credo, i Manowar abbiano seguito un corso ad hoc,
nel quale si siano diplomati!
Per un amante del metal, quest'album non dovrebbe esistere e non sarebbe dovuto essere mai,
neppure citato. Inoltre, vi è un patetico tentativo di imitare quel capolavoro del
"Volo del Calabrone" (ossia, "Sting Of The Bumblebee", suonata interamente al basso),
nella quale Joey DEMaio è davvero bravo, questo è vero, ma che, sinceramente, sembra come la
maionese su un piatto di pasta asciutta. Fate un pò voi.... ci sono pure due ballads: la prima,
la pianistica "Heart Of Steel", riesce ad essere, a tratti, interessante; la seconda, l'orchestrale
"The Crown And The Ring (Lament Of The Kings)" è un lamento nel vero e proprio senso della parola,
e sembra quasi che, il "King" del titolo omonimo, si stia contorcendo da forti coliche
addominali, in seguito ad un'indigestione di pane e merda (dove, la merda, è il suddetto platter).
Vabbè... ora basta ad ascoltare sto coso... è ora di cena e mi sta togliendo l'appetito,
poco a poco... E non voglio nemmeno starmi a dilungare su quell'immondizia di "The Warriors Prayer",
ovvero, un'intro parlata, dove un nonno rincoglionito parla al npotino di 4 cavalieri chhe giungeranno da in culo al mondo per
far quel che cazzo ce ne fregherà mai (e, davvero complimenti a lor signori per l'originalità, bravi, ma
bravi davvero! Ma VAFFANCULO, VA! E, vedete di andarci sul serio a fare in culo, razza di babbioni senza un briciolo di materia grigia....)
se questo è il capolavoro dell'heavy metal, allora, posso anche prendere "Painkiller",
"The Number Of The Beast", "Raising Fear", "Shout At The Devil", "Operation: mindcrime" e gettarli nel cesso.
Invece, preferirei gettare dalla finestra 'sta porcheria disumana la mezzanotte di San Silvestro, assieme
a tutte le robe vecchie e i cenci inutili (come i Manowar).
Poi, ognuno si tenga le proprie idee ed opinioni in merito. Io la penso così....
vabbè... vado a cacare, và.... (colpa dell'album?).
VOTO: 0 (e andate a lavorare, invece di rubare nelle tasche della gente....)
THE TRIUMPH OF STEEL (1992) Dopo quella porcata abissale di Kings of Metal (o, meglio, Kings of Merdal), i Manowar tentano di comporre quella che è l'opera più ambiziosa della loro carriera. La suddetta opera narra delle gesta di Achìille e, come potete ben intendere, si racconta l'Odissea di Omero in quasi mezz'ora di musica (!), fortunatamente, pezzettata in diverse parti. Purtroppo, la cosa, non riesce appieno. Infatti, seppur riconoscendo ai 4 un notevole coraggio per la prova, l'errore, a mio avviso, è quello di non aver intervallato il lunghissimo brano da tante "sotto - tracks", che avrebbero, senza alcun dubbio, reso più "leggero" e meno pesante il disco e l'opera tutta. Comunque, al di là di questa canzone, le altre risollevano il morale all'ascoltatore. Non si tratta nè di capolavori, nè, tantomeno, di canzoni infami ma, più semplicemente, delle classiche Manowar-songs. Tuttavia, sento doveroso menzionare, la ballad finale che è una delle più belle canzoni, non solo composte dai Manowar (infatti, la stessa, sarà innumerevolmente riclata dal gruppo stesso), ma della musica, tale da poter diventare addirittura colonna sonora di films, ossia, la magnifica ed epica "Master Of THe Wind". Per concludere: album destinato ai fans della band. Gli altri, vadano oltre. VOTO: 6.0
SECRETS OF STEEL (1993) Qui, sarò davvero rapido come un fulmine, poichè, davvero inutile è il possedere 'sto coso nella vostra collezione (ammesso che non viviate di pane e Manowar). Il suddetto lavoro, altro non è che un'antologia con inediti, licenziata dalla Atlantic, ennesima operazione commerciale della casa discografica, reduce dall'aver scaricato la band. Quindi, com'è lecito attendersi, una volta mandato per la strada il gruppo, BISOGNA far uscire un a raccolta o un live. Qui, grazie all'infallibile metodo scientifico della monetina (test= live; croce= best... indovinate cos'è uscito?), la Atlantic deciderà di pubblicare il suddetto best. Ora, ammesso che voi, dopo mangiato, non defechiate, oltre alla solita roba, anche un bel mucchio di banconote, allora, forse, fareste bene a contare i soldi nel portafogli e fare anche voi testa o croce (testa= spesa per mangiare; croce= best dei Manowar). La domanda è una ed una sola: c'è davvero bisogno di lanciare la monetina? VOTO: S.V.
LOUDER THAN HELL (1996)
Questo, è un peridodo particolare per il metal, non solo per ciò che concerne l'heavy,
ma, purtroppo, è il metal tutto ad esserne interesato. siamo, cioè, nel periodo in cui
sono il Grunge e l'Alternative a spadroneggiare e dettare legge (non per nulla, nomi famosi,
quali Metallica e Megadeth, ma anche Slayer, in questo periodo perdono un po' la bussola, ed
iniziano a rincoglionire....); periodo in cui il metal se la passa davvero brutta: crisi
discografiche, licenziamenti, crollo delle vendite...
Insomma: pian, piano, i vari gruppi iniziano a vacillare, e non certo per loro colpa.
Tutti? No, non proprio. Fortunatamente, i Manowar, fano parte di quella schiera che,
seppur con qualche costola rotta, ne esce abbastanza bene. "Louder Than Hell" è il classico
disco alla Manowar, soliti testi idioti, copertina ancora più idiota, corredato, però
da songs discrete, che fanno la felicità del fan - metallaro medio, e non solo.
Siamo di fronte ad un album che, riesce, finalmente, nell'impresa di filtrare il sound
ruffiano e "commerciale" di "Fighting The world", in quello più epico di "The Triumph of Steel",
senza cadere, però, nel tranello di fare canzoni troppo prolisse e noiose, utilizzando la strategia
del "riff-bridge-chours", costruendo canzoni brevi, basate su un songrwriting d'impatto,
facilmente assimilabili dall'ascoltatore. Titoli come "Brothers of Metal, pt I", "Return of the Warlord",
"King" e "The Power", si commentano da soli (e, soprattutto, un plauso all'originalità con la
quale questi sono scelti... ma bravi! Bravi davvero! Coglioni....).
Tra le varie canzoni, trova spazio anche la spettacolare ballad "Courage" (iperscontatissima, che
fa il verso a Master of The Wind e, senza neanche troppi peli sulla lingua), composta
in "memoria dei caduti in nome della libertà".... Dio! Ma si può essere più patetci?
No, non credo... ed, almeno in questo, i Manowar sono dei veri Maestri! Tuttavia, l'album
si difende bene e merita un voto più che discreto. Consigliato ai fan della band.
VOTO: 7.5
ANTHOLOGY (1997) Come dice la stessa parola, siamo di fronte ad una raccolta, esclusivamente dedita a due tipi di persone: 1. i fans pazzoidi schizofrenici della band; 2. coloro che, ignorando l'esistenza stessa di codesto gruppo, per la prima volta si avvicinano ad esso e, avendo paura di non saper scegliere l'album giusto, decidono che, forse, sarebbe meglio ascoltare un pò de tutto... Che è meglio! (Puffo Quattrocchi, docet) Il best ripercorre, più o meno, fedelmente quella che è stata la lunga carriera dei "Kings Of Metal" (così piace a loro autodefinirsi... ma siamo sempre allo stesso discorso: se loro sono i Kings of Metal, allora, i Judas Priest, i Maiden, I Queensryche e compagnia bella, li buttiamo nel cesso, non è vero? Questo gruppo di pagliacci, l'umiltà, non sa nemmeno dovev cazzo sta di casa!) viaggiando da "Battle Hymns" sino all'ultimo "Louder Than Hell". ora, a voi la scelta. Non importa se siate il primo o il secondo tipo di persona. Ciò che importa è questo: "i vostri soldi, vi fanno davvero tanto schifo?". A buon intenditore..... VOTO: S.V.
WARRIORS OF THE WORLD(2002)
Mi ricordo benissimo quando i Manowar dichiararono che erano pronti per far uscire il
loro nuovo album. Tutto il mondo dell'heavy metal era in trepida attesa per il nuovo
lavoro dei re del metallo. Ed, in effetti, l'attesa fu premiata con questo disco che,
dal punto di vista artistico, del songwriting e delle liriche, è davvero un ottimo lavoro,
pur non discostandosi di un millimetro da quanto prodotto precedentemente dalla band di New York
in quasi 20 anni di onorata carriera.
I titoli ed i testi delle canzoni sono sempre il solito copione, ormai trito e ritrito,
infarcito di "chiamata alle armi dei fratelli del metal", incitandoci tutti a riunirci
per batterci contro i detrattori del genere. Io, a volto, non so davvero se i Manowar
ci siano o ci facciano.... però. o nell'uno o nell'altro caso, (oppure, magari, può
darsi lo siano entrambi, chissà!), il loro lavoro lo svolgono bene e con professionalità.
E' inutile descrivervi le canzoni, tanto sono la copia carbone degli album precedenti.
solo che qui, vi è la mano magica della produzione della Nuclear Blast a conferire quel
tocco in più, che mancava nei precedenti lavori senza contare che, il budget adesso a disposizione,
è molto più ampio, tale da permettere un'iorchestrazione di fondo, davvero ottima.
Più che per le canzoni, spenderei un paio di parole in merito a "An American Triology" (cover/tributo di,
niente popodimenoche.... Elvis Presley!!!!) e del "Nessun Dorma" di Puccini, qui
cantato egregiamente da Eric in versione più Pavarotti che mai! altra canzone, che mette i brividi,
è la strumentale "The March", veramente bella.
Ok, adesso passiamo alle note dolenti. Dico io: è mai possibile che, dopo 20 anni, si
debba ancora produrre certa roba? Allora: o sono coglioni i Manowar (e, a questo punto,
non credo proprio, visto che hanno capito quale deve essere la srtategia di Marketing più
adatta alla loro posizione), oppure devono essere completamente fusi di cervello i loro
fans. Come paragone, potrei portarvi quelle nefandezze disumane di "films" che, ogni
anno, quei deficienti di De Sica, Boldi e compagnia bella (pardo, compagnia brutta),
ci propinano al cinema, variando leggermente il titolo del film e quale battuta sul copione.
Per il resto, è la stessa minestra riscaldata che, dopo un pò, ti stufa e ti fa venir
voglia di vomitare non appena la vedi solo dipinta. allora, cari Manowar: impariamo che,
il prendere per il culo è cattiva cosa. Che, vantarsi (spesso e volentieri a sproposito)
non è bella cosa, specie se poi i risultati sono questi. Allora, le possibili soluzioni sono:
1. non sapete fare nient'altro di meglio;
2. non volete fare nient'altro di meglio;
3. avete semplicemente paura di osare e, il sol pensiero, vi fa cacare sotto nelle mutande
(e questo smentirebbe la vostra fama di guerrieri e machi...);
4. siete semplicemente dei coglionazi che amano fottere i soldi dei loro fans.
Comunque, qualunque sia l risposta, poco importa. ciò che importa è il risultato. Risultato
che, seppur ottimo, è semplicemente "vuoto". Ora, non potendo stroncarvi per questo,
farò quello che più mi riesce meglio:
VOTO ARTISTICO: 8.0 VOTO TRASH: 10 E LODE! VOTO DEMENZIA: vedi voto trash
E, buon appetito a tutti.