BioDiscografia curata da Paolo Grunja B, informazioni biografiche prese dalla Wikipedia


IMMORTAL


Una band dall'aspetto davvero spaventoso. La band più brutta che il Metal abbia conosciuto? Forse, non so se si possa fare il confronto con gli Strapping Young Lad... però sono degni avversari della band canadese nel guinness dei più brutti in assoluto (fisicamente parlando).

C'è da dire, però, che gli immortal vantano una posizione in classifica per la band Black Metal più ridicola di tutti i tempi. Effettivamente, la loro foto in gara, fa veramente sbudellare dalle risate! Guardatela cliccando qui!

Inoltre, una tendenza diffusa fra i Fan è quella di sostituire le facce di personaggi famosi con quelle di Demonaz e di Abbath!!

Parliamo del loro lato musicale....

Gli immortal, prima di intraprendere la strada per il Black Metal, cominciano con un progetto Death Metal, Amputation: sotto questo monicker gli Amputation registrarono due demo nel 1989 con Demonaz Doom Occulta (Harald Nævdal) e Jorn Tunsberg alle chitarre, Abbath Doom Occulta (Olve Eikemo) al basso e alla voce, e Armagedda alla batteria.

Il gruppo cambiò nome in Immortal nei primi anni novanta. La terza demo, Unholy forces of Evil, segnò l'abbandono definitivo del Death metal a favore del Black.

Con questa demo gli immortal ottennero un contratto dalla Label Francese Osmose per produrre il primo Full Lenght.

DIABOLICAL FULLMOON MYSTICISM (1992) Ancora ragazzi (nemmeno la maggiore età), gli Immortal pubblicano un lavoro degno di Blacksters professionisti. Ebbene si. Abbiamo fra le mani un lavoro che, in fin dei conti, non è il massimo dell'originalità, ma va apprezzato proprio per il fattore giovinezza. Raw Black metal gelido e devastante, che prende però parecchio da artisti della categoria e non, Bathory in primis (ma quale gruppo non ha attinto dal sound di Quorthon??), ma anche Slayer (fate caso agli assoli, ricordano quelli di King e Hanneman). Il sound di questo primo lavoro degli Immortal può essere bello per un blackster, palloso per un metallaro più generalista. La voce di Abbath è da bestia nera: pensare che ha solo 16/17 anni fa riflettere sull'adolescenza di questo ragazzo... se ha una voce simile, chissà che brufoli avrà? Basta allungare il brodo con cazzate. Ritengo che la gente esageri un pochettino con quest'album: sarà carino, ma è ancora un pò troppo immaturo e decisamente troppo grezzo per considerarlo un capolavoro come dicono alcuni: belle Cold Winds of Feneral Dust, Blacker than Darkness e la lunga A Perfect Vision of the Rising Northland, in cui gli Immortal dimostrano di avere personalità, ma le altre meriterebbero una bella revisione. Non fate caso agli errori che fanno: sbagliano note, vanno fuori tempo, ecc. ecc. errori che si percepiscono ma che si perdonano nel caos della produzione. Raw Black Metal classico. Bella la copertina. VOTO: 7

Da notare come i testi degli Immortal non siano (almeno non esplicitamente) satanici: sono ambientati nel regno immaginario di Blashyrkh, dove regna il mitico signore Corvoscuro (riferimento tacito ad Odino).

PURE HOLOCAUST (1993) Va molto meglio. Già. Tempo un anno e gli Immortal arrivano a conquistare la medaglia d'oro. Si, perchè il capolavoro si sente immediatamente. Niente più errori, produzione migliorata (per far capire ai lettori che non necessariamente un bell'album black deve avere una produzione di merda), schizofrenia assoluta. Ritmi frenetici, Abbath sotto certi aspetti migliora lo scream, che è meno lacerante rispetto al precedente album. Ma forse, meglio così. Melodie asfisianti, atmosfera angosciante, una maggiore consapevolezza dei tre. Questa volta, fanno gli Immortal. Nessun Raw Black metal di stampo altrui. Le tracks sono tutte brevi e sparatissime: l'album non coinvolge l'ascoltatore, lo devasta nel vero senso della parola. Se dovessi definire Pure Holocaust con un aggettivo, sarei indeciso fra Aspro e opprimente. La title track è una forza della natura, spacca di brutto. Per non parlare delle prime, Unsilent Storms in the North Abyss e A Sign for the Norse Hordes to Ride, tracks gelide che mettono i brividi immediatamente, senza il bisogno di intro, outro, ingressi, entrate, cazzate. Forse l'unico difetto è la potenza incontrollata. Distruzione sonora. Non sarà un album che piacerà a tutti al primo colpo, ma credo che i generalisti lo apprezzeranno. I blacksters poi.... se l'obiettivo del Black metal è quello di devastare il sound, gli Immortal ci riescono. VOTO: 9.5

Anche gli Immortal soffrono della malattia della line up instabile, solo Demonaz e Abbath saranno membri permanenti fino al 1996, quando il batterista Horgh entra nella band.

Nel 1995, gli immortal chiedono a Hellhammer (Mayhem) di entrare nella band. Naturalmente Hellhammer rifiuta. Ciò nonostante, farà qualche strazzata (termine brevettato dalla mia amica Miriam) a qualche loro concerto, giusto per gradire.

BATTLES IN THE NORTH (1995) Immaginate di essere da soli in una landa fredda e desolata, con un mantello nero addosso, la pelle bianca dalla bassa temperatura. Attorno a voi esiste solo il ghiaccio. Uno scenario desolante, doloroso, mortale. All'improvviso, la tormenta. Venite letteralmente schiacciati dalla furia del vento, penetrati dal ghiaccio: il sangue si congela all'interno del vostro corpo, gli arti cedono al gelo. Tutto questo è Battles in the North. Il capolavoro, il Black Metal. Unico obiettivo, la devastazione. Il più bell'album degli Immortal. La produzione viene nuovamente penalizzata, per far produrre alla chitarra di Demonaz l'effetto uragano. Abbath, invece, è terribile. Mai come prima devasta la batteria con un doppio pedale impressionante e costante, batte sul rullante in modo incalazante, opprimente. Per non parlare poi della voce: uno scream così aspro, gracchiante, fastidioso, glaciale. Un sound sconvolgente che ti fa venire i dolori alle ossa, quando l'album termina con la track dedicata al mitico Corvoscuro. Bello ascoltarlo adesso, che piove ad Agosto: cielo grigio, pioggia, fulmini, una Modugno opprimente e grigia. Quest'album è una sensazione masochista da provare. VOTO: 10

Nel 1997, Demonaz becca la tendinite acuta e non sarà più in grado di suonare la chitarra. Tuttavia, continuerà a scrivere, affidando il suo ruolo ad Abbath.

BLIZZARD BEASTS (1997) Naturalmente la fisica non si smentisce mai. Dopo un capolavoro, c'è sempre un calo. Questo è il primo album in cui Demonaz non suona più la chitarra, ed il primo in cui Horgh si colloca dietro alle pelli. Primo grande difetto: la produzione, che in quest'album si dimostra essere un'arma a doppio taglio, in quanto, rispetto al precedente, viene penalizzata anche al batteria, che non contribuisce più a creare l'effetto uragano. La voce di Abbath, poi, ha un volume più alto, quasi a renderla fuori dal coro rispetto alla componente strumentale. Secondo grande difetto: gli immortal non sanno che fare. Sono consapevoli che un'ennesima distruzione stancherebbe gli ascoltatori, che hanno ancora le orecchie doloranti da Pure Holocaust e Battles in the North. Secondo alcuni, quest'album segna il ritorno al Death dei precedenti Amputation. Secondo me, stiamo ascoltando un Blackened Thrash Metal in cui la band non vuole rinunciare al sound dei precedenti album, aggiungendo qualcosa di nuovo, ma nulla di particolarissimo: con il risultato di avere fra le mani un lavoro sufficiente, poco carismatico, a mio parere deludente. Non solo non c'è confronto con i precedenti, ma non c'è confronto neanche con lavori di colleghi come Satyricon, Darkthrone ecc. ecc. VOTO: 6

Nel 1999, il batterista Grim (Erik Brødreskift), che ha lavorato anche con gli Immortal, si toglie la vita con un overdose di droghe.

AT THE HEART OF WINTER (1999) Sapete cosa contraddistingue una grande band? La capacità di saper cambiare completamente stile e, nonostante ciò, offrire ai Metallari un'ennesimo capolavoro. Perchè At the heart of Winter è totalmente diverso da Battles in the North, eppure è quasi al suo stesso livello. Non è una tormenta, niente furia, poco maligno, sotto certi aspetti. Tuttavia, rispetto al precedente Blizzard Beasts, la band rinuncia quasi totalmente al Raw Black Metal (di cui rimarrà solo al voce e la produzione Low Fi) per concentrarsi sulle possibilità offerte dal Thrash e dall'Heavy Metal. A mio parere, il risultato è ottimo: riescono a coniugare il desolante misticismo che ha contraddistinto la loro carriera con riffs efficaci e strutturalmente complessi, diminuendo l'irregolarità, offrendo agli ascoltatori un prodotto davvero valido. Un album con solo sei tracce, molto lunghe, contraddistinte da un alternanza fra riffs tipica del thrash, da una maggiore presenza di assoli, da una maggiore importanza alle sei corde. Alcune tracks (come la title track) ricordano addirittura il Death Metal melodico di tipo Svedese. Sicuramente l'album più longevo della loro carriera, l'album che sarà più amato dai generalisti e più odiato dai Blacksters. A me è piaciuto subito, immediatamente. VOTO: 9

Per aiutare gli Immortal, dopo l'infortunio di Demonaz, entra nella Line Up il bassista Iscariah.

DAMNED IN BLACK (2000) At the heart of Winter aveva dimostrato che la band era capace di proporre un sound diverso dal Raw Black Metal. Affiacciandosi al thrash, gli Immortal si rendono conto che tramite la sperimentazione si riesce a proporre qualcosa di buono. Tuttavia, a mio parere, gli Immortal sbagliano quando decidono di stabilizzarsi, senza provare nulla di diverso. Ritengo, infatto, che Damned in Black sia il peggiore album della band. Non perchè sia brutto, ma perchè è davvero poco originale. Blackened Thrash Metal di tipo classico, stereotipato, ormai obsoleto nel nuovo millennio, in cui tutti gli artisti del genere soffrono a causa di problemi legati all'originalità dell'offerta. Se a ciò aggiungiamo la voglia di mantenere la produzione Low Fi, per un album che di Black Metal ha davvero poco, il risultato, a mio parere, è davvero scandente. Non sono d'accordo con coloro che premiano quest'album: non solo siamo lontani da Battles in the North, ma anche dal precedente, che sapeva stupire proprio perchè aveva quel qualcosa in più, il tocco macabro della band. Secondo me questo è un album, invece, che può benissimo rimanere negli oscuri meandri nel mercato musicale. Sciapino. VOTO: 6

La band cambia casa discografica: il loro ultimo lavoro sarà pubblicato dalla Nuclear Blast.

SONS OF NORTHERN DARKNESS (2002) La carriera degli Immortal termina con quest'album, che, come ha detto giustamente un collega, riassume la strada intrapresa dalla band. Damned in Black, proprio per il suo sound più soft, è stato molto apprezzato dalle Metal Heads (allo stesso modo, distrutto dai tradizionalisti). La nuclear blast, naturalmente, mica poteva lasciarsi sfuggire quest'opportunità, consentendo alla band di riprendere il cammino intrapreso dai precedenti due album nelle prime tracce, con poche sostanziali differenze ed altrettanto poche migliorie. Ciò nonostante, la band ci regala tre gioielli di immenso valore. Il primo fa ritornare l'ascoltatore nella furia mortale di Battles in the North, soddisfando le esigenze dei nostalgici: parlo della mitica Demonium. La seconda track è l'esatta via di mezzo fra Pure Holocaust e at the heart of Winter, fra furia e struttura, fra riffs devastanti, eppure curati e suggestivi: In My Kingdom Come. La terza perla è l'ultima canzone dell'album, in cui gli Immortal rallentano il tempo concentrandosi sull'espressione dei Riffs, regalandoci una canzone, Beyond the North Waves, che si può definire Viking. Bello l'assolo finale, che dimostra la crescita tecnica della band dal lontano Diabolical Fullmoon Mysticism, dove il sound era ancora troppo grezzo. Peccato sia finito tutto. VOTO: 7.5

Ormai impegnati in progetti paralleli Abbath, Demonaz e Horgh, alla luce di numerose tensioni all'interno della band, decidono di chiudere il libro.

Tuttavia, Abbath e Horgh, con il chitarrista degli Enslaved Arve Isdal e con l'ex bassista dei Gorgoroth King ov Hell, daranno alla luce il progetto "I". La band ha cominciato ha lavorare ad un primo full lenght ad Aprile del 2006 e la release sarà prevista per la fine dell'anno. Stando alle loro dicharazioni, la band riprenderà il sound dei Motorhead.

Inoltre, su Rock hard Abbath e Horgh dichiarano che gli Immortal torneranno in vita con un nuovo album. A conferma del loro ritorno, gli Immortal suoneranno a numerosi concerti e parteciperanno come Headliner al Wacken Open Air Festival del 2007.




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