
THE SOUNDHOUSE TAPES (1979) Giusto un accenno al primo lavoro della band, che presenta come tracklist Iron Maiden, fenomenale e grezza per la produzione pietosa e per una band che deve ancora migliorare i propri ruoli e soprattutto il proprio sound, Invasion, basata sulle scazzottate vichinghe, strana, ma accettabile. Prowler, capolavoro curioso da ascoltare all'interno della demo, e una bonus track, la strappalacrime strange world. VOTO: 8
Gli Iron hanno un discreto successo con questa demo, tanto da essere inseriti nella compilation Metal for Muthas.
IRON MAIDEN (1980) Debutto pirotecnico, quello della band heavy metal più famosa del mondo, se non, LA BAND
heavy metal per antonomasia assoluta: la Vergine di ferro!
Quest prima "rudimentale" formazione, vede schierata, un giovanissimo impeperito Steve
Harris, che, da molti, saraà considerato per molto tempo il Dio del Basso (ma che, invece, io,
ho sempre definito il "metronomo umano"!), nonchè un certo Mr. Paul Di Anno, la vera
voce dei Maiden, per quel che mi riguarda, capace di sfoderare prestazioni che avevano
del disumano, non all'altezza di Dickinson per ciò che concerne gli acuti a mò di sirena,
ma possedente una "cattiveria" innata (ascoltate la titletrack.... da infarto! Povero Bruce:
per quanto ti ci sforzi, non riuscirai mai ad eguagliare il mitico Paul!).
Con ciò, sono ben lungi dal voler dire che Bruce Bruce non sia un bravo cantante, anzi.
Lui è IL cantante, lui è la voce dell'heavy metal (la più imitata, la più clonata).
Ma, purtroppo per lui, le canzoni cantate da Paul, sono e saranno per sempre, adatte a Paul e
alla sua splendida voce "punkettara", unica, ruvida, calda e potente.
In questo lavoro, tanto per iniziare, emergono quelle che sono tute le influenze del
gruppo, che vanno dal punk in primis, ai Motorhead e i Black Sabbath onde finire ai
Judas Priest, per ciò che concerne l'uso delle chitarre gemelle, sia in studio, sia in sede live.
Veniamo, adesso, alle canzoni che sono una più incazzata dell'altra, dai riff taglientissimi e
velocissimi, nei quali spadroneggiano la bravura dei chitarristi e del basso martellante
di Harris. "Prowler" è un'intro perfetta, melodica, veloce, una fucilata metal-punk
che ti ammazza seduta stante. "Remember Tomorrow" è una di quelle songs innanzi alle quali,
un'ovazione, è d'obbligo. "Phantom Of The Opera", invece, merita una genuflessione,
essendo la canzone più bella dell'album. "Charlotte The Harlot" dice tutto nel titolo (inoltre, troverà
un seguito in "22 Acacacia Avenue" e "From Here To Eternity" che narrerà la "fine" che
farà la nostra amica Charlotte). Chiude "Iron Maiden", nella quale io raggiungo il mio
Nirvana. "Iron Maiden": è l'apoteosi di un nuovo modo di intendere il "nuovo-metal" che stava
nascendo nel 1980, non ancora heavy, ancora molto punk, ma che, sicuramente, segnerà
un nuovo capitolo nel genere, ponendosi come uno dei capisaldi della nostra musica
preferita. la NWOBHM è nata. "Iron Maiden: want you again!!!!".
VOTO: 10
Antonio Anatas
KILLERS (1981)
Dopo un esordio coi fiocchi, arriva Killers, il secondo album. Lavoro abbastanza contraddittorio, c'è a chi piace e a chi no,
c'è chi lo ritiene una perla e chi lo scarterebbe. Personalmente mi schiero in entrambe. La prima parte dell'album, fino a Genghis Khan
(indubbiamente la track più bella, un pò dimenticata, purtroppo, dalla band) è veramente fantastica. Wrathchild forse passerà alla storia come
la più bella canzone del periodo Di'Anno, Murders in the Rue Morgue (altra canzone dimenticata, sob) è ipnotica, da ballare, Another Life è un'altra perla.
Diamo 10 come voto. La seconda parte, invece, scarseggia. Innocent Exile, Purgatory e Drifter non brillano come le prime, la stessa Killers è un pò moscia.
Diamo 6 come voto. Media Ponderata: 4x10+5x6= 70 (escludo the ides of march, intro) 70/9= VOTO: 8 (arrotondato per eccesso, sono generoso)
Paolo Grunja B
THE NUMBER OF THE BEAST (1982)
Il lavoro più geniale, più riuscito, più coverizzato, più ispiratore, anche più copiato da altre bands. Insomma, uno dei punti di riferimento del metal.
Fra i cinque album più belli di sempre. La band raggiunge lo splendore assoluto. Tutti i metallari conoscono almeno una canzone di quest'album.
Tutte le grandi heavy metal bands riconoscono che The number of The Beast è stato una musa ispirarice o almeno un motivo per comprare una chitarra.
Chi non ha quest'album è un truzzo. Divino. La title track è celebre, il video è uno schifo, Run to the Hills è un altra canzone violentissima e velocissima, il video fa ridere.
22 Acacia Avenue è un'altra canzone stellare, la mia preferita. Prisoner è basata sulla serie televisiva, vi ricordate, quello che uno conosceva un segreto di stato, viene catturato e rinchiuso in un'isola di pazzi, dove tutti hanno un numero, lui è il N°6? Se scappa viene catturato dalla palla bianca... video di caparezza? Vabeh, bellissima canzone.
Inutile continuare, tanto sapete già come finisce la storia... VOTO: 10
Paolo Grunja B
PIECE OF MIND (1983) Questo disco è, per moltissima gente e critici, il più bel disco degli Iron Maiden. Dal mio canto, non mi sento di condividere tale opinione, pur rimanendo il fatto che, il suddetto, è un signor disco che, a tratti, sfiora il capolavoro. Comuqnue, "Piece Of Mind", non è più rabbia e velocità sparate all'impazzata ma, al contrario, è molto più meditativo, ragionato, più epico. Le prime cinque tracce sono micidiali; canzoni che, qualunque altro gruppo, avrebbe fatto carte false per scriverle. Si passa dalleepiche "Where Eagles Dare" e "Flight of Icarus", alla sognante "Revelations" al magnifico anthem "The Trooper", ancora oggi, l'inno per antonomasia della vergina, cantato a squarciagola ai concerti della band. Le altre canzoni, invece, si accontentano di essere dei semplici riempitivi, senza per questo risultare mai noiose. L'album è da avere, pena la cancellazione dall'albo dei metallari. Ogni centesimo è più che ben pagato. Avanti: compratelo, dai! VOTO: 8
Come per i Judas Priest e per i Black Sabbath, anche gli Iron sono accusati dell'uso di messaggi subliminari. Sembra che ascoltando al contrario la track "still life" si senta Nicko McBrain che pronuncia una celebre frase del dittatore dell'Uganda Idi Amin Dada, seguita da un rutto. McBrain dichiarerà che era uno scherzo.
POWERSLAVE (1984) Dopo un album più riflessivo e meditato, come Piece of Mind, gli Iron Maiden, tornano a
spingere il piede sull'accelleratore, puntando sulla loro sirena umana, ossia, il
mitico, il solo, l'unico, l'inimitabile Bruce Dickinson! L'uomo capace di sfoderare
prestazioni dietro ai microfono che hanno del sovraumano, un semidio del genere, colui
che sfasciò un bicchere di vetro, ai tempi del collegio, con uno dei suoi acuti micidiali.
Acuti, udibili in quella che io definisco la più bella canzone degli Iron Miden, ossia
"Aces High", openere dell'album, canzone che non può (e, soprattutto, NON DEVE!) essere imitiata
da nessun essere umano. Signori... quando si ascolta Poerslave, la musica diventa davvero un'opinione..
dico io: ma cazzo, il talento, Dio, tutto ai Maiden doveva darlo? Non so, fatto sta che, il
suddetto disco, è un altro dei tanti capolavori targati Vergine di Ferro, nelle quali
sono riscontrabili, oltre all'opener, l'anthm per antonomasia nei concerti dei Maiden,
"2 Minutes To Midnight", "Flash of The Blade" che diverrà colonna sonoro in uno dei
films di Dario Argento! Ancora, la mostruosa titletrack, "Powerslave" (schiavi del potere).
l'epica "The Duellist" e, per finire, la monumentale suite "The Rime of The Ancient Mariner" (13
minuti di musica d'alta scuola!!!), innanzi alla quale io mi ichino ed umilmente mi
prosto ad adorare la Vergine di ferro... mia Dea!
un ultimo plasuo va alla copertina, bella, ironica ed inquietante allo stesso tempo.
Iron Maiden: se non ci fossero, bisognerebbe inventarli!
VOTO: 9.5
Antonio Anatas
LIVE AFTER DEATH (1985)
Come fecero i Judas Priest per Unleashed in the East, anche questi son of a bitch degli Iron Maiden pubblicano un live album con una scaletta
basata sui veri successi dei lavori precedenti, senza rischiare. Questo Live Album sarà un successone, Dickinson canta come non mai, Harris suona dannatamente bene,
Smith è ispiratisimo. Non è un polpettone di Live Album come i successivi, lungo quanto basta per non stancare, anzi, per deliziare le orecchie dell'ascoltatore. Prodotto
da Martin Birch, che collaborò con i Deep Purple per il celebre Made In Japan, Live after Death è il migliore (a mio parere, sia chiaro) live della band inglese. VOTO: 10
Paolo Grunja B
SOMEWHERE IN TIME (1986)
"Orrore, le tastiere!" Sarà stato pressappoco questo l'urlo di più di metà della legione dei fans dei Maiden, all'uscita di questo album. Album, peraltro, abbastanza interlocutorio all'interno della discografia degli Iron Maiden che sentivano, evidentemente, il bisogno di rinnovare il loro sound per adeguarlo ai tempi. E, come spesso accade, le scelte non vengono mai apprezzate (almeno non del tutto) e, qualunque cosa si fa, si è sempre al centro del mirino, pronti ad essere colpiti. Album denigrato dai più, contiene perle davvero stupende, quali la title track, e "Sea Of Madness" e l'epicissima "Alexander The Great". Che altro dire? Che "Stranger In A Strange Land" avrebbe meritato più di una "Wasted Years"? Che "Heaven Can Wait" rischia di diventare il vostro tormentone (con il ritornello che rischiate di ritrovarvi a cantare sotto la doccia)? Che "Deja - Vu" è una bellissima speed song? Che la prova dei singoli musicisti è maiuscola? L'accoppiata Smith - Murray è vincente come non mai, Nicko McBrain strabilia per perizia tecnica ed aggressività, Steve Harris è e sarà sempre un mostro del suo strumento e Bruce Dickinson è un drago.
Non date retta ai pregiudizi e compratelo, anche perché, come accade sempre, solo il tempo renderà giustizia a questo lavoro (dal parer mio, il più bello all'interno della loro discografia).
VOTO: 9,5
Antonio Anatas
SEVENTH SON OF A SEVENTH SON (1988) Ritornano i Maiden e lo fanno in gande stile, proponendoci l'album più ambizioso della
loro carriera! Il disco in questione è un concept, tappa quasi obbligatoria per i grandi
gruppi (vedesi, in primis, gli onnipotenti Queensryche).
La storia che è alla base del concept tratta di un'opera di pura fantasia ma, non per questo,
non bella, anzi! Le danze si aprono con una "Moonchild" ("Figlio della Luna"), la quale ci
annunzia la nascita dell'eletto, del predestinato che, in "Infinite Dreams" (altra song di
enorme spessore) si vedrà capace di predire il destino del suo popolo, carpendone i
segreti in quelli che sono i suoi sogni. Crescendo, il ragazzo diverrà sempre più
conscio dei suoi poteri e si troverà a dover scegliere se operare per il bene o per
il male. Ma la decisione è tortuosa, tanto che, quando rpedirrà al suo popolo l'inevitabile
fine, sarà da loro scacciato via (mi sembra di assistere ad un "Giuseppe venduto dai Fratelli,
parte II"....). Alla fine.... è "Only The good Die Young" a chiudere i battenti di
un album che è, senza ombra di dubbio, il migliore, dal punto di vista del songwriting,
negli arrangiamenti, nelle liriche, nella maturità tutta del gruppo che si dimostra
capace di osare e di spingersi al di là del tipico sound-concept dell'heavy metal,
sfiorando lidi più progressivi e sinfonici. Le canzoni da segnalare sono, oltre già citate
"Moonchild" e all'affascinante "Infinite Dreams", la stupenda "The Evil That Men Do",
e, l'epica "The Clairvoyant". Mentre, la song più insignificante di tutte è il solito
singolazzo Iron Maiden-style "Can I Play With Madness", dal solito refrain ruffianissimo
da cantare sotto la doccia. Già, gran bel disco... peccato che, per riconoscenrne l'ampio
valore e spessore artistico, siano dovuti trascorrere parecchi anni. Questo, ad honor del fatto che,
a volte, la maggior parte dei metallari si dimostrano bestioni ignoranti e senza cervello
(Che cosa!?!?!? Ci sono i Synth? Ci sono le tastiere!?!!? Giudizio: MORTE!).
A buon intenditor.... Sapete quale sarebbe il vero crimine? Non possedere questo disco....
VOTO: 9.5
Antonio Anatas
NO PRAYER FOR THE DYING (1990)
C'è chi dice che i Maiden abbiano toccato il fondo sfornando "cagate" del calibro di "The X Factor" (album che non è affatto dispiaciuto al sottoscritto, anzi) e "Virtual XI" (e qua posso anche essere d'accordo). E questo a causa dell'ingaggio di Blaze Baley ai microfoni, sostituto dell'eccelso Dickinson. Beh, il sottoscritto non concorda su quanto detto per il semplice fatto che, "No Prayer For The Dying" si colloca al primo posto delle brutture targate Iron Maiden per una serie di motivi che vanno al di la della semplice voce dietro i microfoni.
Primo fra tutti è l'abbandono di Adrian Smith sostituito da Janick Gers che, comunque, partecipa in maniera marginale alla stesura del nuovo album. Il che lo esonera dall'aver partorito tale amenità. Le colpe ricadono, quindi, sui vecchi musicisti della band: McBrain - Harris mai così poco ispirati ed un Bruce Dickinson che ci aveva sempre viziati con la versilità della sua ugola magica, completamente giù di tono, con quel suo "gracchiare" davvero fastidioso! Il songwriting è da pena e alcuni brani paiono gli scarti di altri capolavori precedenti (ascoltare per credere l'intro di "Tailgunner", fotocopia riuscita male di "Infinite Dreams"). E non bastano alcuni episodi più riusciti, quali "Holy Smoke" (dall'incedere "hard-rockeggiante"), "Bring Your Daughter…. To The Slaughter" (dal solito ruffiano ritornello) e "Mother Russia", forse il brano migliore.
Difficile arrivare fino in fondo (impresa che nemmeno Superman riuscirebbe a portare al termine), consigliato per eventuali torture ai vostri peggiori nemici o per rovinare qualche bella festa. Io vi ho avvertito, statene alla larga.
VOTO: 4,5
Antonio Anatas
FEAR OF THE DARK (1992) Dopo aver bestemmiato migliaia di morti e aver vomitato per ore ed ore, a causa di
quell'ameneità che risponde al nome di "No Prayer For The Dying", mi sono avvicinato
al platter in questione coi piedi di piombo (puzza di fregatura nell'aria....).
Allora: ci sono due scuole di pensiero su FOTD. La prima, che lo accolgie a braccia
aperte, dichiarandolo uno dei dischi più belli composti dai nuovi Maiden (quelli, tanto
per intenderci, dopo l'abbandono di Adrian Smith). La seconda, quella che lo
vede come una nefandezza di primo ordine. Infine, c'è la mia, ossia quella che dichiara
che la verità è nel mezzo: non siamo di fronte al capolavoro (e, dal mio parere, non lo saremo
più, I capolavori, i Maiden, ce li hanno regalati ai tempi d'oro), nè, tuttavia, questo
"Fear Of..." è la porchera che molti dicono che sia. L'opener, "Be Quick or Be Dead" non è niente male,
anzi. In essa si assiste ad un inedito Bruce Bruce che sfodera i suoi primi "growl"(termine
da prendere assai con le pinze). Poi, a seguire, vi è quella "From Here To Eternity", dal
refrain davvero accattivante (e dal video esilarante). Poi, ancora, Afraid to Shott Stranger e
"Wasting Love" (uno dei pezzi più riusciti dell'albm e della carriera maideniana in generale).
Ok... da adesso in poi: il piattume più totale. I pezzi a seguire sono uno più inutile, sciapo,
"vuoto", insignificante, dell'altro,. Sembra quasi che per dovere di "quota 12 songs", siano
stati composti a cazzo e schiaffati lì a forza di cose... Signore del Cielo (o degli Inferi, a voi la scelta),
che palle! Meno male che, la title track posta in chiusura di 'sto coso, salva capre e cavoli, mostrandoci
come gli Iron Maiden siano ancora capaci di scrivere pezzi monumentali.
Album consigliato ai fan della Vergine di ferro. Agli altri, non so che dire.... ascoltate
il vostro cuore 8e, soprattutto, il vostro portafogli...).
VOTO: 6
Antonio Anatas
A REAL LIVE ONE / A REAL DEAD ONE (1993) Volevo sparare in bocca ad Harris, quando vidi uscire questo doppio live album. E questo,
ad honor del fatto che, il suddetto, altro non è che la riproposizione di "A real Live one" e
"A Real dead One" (usciti l'anno prima), in un unico cofanetto, senza alcuna variazione,
se non, quella nel prezzo. Contenti loro... l'alum, per quel che mi riguarda, è il live
più brutto del mondo (e non solo della band), dove, ad una produzione orrida, si
assiste ad una performance ancora peggiore, della band tutta e, in primo piano, di
Bruce Dickinson, che passa da autentico animale da palcosenico qual'era, capace di sfoderare prestazioni
siderali anche dopo essersi esaurito fisicamente, al livello di babbione inespressivo, che
stecca ogni 3 secondi, capace di non saper più cantare. La scaletta comprende le
canzoni classiche dei Maiden, con l'unica differernza che, ascoltandole, potreste
rimanere vittima di coliche renali permantenti. L'unica cosa che si salva è, oltre
alla copertina, lo show offerto dalla band, nella quale si assite ad una decapitazione
(ovviamente finta), davvero reale e macabra allo stesso tempo. Per il resto, conservate
i vostri soldi per le medicine, nella vita, in fondo, non si sa mai....
VOTO: 0
Antonio Anatas
LIVE AT DONINGTON (1993) Ennesimo live (cazzo!!!!) della vergine più chiodata e borchiata del mondo.
Io, mi son rotto le albicocche di 'sti dischi tutti uguali... che cacchio. Capisco che
si stia lillì per silurare il buon vecchio Bruce, ma, spararci 4 live, uno dietro
l'altro, di cui 2 su CD singolo 2 su doppio... ma con chi cazzo credete a che fare?
Con Rock Feller dei poveri? Porcella la Eva.... Vabbè, se non altro, io, ho assisitito
allo show (in VHS) dei Maiden. E questo mi ha appena sollevato di qualche punticino
il morale. Comunque, questo, è il classico live medio dei Maiden, dove la band, pur
non essendo ai massimi storici, si difende bene, compreso il buon Bruce che, nonostante
csia conscio di dover essere vaffanculato dalla band, offre una prestazione un po' più
su della media degli ultimi periodi.
Per il resto, a voi la scelta, sssssiore e ssssiori! Se i soldi vi pesano come tufi
(o, meglio, CHIUMMI!) allora, compratelo a scatola chiusa. Se, invece, potete scegliere
di assistere alla performance live della band (come aggio fatto io!), allora, prendete quest'altra
alternativa. Se, invece, nè la prima. nè la seconda opzione fossero possibili, allora
investite il vostro dananaro in microclismi, per tutte le volte in cui, questi live,
siano capaci di provocare sitichezza ostinata (a meno che, non vi provochino diarrea.
In tal caso, dirottate sulle banane, che costano anche meno e non vanno prese su per il c**o....).
VOTO: S.V.
Antonio Anatas
THE X FACTOR (1995) Mai, in tutta l'era metallara, e poi mai, nessun titolo, fu cotanto esplicito, perfetto
e significativo. Il "Fattore X"... chi è? Semplice: Blaze Baley e i neo-Maiden, reduci dall'aver
espulso il tanto osannato Bruce Dickinson, ora dedito alal sua carriera solista.
Sinceramente, non ho mai compreso la vera ragione che abbia portato gli Iron Maiden ad arruolare
dietro i microfoni, Blaze (famosa voce dei Wolfsbane, gruppo dedito a tutt'altre sonorità, ben
più vicine all'hard rock). Se si pensa che, le voci in corridoi, davano, come potenziali
singer, addirittura Michael Kiske o Edu Falaschi.... non so, strana faccenda davvero.
Fatto sta che, a Blaze, fu dato l'ingrato compito di sostituire Bruce. Brutta storia, davvero brutta...
Tutto il mondo, aspettava intrepidante, col fiato sospeso, la prestazione del nuovo singer.
E, furono dolori... Ora, io non voglio affatto dire, nè che Blaze Baley sia un cattivo cantante
(e non lo dirò mai!), nè, soprattutto, che "The X-Factor" sia quella porcata che, molti
metallari e/o pseudo-recensori-giornalisti dicono sia. No! A me, questo disco, cazzo, fucilatemi, lapidatemi,
crocifigettemi, fate, insoma, quel che cazzo volete, mi è piaciuto!
Però, porca Eva maledetta, è miserevolmente mutilato da una produzione orrida che, oltre
a coprire tutti gli strumenti, copre (quasi se ne vergognassero) la voce di Blaze che,
a mio avviso, è davvero bella! Lo so, è inadatta al sound dei Maiden (ma poi, Cristo, dico io: perchè,
razza di coglioni, perchè, avete scelto lui?). Blaze ha una voce cupa, molto più bassa.
Non è in grado di sfornare gli acuti di Dickinson... e questo, Dio mio, lo renderà odioso
agli occhi di mezzo mondo (ma poi, cazo, ti credo! Se gli facevano aprire i concerti, a freddo,
cantando Aces High... fate un po' voi).
Checchè si dica, si parli o sparli a (s)proposito, io, canzoni del calibro di "Man on The Edge",
"Lord of the Flies", "Judgement Of Heaven" e, sopra tutte, la stupenda suite, gemma oscuradel disco,
"The Sign of The Cross"(una delle canzoni più belle, evocative, epiche, maestose mai composte da essere vivente)
non credo ascolterò mai da nessun altro gruppo o artista solista o, ancora, pagliaccio
blackster. La gente dovrebbe imparare ad ascoltare, poi permettersi di giudicare.
Ma, in fin dei conti, cosa ci vogliamo fare se siamo costretti a vivere in un modo di
caproni che si rimbecilliscono dietro reality, e idiozie simili? Ed io, purtroppo, non
posso (e non devo, non sarebbe giusto) premiare un album che soffre di pecche che, dai Maiden,
NON è lecito attendersi. L'album più sottovalutato del mondo è qui. L'album che, se fosse
stato cantato da Dickinson (ascoltate "The Sign of..." cantata dal vivo da Bruce....
mi vien da piangere..) avrebbe goduto di ben altra fame. Peccato, un vero peccato.
VOTO: 6
Antonio Anatas
MAN ON THE EDGE EP (1995)
Singolo introdotto nel mercato per risollevare le vendite del discreto e ambiguo The X Factor, che ha letteralmente diviso critica e fans.
La tracklist presenta la buona Man on the Edge, canzone adattata alla voce di Bailey. Non riuscireste ad immaginarla con la voce di Dickinson.
Orecchiabile, anche se la strofa assomiglia molto a quella di Rapid Fire dei Judas Priest. Vabè. Segue The Edge of Darkness, canzone piuttosto mediocre che prende spunto dai lavori precedenti.
I pezzi rari sono Justice of The Peace, carina, richiama il rock degli anni settanta, ma non brilla. La successiva, Judgement Day è aggressiva, carina, seppure non sia il massimo della tecnica.
Il lavoro termina con I Live my Way, niente di originale, ma decente. Il ritornello è molto orecchiabile ed ipnotico, cazzo. VOTO: 7
Paolo Grunja B
VIRUS (1996)
Molti appassionati degli Iron non conoscono l'esistenza di quest'album. Nemmeno io, fino a
qualche settimana fa. Oddio, album non è, neanche un singolo. Una via di mezzo.
Tra i due fallimenti, The X Factor e Virtual XI, questo lavoro brilla? Assolutamente No.
Purtroppo. Ulteriore conferma del periodo di crisi della band e della scelta sbagliatissima
(secondo me, sia chiaro) di sostituire Dickinson con un cantante non mediocre, ma non allo
stesso livello dei precedenti. La tracklist prevede la title track, Virus, canzone
che ha un pregio e un difetto. Ha una struttura diversa dalle solite songs della band,
niente strofa, rit., strofa, rit., riffs, strofa, rit., rit., ma sicuramente non
non è la migliore canzone degli Iron. Poco aggressiva, scialba, noiosetta.
Non capisco come hanno potuto sceglierla come prima canzone nella raccolta Best of the Beast.
Bah. Segue Sanctuary, gloria passata del primo album della band, suonata discretamente.
Arriva la catastrofe, Wrathchild, una delle mie canzoni preferite.
Suonata malissimo, fa venire i brividi, molto più lenta rispetto a Killers.
Gli ammiratori di Paul Di'Anno urleranno allo scandalo. Blaze Bailey fa pietà.
Seguono due cover in cui la band ripara i danni. My Generation dei Who e Doctor Doctor
degli U.F.O.. Nulla da dire su questi brani, anche se da una band come gli Iron ci
si aspetta qualcosa di più. La domanda ora sorge spontanea: ma quante persone
avranno comprato quest'album? VOTO: 5
Paolo Grunja B
VIRTUAL XI (1998) L'album più brutto della combinazione Iron Maiden/Bailey e, forse, della carriera con No prayer for the Dying. Un album fatto su misura per la voce del cantante dei Wolfsbane,
discreto, ma mai come Dickinson. E' come se la band volesse rallentare quasi con la consapevolezza che di meglio non si può fare. Le canzoni sempre la stessa storiella di mezzo culo, lunghe, pesanti, bruttine. A prescindere
da Futureal, canzone corta e accettabile, e da The Clansman, lunghetta, ma scorrevole, tutte le altre sono di una noia bestiale, anzi, Beastiale. Mi meraviglio di Harris, ha scritto canzoni veramente scialbe. Un'ulteriore conferma
del fallimento Blaze Bailey. Siamo nel '98 e mi pubblicano un relitto simile? MA VA! Piuttosto, un altro cantante non se lo potevano prendere? VOTO: 4.5
Paolo Grunja B
ED HUNTER (1999) Su questo coso, non mi ci soffermo più di tanto, visto che si tratta dell'ennesima raccolta (du palle!)
propostaci dalla Vergine di Ferro, raccolta, per chi non lo sapesse, dei pezzi più
belli degli Iron Maiden. Infatti, la scaletta, è stata composta a seguito di una votazione
avutasi sul sito della band, votazione alla quale presero parte tutti i fans. Ovviamente, la scelta,
è stata facilmente azzeccabile. Il tutto, poi, è stato condito da un'abile operazione
che più comerciale, non si puo', ossia, l'aggiunta di un CD con il Videogame di Eddie
(una sottospecie deevoluta di Quake o Doom, insomma, quei giochi in primapersona sparatutto in 3D).
L'unico inconveniente è che la grafica è terribilmente schifosa (sembra disegnato tutto
da un bambino di 3 anni). Il gioco si salva perchè, ogni missione, porta il nome di una
canzone dei Maiden, supportata da relativa colonna sonora.
Volete sapere se comprarlo? La risposta è semplice: se odiato i vostri soldi, allora, fate un po' come vi pare.
Io, la bellezza di 40 Euro e passa, non li trovo per terra, nè mi crescono sulle piantine
che ho nel balcone di casa. Poi, ognuno è libero. Avvisati.
VOTO: S.V.
Antonio Anatas
BRAVE NEW WORLD (2000)
Gli Iron Maiden, finalmente, si alzano da terra. Il ritorno di Dickinson, di Smith e di Gers ha portato nuova linfa vitale, una ventata d'aria fresca.
L'album comincia con la famosissima The Wicker Man, canzone apprezzatissima e sopravvalutatissima, a mio avviso, banalissima e commerciale. L'unica cosa che la rende accettabile è quel dannato ritornello, Your time will come, your time will.., your time...,
che ti rimane dentro la testa e non la togli neanche con i lacrimogeni. Molto meglio le successive: Ghost of the navigator (la più bella dell'album), la title track, dream of mirror, blood brothers. Canzoni melodiche che dimostrano un cuore aggressivo. Orecchiabili, poco brillanti e molto lunghe
le altre: The Mercenary è sempre la stessa zuppa, The Nomad è come Powerslave, Out of the silent world e the thin line between love and hate sono carine ma non allo stesso livello delle prime. E'un chilometro in avanti rispetto al precedente. VOTO: 7.5
Paolo Grunja B
ROCK IN RIO (2002) Possedendo l'edizione limitata con il faccione di Eddie che cambia colore assieme al
palco, debbo dire che, questa, è una delle poche cose positive di questo live.
Ma che cazzo... è possibile che, ogni qual volta Mr. Harris mette mani alla produzione
riesce a rovinare anche il lavoro migliore? (per la cronaca: vedesi "The X Factor").
Vabbè.... comunque, produzione a parte, il live, su CD doppio, altro non è che la
riproposizione del "Brave New Tour", quindi, è logico che la maggior parte dei pezzi
suonati siano quelli dell'ultimo album. Pezzi che, a mio avviso, poco si adattano alla
presa live tra il pubblico che poco gradisce e che si riaccende quando tocca ai vecchi pezzi
(su tutti, la magica "Run To The Hills"). Che dire: i Maiden son sempre i Maiden, o li si ama, o li si odia.
Io, li amo e, al tempo stesso, li detesto mortalemtente ogni qual volta, dopo il live album,
ti sfoderano il live DVD... come in questo caso. Sorvoliamo... sono ragazzi!!!
VOTO: 8
Antonio Anatas
DANCE OF DEATH (2003) Bene, andiamo direttamente al sodo, di quello che è uno dei dischi più belli della storia
della Vergine di ferro, corredata da quella che è la copertina più brutta della storia
della suddetta Vergina ferramentosa. Saltando direttamente alla seconda song (la prima, è la
"The Wicker Man" dell'album, nonchè, "Can i play with madness", ovvero la "Run to the hills"...
ma devo davvero ancora continuare o sul serio non avete capito?).
L'album segue la scia del precedente pru non essendone completamente all'altezza.
Con ciò, però, non voglio dire che è affatto mediocre o poco ispirato, al contrario.
Già a partire da "Rainmaker" si capisce che la musica è cambiata e che si ritorna a quell'heavy-progressive,
dove, accanto alle tre chitarre già presenti in Brave New World, si affacciano, questa volta molto di più, le tastiere
a fungere come accompagnamento e, specie nella ballad finale "Journeyman", da vera e propria orchestra.
Le sperimentazioni, nel sound e nel songwriting, ci sono e si sentono. Oltre alle già
citate tastiere ed orchestrazioni varie, in "Montsegur" i riff sembrano provenire dalla
matrice più thrash della vergine ferruginosa. La title track è un'opera di grande classe, che
si destreggia tra arpeggi e riff arabeggianti e assoli ed intrecci chtarristici che,
solo i grandi musicisti, possono e sanno fare. Le altre canzoni, non sono da meno.
La componente melodica è molto più marcata e presente rispetto al passato (ci sono arpeggi quasi ovunque!)
e, a volte, sembra di ascoltare una ballad che poi, come per magilla, si incazza.
Sapeinza metallara. Io l'album, lo comperai a scatola chiusa e non me ne sono mai pentito
Voi, potreste far lo stesso. Tanto, più schifo Virtual XI non può fare, fidatevi...
(sono un mattacchione... altro che Anatas...!!!)
VOTO: 8
Antonio Anatas
DEATH ON THE ROAD (2005) Ebbè, te pareva! Dopo l'album eccoti il live! mica scemi gli Irons.. solo per questo,
vi manderei a fa 'nculo. E vi ci mando, perchè, dopo il live album come per contratto,
mi sfornate il Live DVD. E già, noi si che abbiamo il pozzo de soldi sempre bello e
traboccante di denaro, altro che la crisi, l'Euro, l'inflazione e tutte le cazzate che sparano in
televisione, solo per metterci paura... Ma vaffa...rti benedire, vergine de me co***oni!
Che, a quanto pare, lo stupro su donne non vergine è meno grave di quelle vergini
(quindi, se ti stupro, mi becco l'ergastolo...E, allora, ti stupro verbalmente).
Io, questo coso, non avevo intenzione di comprarlo... e, porca troia, me lo ritrovo
in mano perchè me l'hanno regalato. Si, lo so... è vero che non si psuta nel paitto
dove mangi.. ma quando è il piatto a sputarti in faccia, che cazzo!
Oltre alla copertina, davvero bella, il live è sempre la stessa ciofeca, cazzo! Produzione
de mierda e scaletta che sacrifica le vecchie songs, in onore dlle nuove... uff...
Fottetevi! Mi rimetto il "Live Afer Death", così riascolto i veri Maiden, quelli metallari
coi controcazzi sotto e tutta l'argenteria di famiglia. Non questi nonnnini che giocano
a fare i metallari (ma... una curiosità: i capelli, cadono solo a noi comuni mortali?
Misteri della fede metallica.....).
VOTO: bo?
Antonio Anatas