BioDiscografia curata da Paolo "Grunja" B (informazioni scelte e tradotte dalla Wikipedia)



JUDAS PRIEST


Se questa band non esistesse, ora nomi come Iron Maiden, Metallica, Slayer, Pantera, Poison, Dream Theater farebbero le sigle dei cartoni animati di Bim Bum Bam. La loro carriera trentennale è un punto di riferimento per tutti i metallers. D'altronde, se sono stati premiati con il titolo "Metal Gods" ci sarà un motivo.

La bestia metallara nasce nel 1969 (avete capito bene, 36 anni fa) su idea del chitarrista K.K. Downing e del bassista Ian Hill. Come tutte le scoperte geniali, anche il metal nasce per caso. Infatti, l'intenzione della band è di suonare blues.

La scelta di suonare un rock blueseggiante si denota anche dal nome scelto dalla band, che riprende una celebre canzone di Bob Dylan, The Ballad of Frankie Lee and Judas Priest. Alla voce scende in campo Alan Atkins, e alla batteria? Beh, è difficile saperlo, in quanto la band durante la sua carriera ha affidato questo ruolo a un casino di persone. Vedrete.

Dopo aver acquisito esperienza live facendo da spalla a bands come i thin lizzy, Alan Atkins e il batterista Alan Moore lasciano la band. E ora? Il fratello della ragazza di Ian Hill, Rob Halford, decide di entrare nella band come cantante, portando con sè il batterista John Hinch. Precedentemente i due militavano negli Hiroshima. Manca ancora qualcosa, infatti Downing inserisce nel gruppo un certo Glenn Tipton, dai Flying Hat. Meno male che non è entrato nessun altro, perchè la band voleva inserire anche un trombettista e un'organista (!!!).. Pfiu, per un pelo.

Ormai è ora di affrontare il mercato.. La band è pronta?? ancora no.

ROCKA ROLLA (1973): Esordio della band inglese abbastanza indeciso. Ma che cosa volete fare?? Per analizzare quest'album bisogna entrare nell'atmosfera degli anni settanta. In fin dei conti, la concorrenza è spietata: Led Zeppelin, The Who, Thin Lizzy, insomma l'album riesce a malapena a rispettare gli standard del rock dell'epoca. Se i Judas priest hanno inventato il metal, non l'hanno fatto con quest'album. La produzione è pietosa. Il sound è indeciso, il batterista non brilla (ascoltate gli stacchi di One for the Road) e gli altri componenti hanno difficoltà. Si percepisce la bravura di Halford nel cantare, ma non riesce ancora ad esplodere. Manca anche l'alternanza veloce e decisa delle chitarre tipica del suond priestiano. Le canzoni sono carine, ma è meglio acquistare un album rock decente, che spendere per Rocka Rolla a questo punto. E' solo da collezionisti. La strada per il successo è larga e illuminata, ma hanno scelto il veicolo sbagliato, un 127. VOTO: 5.5

Cambia il batterista: entra Alan Moore.

SAD WINGS OF DESTINY (1975): Benvenuti Judas Priest. Questo è il primo dei 6 album fondamentali che ogni metallaro dovrebbe avere. E' inutile che l'ignorantone di turno dica che è una cagata. Assolutamente. Entra nel 1975, quando l'unica band ad aver partorito qualcosa di forte all'epoca erano i Black Sabbath. Ascoltatelo. Noterete sonorità che ora sono comunissime in ogni album Metal. E la cosa che sorprende è che le hanno inventato loro! Fantastico, che creatività. E' come premiare l'inventore della ruota, nella preistoria scoperta sensazionale, ora comunissima everywhere. Zitti! E' bello è basta, ascoltate Victims of Changes, Isle of Domination dei Led Zeppelin, Tyrant (la più bella song dell'album, secondo il mio modesto parere), Genocide. Basta, inutile continuare. Halford fa acuti altissimi, da sodomia improvvisa. La coppia Tipton/Downing dimostra di essere eccezionale. Quest'album non solo va comprato, va anche incorniciato. VOTO: 10

Cambia per l'ennesima volta il batterista: entra Simon Phillips.

SIN AFTER SIN (1977): E' difficile ripetere un capolavoro. Oddio, Sin after sin non è da spazzatura, ma non arriverà mai alla qualità del precedente. Canzoni grandiose ci sono: Sinner, Diamonds and Rust, Dissident Aggressor (vi ricorda qualcosa? non mi meraviglia affatto, dato che è nata un'amicizia fra Slayer e Judas Priest). Non mi sembra giusto citarlo fra le opere peggiori della band, non è questa, la affronteremo più avanti. Tecnicamente il sound rimane sempre ad altissimi livelli, però è un pò antiquato. Sa di tappo. Inoltre (e non ho capito bene perché) anche la band lo ha messo da parte. E' presente nel dimenticatoio di parecchi. A dire la verità anche nel mio. Complimenti comunque a Simon Phillips, nuovo drummer. VOTO: 7

Purtroppo cambia di nuovo il batterista: entra Les Binks, sostituendo Simon Phillips. Peccato. Brutta mossa.

STAINED CLASS (1978): Secondo album dell'esagono Priestiano che merita un posto nel vostro cuore chiodato. I Judas Priest ritornano al rock, however questa volta con un sound elaboratissimo. Le influenze Zeppeliniane si notano immediatamente. Ma forse questi bastardi superano Page, Plant e compagni. Ascoltate Beyond the realms of death. Fantastica, unica, forse la migliore ballad dei judas. Peccato che tutte le songs non siano allo stesso livello. Le tracks sono tutte gioiellini, sia chiaro. Meritano la lode anche Exciter, White Heat, Red Hot e Better than you, Better than me. E la title track? Vogliamo parlare della title track?!? Altro che sodomia improvvisa, Rob Halford sfodera una voce da tortura cinese. Halford e Tipton si invertono continuamente: non è possibile capire chi è la chitarra solista. Terribile. VOTO: 10

Arriva il successo, arrivano i problemi. Scusate il salto temporale. Nel 1990 I Judas Priest sono accusati di aver inserito un messaggio subliminare nel testo di Better than you, Better than Me. "Do It", fallo, che secondo alcuni avrebbe spinto due ragazzi del Nevada al suicidio. Il primo si è sparato in volto con un fucile a pompa, il secondo si è sparato addosso rimanendo sfigurato, morendo tre anni dopo. Rob Halford, in un'intervista, ha dichiarato: beh, fallo, ma fare cosa? Tagliare il prato? Bere qualcosa? Inoltre sembra controproducente ordinare ai nostri fans di ammazzarsi, meglio ordinare loro di comprare i nostri album.

Un parere personale sulla vicenda: non credo che i Judas Priest abbiano mai voluto inserire un messaggio subliminale così pericoloso. Non loro. Ci sono un sacco di metal bands in cui i messaggi di morte sono più chiari.

HELL BENT FOR LEATHER/KILLING MACHINE(1979): Fortunatamente, dopo un successo, non c'è un crollo, anzi, l'album, proposto in europa col nome killing leather, e negli stati uniti col nome Hell Bent for Leather, merita una posizione di prestigio nella carriera della Band Priestiana. Non può stare nell'esagono della gloria, perchè perde quanche colpo rispetto al precedente. Immaginate il deserto, una lunga e larga highway statunitense, migliaia di Easy Riders che cavalcano l'autostrada con Gilet di pelle nera e Harley pistonate al massimo. Halford raggiunge tonalità sovrumane, la coppia di chitarristi suona con la solita, incredibile sintonia di sempre. Ascoltate l'inno centaurico (esiste nel vocabolario?) di Hell bent for Leather, o The Green Manalishi, cover dei Fleetwood Mac. Running Wild e Killing Machine sono altre canzoni in cui la band dimostra la propria maestria con il suono metallico. Non si discute. Gli ignoranti che pensano che i Judas Priest valgono poco rispetto ad altre bands sbagliano alla grandissima. VOTO: 8

UNLEASHED IN THE EAST (1979): Che paraculi, vanno sul sicuro con questo live album. Inseriscono nella scaletta i successi dei loro lavori precedenti senza rischiare. Hanno fatto bene, sbaglieranno in futuro. Registrato durante un tour in Giappone (ma va??), per molti questo è il migliore live album dei Judas Priest. Anch'io sono dello stesso parere. E' piacevole all'ascolto, ha la boccata dolce, come un buon vino. Anche se ho letto da qualche parte che c'è stata una ritoccatina in studio perchè Halford perse la voce. Vabbè, perdonato. E' bello pesante e rapido, anche se Tyrant è troppo accelerata. Considerando che è una delle mie canzoni preferite...VOTO: 9

Indovinate? Via Les Binks! Entra come drummer Dave Holland.

BRITISH STEEL (1980): Secondo il mio modesto parere l'album è il terzo angolo dell'esagono priestiano. Ma non merita il Votaxionem Maximum. Quasi, ma non il dieci. E' un album molto criticato per il cambio definitivo di stile. E' la carriera della band che prevede la svolta a un nuovo sound, mi sembra giusto. Non si può riproporre il sound degli anni settanta negli anni ottanta. E' un controsenso. Aspettate, ci sarà un'ennesimo cambio di stile, verso gli anni novanta, ma procediamo con ordine. L'album parte divinamente, con la mitica, forse la più famosa canzone dei judas (non ancora la più bella, però!), Breaking the Law. Fantastica, ti fa venir voglia di ballare come lo scemo. Seguono Rapid Fire, terribile, Metal Gods, e Grinder, altre tracks cattivissime. Sono ormai dei diavoli in pelle nera. C'è un calo, da United in poi, ma le tracks sono comunque gradevoli. La qualità del lavoro, in media, resta sempre alta. VOTO: 9

POINT OF ENTRY (1981): Purtroppo la band stava andando troppo alla grande in quel periodo, un brusco calo di prestazioni ci doveva essere. Point of Entry, grande fallimento, a mio avviso, della band. Non arriverà mai a uno dei lavori successivi, ma ci siamo quasi. Manca l'ispirazione o la band ha perso la testa? Chi lo sa, fatto sta che l'album non ha grinta. Manca di cattiveria e di velocità. E' abbastanza noioso. Lavoro che mi ha lasciato perplesso, come i fan all'epoca. Non ci siamo. L'unica che si salva, forse, è Heading out the Highway, rockeggiante, ma manca di spessore. Sono rimasto molto deluso, rovina la spietata fama dei diavoli in pelle nera. VOTO: 5

SCREAMING FOR VENGEANCE (1982): Meno male che si sono ripresi. Comincia con questo album un nuovo periodo d'oro per gli inglesi. Quarto angolo della gloria priestiana. Fa veramente venir voglia di gridare, di gridare al miracolo. L'opener è storia. The Hellion + Electric Eye. Diavolo, che bellissima canzone. La voce di Halford esplode. Tipton e Downing raggiungono un'intesa psichica. Favoloso. Sembrano gemelli. Altre songs eccezionali: Riding on the Wind, Fever (bellissima e triste, dannazione che lacrime), Bloodshed e la storica You've got another thing comin. Troppo bella, troppo. Peccato, le altre non arrivano allo stesso livello, ma sono comunque orecchiabili. LET THE JUDAS RISE! VOTO: 9

DEFENDERS OF FAITH (1984): Da molti quest'album viene definito da molti appasionati come il più bello della carriera della band. Certo, è il quinto angolo dell'esagono, ma il più bello, secondo me, deve ancora arrivare, è vicino. Secondo alcuni The Sentinel, songs fantastica sotto ogni punto di vista, è la più bella canzone dei Judas. No, non ancora. E' un album grandioso, non perfetto. The Sentinel è perfetta, la title track, Jawbreaker, Love Bites e Eat me Alive sono ottime. Some heads are gonna roll è molto orecchiabile. Le altre, insomma, non sono splendide, ma non vanno neanche tirate giù dallo sciaquone. Il voto è come quello del precedente. Vanno quasi venduti in coppia, per essere apprezzati appieno. Purtroppo con quest'album si chiude il periodo d'oro dei Judas. Cosa faranno adesso? VOTO: 9

Bisogna ammetterlo, secondo il mio modestissimo (e replicabile) parere, ciò che ha contribuito alla disfatta dei Judas Priest (e degli Iron Maiden, colleghi) è l'esplosione del Thrash Metal nel 1986. Entrambe le Bands, per cercare di creare idee innovative, lanciano album decisamente ambigui, che lasciano perplessi i fans per l'introduzione del sintetizzatore. Mentre gli Iron lanciano Somewhere in time, bello ma forse poco decisivo, i Judas Priest lanciano Turbo....

TURBO (1986): Ahem, come dirlo con parole tenere...ah si! Turbo fa schifo. Preferisco di gran lunga l'album successivo a Turbo. Non è granche. Fa calare la palpebra. Solo la title track si può recuperare, Rock you all around the world, forse, canzonetta senza alcun minimo riferimento allo stile precedente, ma meglio delle altre rimane. La Band, purtroppo, perde colpi. Cosa succede a Tipton e a Downing? Gli acuti da sodomizzato di Halford non bastano a tirar sù la qualità del lavoro. Ad alcuni piace, a me no. Se con Screaming for vengeance comincia l'età d'oro dei priest, con questo album cominciano un bel periodo di merda. VOTO: 4

PRIEST... LIVE (1987): Che dire di questo live? In fin dei conti non è male, Halford canta benissimo e strumentalmente non ci sono pecche troppo evidenti. Però è un'operazione commerciale fallita. Tenta di risollevare le vendite di turbo, ma ci sono troppe canzoni dell'album dentro la scaletta. Ben quattro. Non va bene. Però non merita l'oscurità e l'ombra come fecero i fans all'epoca. I Judas suonano bene e l'album è divertente. Non capisco come mai ha venduto così poco. VOTO: 7.5

RAM IT DOWN (1988): Non ci siamo. Non ci siamo. La Band colleziona fallimenti. Però ritengo che Ram It Down sia leggermente meglio di Turbo, in quanto il sound inizia a cambiare e ad entrare nello step successivo, gli anni novanta. Se l'album fa acqua da tutte le parti proponendo canzoni commerciali ottime per gli anni cinquanta, assai assai, la title track è veramente bella. Conferma che Ram it down è una spia verso la transizione. Verso un nuovo sound. Comunque non merita un premio, anzi, una bella frustata. VOTO: 5

In un momento di grande crisi, la band decide, come al solito, di cambiare batterista. Entra in scena Scott Travis. A mio avviso un drummer con due palle grosse come meloni.

PAINKILLER (1990): I nuovi Judas Priest. Risorgono dalle ceneri. Ultimo angolo dell'esagono, questo è il grande capolavoro della band inglese. Anche senza la title track avrebbero avuto dieci. Ma dieci non basta per la migliore canzone mai scritta da mente umana. Migliore, secondo me, di tutti i più grandi capolavori metal. Perchè Painkiller è il metal. Lo descrive in tutte le sue sonorità. E' fantastica. Bisogna ascoltarla. Ritengo superi canzoni come the number of the beast o master of puppets. E' soprannaturale. Converte i truzzi al metal peggio dei missionari. Splendida. Lode al merito. Le altre sono gioielli. Ascoltate Leather Rebel, Metal Meltdown, NightCrawler, A touch of Evil. Quest'album è fondamentale, dev'essere presente nella collezione di ogni metallaro. Sfida il Thrash e le nuove sonorità Metal. Da comprare, basta. VOTO: 10

Per inaugurare i vent'anni di carriera, i Judas Priest pubblicano una raccolta di lavori: The Metal Works '73 '93. Da collezione. Riassume perfettamente la gloria della band.

Purtroppo ragazzi, questa volta non si cambia batterista. Nel 1995 Rob Halford lascia la band. Dio santo, che tragedia. Chi potrà mai rimpiazzarlo?? La soluzione è il cantante della tribute band americana British Steel, Tim "Ripper" Owens. Nel frattempo Halford farà tutta una serie di collaborazioni, canterà per i Black Sabbath, formerà i Fight, pubblicando due album, e gli Halford, pubblicando sempre due album.

Nel 1996 anche Glenn Tipton pubblicherà un lavoro, un Solo Album, Baptism of Fire.

JUGULATOR (1997): Album che ha sconvolto gli zoccoli duri della band, soprattutto i fans di Halford. Rivoluzione del sound per i Judas, dopo il successo di Painkiller, al Thrash-Death. Avete capito bene, sviluppano un sound molto simile a quello degli Slayer, degli Obituary o dei primi Sepultura. La voce di Owens è molto simile a quella di Halford, forse più grezza. Bisogna ammettere che con questo lavoro mettono da parte le sonorità melodiche di cui sono celebri, per sviluppare sonorità crudeli e schizzasangue. Doppia cassa (ancora più incisiva rispetto al precedente), chitarre con distorsori pesantissimi, voce che alterna agli acuti urli semi-growl. Manca la solita intesa fra Tipton e Downing, quindi se cercate assoli velocissimi non guardate nemmeno la copertina del CD. Un fan dei Judas darebbe 3. Anch'io sono un Fan dei Judas, ma bisogna ammettere che hanno comunque sviluppato un sound moderno, brutale, cattivo, di alta qualità. Ascoltate la title track, Blood Stained, Abductors, Burn in Hell. Cattivissime. Fanno paura.. mettono i brividi. VOTO: 8

Ma torniamo a parlare di Rob Halford. Nel 1998 dichiara a MTV di essere omosessuale. Abbiamo sempre scherzato sulla sua voce da sodomia improvvisa, chissà, forse ci ha preso gusto.

Sempre nel 1998 i Judas Priest pubblicano un best of. The Best of Judas Priest: Living After Midnight. Sicuramente, come layout della scaletta, è preferibile il Metal Works.

LIVE MELTDOWN (1998): Terzo Live Album per i Priest. E' difficile ritornare a suonare canzoni classiche dopo aver incattivito e brutalizzato il sound con Jugulator. Alcuni pilastri priestiani risultano appesantiti e questo non va bene, e se a quest'elemento negativo aggiungiamo Tim Owens che esagera con la voce, stonando alla grande, il giudizio finale non sarà positivissimo. Partiamo dal presupposto che non è il miglior live album dei priest. Ci sono troppe tracks di Jugulator nella tracklist, è un album piuttosto canalizzato verso il precedente. The Sentinel e A Touch of Evil, troppo pesanti e acutizzate, fanno arricciare il naso. Il Layout della scaletta, inoltre, poteva essere scelto meglio, alternando meglio i classici ai pezzi moderni. Bella Painkiller Brutal version. Tuttavia, è meglio acquistare Unleashed in the East se si vuole conoscere l'energia dei Priest. VOTO: 7

DEMOLITION (2001): Forse l'album più difficile da recensire. Con questo lavoro i Judas Priest hanno promesso ai fans il ritorno al sound melodico. Niente di più falso. In realtà riprendono lo stile di Jugulator, rendendolo molto meno aggressivo. E' un album che ha deluso ancora una volta i fan più legati alla band. Non è come Painkiller, Defenders of Faith o altri capolavori. Ma non merita affatto un bruttissimo voto, riesce a raggiungere per un pelo la sufficienza. Perchè? Immaginate di ascoltarlo ad occhi chiusi, senza sapere che è il lavoro di una band storica. Ora capite? Magari alcune metal bands sviluppassero questo sound!! Sembra Nu Metal. Non sono le sonorità tipiche dei Judas e non c'è l'alternanza rapidissima fra Tipton e Downing. Ma il lavoro è orecchiabile. personalmente ho trovato Turbo molto più noioso. Ascoltate Bloodsuckers, One on One, Jekyll and Hyde, Metal Messiah. Non sono maluccie, in fin dei conti. A chi piace il metal moderno consiglio l'ascolto dell'album, ai fan NO. VOTO: 5.5

Arrivano altri problemi. Nel 2002 La PETA chiede alla band di non indossare più vestiti in pelle di animale. I Judas Priest promettono di indossare abiti in eco-pelle, ma la loro immagine comunque induce i fan ad acquistare capi in cuoio.

LIVE IN LONDON (2003): Ulteriore live album. Londra sembra essere una tappa fondamentale per tutte le heavy metal bands. Sicuramente quest'album è un passo in avanti rispetto al live precedente. Si abbandona lo stile aggressivo e Owens canta decisamente meglio. Anche il layout è strutturato meglio, alternando ai classici i nuovi lavori e lasciando poco spazio alle tracks del mediocre demolition. Si ritorna (mai come il primo live album) alle sonorità classiche e veloci mettendo da parte il sound brutale del post Jugulator. Indubbiamente il migliore Live Album della Ripper Era. VOTO: 8

Nel giugno 2003, durante l'Ozzfest, ritorna Rob Halford. Non c'è notizia migliore per i Fans. Tim "Ripper" Owens entrerà a far parte degli Iced Earth.

ANGEL OF RETRIBUTION (2005): L'ultimo, il più difficile. Il ritorno di Halford comporta il ritorno al tanto desiderato sound priestiano. Tuttavia siamo arrivati al 2005, cosa ci propone la band in un anno particolare come questo? Un album, che, venti anni fa, sarebbe stato un successo. Il lavoro è piacevole, dolce, veloce quanto basta. Non è un nuovo Painkiller, sia chiaro, piacerà a coloro che metto al primo posto della carriera della band Defenders of Faith. Grazie all'apporto energetico di Halford ascoltiamo songs mostruose come Judas Rising, Wheels of Fire, Demonizer e la terribile Hellrider. La tanto osannata Revolution mi ha deluso, piuttosto scialba. Sono presenti un paio di novità. La prima è la presenza di quasi tre ballads. Angel, Eulogy, e la quasi ballad Worth fighting for. La seconda è Lochness, la canzone più lunga scritta dai Judas. 13 minuti. E' tenera, dolce, cucciola, ascoltabile, nel suo quarto d'ora. Nel complesso il lavoro è quasi ottimo. Il sound è un pò datato, ma va bene lo stesso. VOTO: 8.5






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