BioDiscografia curata da Paolo Grunja B, con la collaborazione di Bloody Jack (Leprosy, Human) e di Robertino (Live in L.A.). Informazioni biografiche prese dalla Wikipedia.


DEATH


Molto probabilmente, la band che più ha contribuito alla nascita ed allo sviluppo del Death Metal.

Band che ha ruotato attorno alla figura del mitico artista Charles Michael "Chuck" Schuldiner, morto nel 2001.

Chuck nasce il 13 maggio 1968 a Long Island, ma visse in Florida dall'infanzia. La passione musicale di Chuck si sviluppa a seguito di un grave episodio: All'età di 9 anni perde il fratello in un incidente. I genitori gli regalarono una chitarra classica, pensando che la musica potesse aiutarlo ad affrontare il suo dolore. Non gli piacquero però le lezioni di chitarra classica, ed abbandonò lo strumento.

I genitori, tuttavia, gli comprarono una chitarra elettrica. Chuck rimase così affascinato dallo strumento che passava giornate intere a suonare, ad esercitarsi e a studiare.

Nel 1983, attratto dalla New Wave of British Heavy Metal, fonda una sua band: i Mantas, con il cantante Kam Lee (Barney Lee) ed il chitarrista Rick Rozz (Frederick DeLillo). Comincia qui il lungo viaggio verso la creazione dei Death.

I Mantas sviluppano una prima demo, Death by Metal, che comincia ad avere un discreto successo.

Nel 1984, il monicker Mantas sarà sostituito dal più terribile, "Death". Un altra demo sarà prodotta, Reign of Terror.

Nel 1985, dopo l'ennesima demo, Infernal Death, Schuldiner licenzierà Rozz e Lee, sostituiendoli con il bassista ed il chitarrista dei Repulsion, Scott Carlson e Matt Olivio. Non soddisfatto della mancanza di un batterista, Chuck manderà tutto a brave donne, viaggiando verso San Francisco.

A San Francisco suonerà con il batterista dei DRI, Eric Brecht, ma non rimarrà soddisfatto del risultato.

Nel 1986 riceverà una proposta di entrare nella band thrash canadese Slaughter. La collaborazione durerà solo due settimane, in quanto Chuck non gradirà l'ambiente.

Tornò a San Francisco, dove decise di collaborare con il batterista Chris Reifert. Insieme registreranno la demo Mutilation, che li consentirà di firmare un contratto con la Combat Records, e di produrre il primo album, Scream Bloody Gore.

SCREAM BLOODY GORE (1987) Sempre per approfondire la mia conoscenza Death Metal, è naturale che io debba ascoltare i primi album dei Death, almeno per capire da dove nascono i caratteri ereditari del genere. Che dirvi, ragazzi, vi consiglio caldamente di comprare Scream Bloody Gore, primo album della celebre band americana, classe 1987. E' un album superbo. Innanzi tutto, colpisce la perfetta produzione. Sembra che i Death ti stiano suonando addosso, come se quest'album fosse un bukkakè sonoro (che schifo di paragone, ma è così!!!), davvero una registrazione eccellente. Per quanto riguarda lo stile delle canzoni, devo ammettere che, essendo ancora un genere bambino, il sound non si distacca ancora nettamente dal Thrash: i riffs, l'impostazione, la struttura delle canzoni sono ancora dipendenti dal sound della Bay Area, nonostante ci siano i primi elementi del Death come il terribile Growl del formidabile Schuldiner, con tanto di acuti tra un Die e Blood (sit capit a cudd?!?!?). Lo stesso Chuck offre all'ascoltatore riffs ben strutturati, come nella celebre Zombie Ritual (addirittura orientaleggianti!!). Davvero un piccolo gioiellino, reo solo di essere spesso un pò statico, ereditando questo difetto sempre dal Thrash e dai suoi esponenti maggiori. Scream Bloody Gore deve essere presente nella vostra collezione, pena il rituale zombie. VOTO: 9

Scream Bloody Gore sarà uno dei primi esempi di Death Metal, accanto a Seven Churches dei Possessed.

Nell'album collaborerà anche il chitarrista John Hand, anche se sul bootleg il suo nome non è presente.

Schuldiner tornerà in Florida, lasciandosi alle spalle il batterista Chris Reifert. Entrerà di nuovo in contatto con Rick Rozz, lavorando assieme a lui e a due membri della sua band, i Massacre, ovvero Terry Butler e Bill Andrews.

Con questa line up sarà prodotto Leprosy.

LEPROSY (1988) E' inutile perderci in chiacchiere i Death sono i Death e, come un diamante grezzo che deve essere ancora lavorato per avere il suo massimo splendore, il gruppo del compianto Chuck ha partorito dal suo infinito genio un'altro album assoluto grezzo e violento, non giriamoci intorno e non ce ne usciamo con cavolate, questo è un grande album, punto e basta.
Senza un minimo dubbio siamo ben lontani ancora dallo splendore di Human o di The sound of perseverance, la tecnica è ancora per modo di dire scarsa o per meglio dire non tanto sviluppata e messa in pratica, il cd in questione è un concentrato di trash-death che ricorda tantissimo il sound degli Slayer, ma la creatura Death stà già muovendo i primi passi da sola e già si nota un netto miglioramento nelle composizioni rispetto al lavoro precedente quale è Scream bloody gore; in questo nuovo capitolo ogni traccia splende di luce propria e mi risulta anche difficile dire quale traccia sia migliore, forse sarà l'opener e title track Leprosy, oppure le bordate di Born dead, Forgotten past o non saprei una Left to die oppure Pull in the plug oppure la conclusiva Choke on it?
A voi la difficile sentenza.
VOTO: 8

Il lunatico Chuck, nel 1989, licenzierà Rick Ross, per sostituirlo con James Murphy (più tardi nei Testament).

Con questo nuovo (ma già vi dico breve) chitarrista pubblicherà Spiritual Healing.

Curiosità: da Spiritual Healing in poi, Chuck, nella scrittura dei testi, abbandonerà l'uso dello splatter per concentrarsi più su tematiche "sociali" (cioè sempre morte, però guerra, fame, ingiustizie, bastardi che trattano male il prossimo come loro stessi, ecc. ecc.).

SPIRITUAL HEALING (1989) L'album più brutto dei Death. Fa schifo. Inascoltabile. Manca di furia, di spessore. Merita di essere buttato dalla finestra. Eccetera eccetera eccetera eccetera. Con queste ed altre affermazioni è stato praticamente distrutto questo lavoro della mitica band statunitense. Che la gente non lo abbia compreso? Voglio dire, già dalla copertina, così particolare, si capisce che questo lavoro è "Particolare". Ammetto che questo è il secondo album che ascolto della band (il primo è il mitico the sound of perseverance) e, leggendo qua e là sul web, viene punito con votacci. Ora, non è che voglio giudicare i criteri di valutazioni usati dai miei colleghi recensori (o writer....) però se date a quest' album un voto come 6, non siete corretti nei confronti della musica offerta dalla leggendaria band, in quanto altre bands, anche moderne, ricevono voti moooolto più alti con lavori qualitativamente minori (perchè quest'album dei death va punito, mentre gli Obituary continuano a ricevere voti alti?). Fatevi un'esame di coscienza. Sarà uno dei peggiori album della band, ma a prescindere da tutte le considerazioni che si possono fare sulla carriera della band, paragone con i lavori passati e con quelli futuri, un sette (anche qualcosina di più!) se lo merita. Come non apprezzare tracks come Living Monstruosity, Defensive Personalities e Within the Mind? E' vero che la maggiore tecnica non trova equilibrio in un sound più gradevole, però questa maggiore tecnica va pure premiata. Avrei voluto dargli sette e mezzo, però con un voto simile mancherei di rispetto ad artisti che con 7.5 ci hanno offerto musica non migliore, ma sicuramente più orecchiabile. Riceverà un bel sette, anche se anche all'interno del chiummo ci sono bands che hanno ricevuto sette per album qualitativamente minori. Ahhhhh, è dura la vita del recensore.... VOTO: 7

Un episodio curioso comporterà l'ennesimo cambio di Line Up. Nel 1990, prima di cominciare un tour in Europa, Schuldiner decise di annullare all'ultimo momento il tour, in quanto, secondo lui, organizzato male. Andrews e Butler decisero di andare in tour senza Chuck, sostituendolo con i roadies Walter Trachsler (chitarra) e Louie Carrisalez (voce). Chuck, disgustato, fece causa ai suoi compagni, che sfociò nell'allontanamento degli stessi dai Death.

Tutto ciò conferma quanto i Death siano Chuck Schuldiner.

Chuck, convinto che non ci potesse mai essere una formazione stabile per i Death, si avvalse di musicisti di sessione.

Arruolò, per il suo nuovo album, il bassista Steve DiGiorgio dei Sadus, il batterista Sean Reinert ed il chitarrista Paul Masvidal, entrambi dei Cynic.

Human sarà il maggiore successo commerciale della band.

HUMAN (1991) Calma, ragioniamo e facciamo un bel respiro.
Ora vorrei porvi dei quesiti: se i Death non fossero mai esistiti a che punto sarebbe il death-metal? Quale o quali band avrebbero fatto grande o sarebbero i veri padroni di questo genere? Chi sarebbero stati gli innovatori o i perfezionatori del genere?
Vi rispondo io: NESSUNO.
I Death sono quelli che, nonostante non siano più attivi per la scomparsa dell'immenso Chuck (ma Dio perchè se esisti fai questo? perchè hai chiamato a te questo ragazzo semplicemente unico, perchè?), sono il gruppo di punta ed Human ne è la prova.
Questo è un cd che richiede più di un ascolto per essere assimilato alla perfezione, dove si raggiunge quasi la perfezione ed il death-metal tecnico si fonde con il jazz e con quel pizzico di psichedelia (Lack of comprension), dove il duo Chuck Schuldiner e Paul Masvidal è semplicemente unico, dove il loro apporto sulle chitarre si fonde alla perfezione (Flattering of emotion,Vacant planets); il lavoro di Sean Reinert dietro le pelli è un qualcosa di assolutamente mostruoso, una furia (tecnica) in ogni singola canzone del platter; ed al basso c'è Steve di Giorgio, altro grandissimo musicista con un tasso tecnico da togliersi tanto di cappello, infatti ascoltatevelo nella strumentale Cosmic sea, (anche nel resto del lavoro naturalmente!!!) e vi renderete conto di come quest'uomo veramente possa essere considerato "mostro" nel suonare e perchè no, anche un innovatore se mi è permesso dirlo.
I testi di Human mi piace considerarli come l'anticamera del The sound of perseverance: nei vari episodi Chuck inizia ad entrare nello spirito umano, inizia ad esaminare quello che è l'uomo dentro il suo animo e le sue debolezze e paure.
Come concludere, non ne ho la più pallida idea. Posso solo dire che da quando i Death non ci sono più il metal è più povero.
VOTO: 9

Ovviamente, se i Death sono Chuck Schuldiner, nemmeno un manager potrà comandare il pazzo chitarrista. Numerosi saranno i litigi, con conseguenti azioni legali, fra lui ed il manager statunitense del Metal per antonomasia Eric Greif. Chuck Schuldiner deciderà, quindi, di amministrarsi da solo.

Nel 1993 Reinert e Masvidal saranno obbligati a tornare al loro progetto iniziale, i Cynic, nonostante i vani tentativi di Schuldiner di tenerli ancora nella formazione.

Saranno sostituiti da Gene Hoglan, batterista dei dissolti Dark Angel, e da Andy LaRocque, chitarrista di King Diamond, per la pubblicazione del nuovo album.

INDIVIDUAL THOUGHT PATTERNS (1993) Con un batterista come il mitico Gene Hoglan, un bassista come Steve DiGiorgio, un chitarrista come Andy LaRocque, è ovvio che Chuck tira fuori pezzi tecnicamente strabilianti. Individual Thought Patterns è una vera bomba mortale, impressionante nella sua furia. Certo, non arriva all'ultimo, grande lavoro, ma è sicuramente un album che sa il fatto suo. Peccato per due grandi difetti: il primo è la produzione, che sembra esaltare l'ottimo Gene Hoglan, confondere le chitarre e penalizzare il basso del DiGiorgione. L'altro grande difetto (e qui sarà linciato), è proprio la prestazione del celebre bassista: forse troppo jazz/fusion. A mio parere, DiGiorgio vuole fare un pò lo sborrone: guardatemi! Sono bravo! Suono un fretless! Faccio Fusion! Tutto ciò esula un pò dal carattere Death (sebbene Prog) che l'album vorrebbe proporre. A questo punto, strano ma vero, analizziamo il comportamento della Prog Metal band per antonomasia, e del loro bassista: un John Myung è tecnicamente straordinario, arricchisce i brani dei Dream Theater con la sua indiscutibile abilità, però lo fa in modo intelligente, rispettando la linea sonora che la canzone deve seguire. In quest'album, invece, sembra che 4 persone diverse suonino solo per realizzare un album, ognuno seguendo una propria linea: mentre Hoglan riesce a fare comunque un casino favoloso, e i due axeman collaborano rispettandosi l'un l'altro, sembra come se DiGiorgio se ne vada per i cazzi suoi.
Bell'album, comunque. Uno dei migliori della band. VOTO: 8

Nel 1994, i Death abbandonano la Relativity (ex Combat Records) per firmare un contratto con la Roadrunner Records.

L'anno successivo Steve DiGiorgio e Ralph Santolla, chitarrista che sostituì LaRocque nei tour della band, saranno rimpiazzati da Kelly Conlon e Bobby Koelbe.

Symbolic sarà pubblicato nello stesso anno.

SYMBOLIC (1995) Un album particolarmente complesso da valutare. Se valutato sotto l'aspetto tecnico, non avrei dubbi ad appioppargli un bel dieci: Impressionante è la prestazione di Gene Hoglan, che riesce a superare i già altissimi livelli conferiti nel precedente Individual Thought Patterns; i ben più anonimi musicisti Kelly Conlon e Bobby Koelbe rispettano la linea imposta dal precisissimo Schulinder, che, in questo Symbolic, sfoggia maggiormente non solo la sua incredibile capacità tecnica, ma anche un gusto nel saper inserire parti melodiche nel suo raffinato Death Metal. Infatti, sono del parere che questo Symbolic meriterebbe di essere catalogato nella voce Death Metal Melodico, rispettando il significato letterale dell'espressione. A conferma di questa nuovo ordine musicale intrapreso, avrete notato la "lentezza" dei brani che compongono l'album, insolita per i Death che, comunque, non rinunceranno mai alla velocità, ma, su Symbolic, la alterneranno ai Mid Tempos. Scelta, questa, che potrebbe lasciare delusi i fan che preferivano i Death più picchiatori. Album particolarmente difficile da ascoltare e da apprezzare, che potrebbe essere considerato spento per alcuni, maturo per altri. VOTO: 8.5

Dopo Symbolic, Schuldiner rompe ogni legame con la Roadrunner Records, cominciando a lavorare per un nuovo progetto, in cui sarà solo chitarrista e non cantante: i Control Denied. Schuldiner, per obblighi contrattuali, sarà obbligato però a produrre un altro album sotto il monicker Death, per la Nuclear Blast.

Chuck sarà obbligato non solo a riformare i Death, ma ad utilizzare qualche canzone che aveva sviluppato per i Control Denied nel nuovo album. Chiamerà a se il batterista Richard Christy, il chitarrista Shannon Hamm ed il bassista Scott Clendenin.

Nasce così, per obblighi di legge, l'album più bello dei Death, The Sound of Perseverance.

THE SOUND OF PERSEVERANCE (1998) Pensavo di sapere che cosa significasse il death metal. Due sono le possibilità: o i Death non suonano Death Metal, oppure le altre bands che suonano Death in realtà non suonano death. Sembra quasi uno scioglilingua. Scherzi a parte, è il primo album che ascolto del defunto Schuldiner (R.I.P.) e il sound è a dir poco sensazionale: qualcosa di così tecnico, così elevato, così geniale, così imprevedibile, è una forma quasi progressiva di fare death metal. Anche lo stesso Chuck - a quanto pare solo in quest'album - ha un ruggito inclassificabile, che non rientra nei canoni del death comune. L'album, comunque, è molto difficile da comprendere e da apprezzare nella sua totalità, "for geniuses only", come direbbe The Great Kat, non va catalogato come "pessimo" immediatamente: pensate a scrivere una musica simile dal nulla, voi ci riuscireste? Beh, io una frenesia simile riesco ad assimilarla solo ai primi Dark Tranquillity ( sebbene non sia da idioti classificare i Death sotto la voce Death Melodico). E' un album che necessita di anni e anni di metal per essere compreso, come una poesia in sanscrito, non siate contadini sempliciotti quando lo ascoltate per la prima volta, ma sforzatevi di assimilarlo. Da Scavenger of Human sorrow fino ad A Moment to Clarity, finalmente, si ascolta qualcosa di veramente diverso. C'è anche Painkiller, ma sono un priestiano, ritengo che solo i Judas sappiano riprodurla, comunque non è male, sebbene Chuck, nel cantarla, rischi di andare fuori tempo. Ciò nonostante, complimentoni. Lode al Merito per una band scomparsa fisicamente, ma che vive nella bellezza di quest'opera. VOTO: 10

Con quest'ultima Line Up termina l'avventura dei Death. Steve DiGiorgio, di nuovo libero, sostituirà Clendemin, mentre Tim Aymar, un cantante power, eseguirà le parti vocali nel nuovo progetto di Chuck, i Control Denied.

Nel 1999, Chuck proverà un insolito dolore al collo: all'inizio pensò si trattasse di un nervo infiammato, in realtà era causato da un tumore al cervello.

Con la radioterapia, ed un intervento al cervello, Chuck guarì, ma la famiglia Schuldiner rimase al verde, nonostante le donazioni ricevute dalla comunità metal.

Nel maggio 2001 il cancro ritornò. Chuck, stavolta, non potè permettersi un ulteriore intervento, per cui si sottopose alla Chemioterapia.

Morì il 13 dicembre 2001.

I Live che vennero pubblicati nel 2001 avevano lo scopo di ricavare liquidità per l'intervento a Chuck. Non fu possibile.

LIVE IN L.A.: DEATH & RAW (2001) Non amo particolarmente gli album dal vivo, ma in questo caso... Avete mai ascoltato questo cd? Vi invito a farlo perche' si tratta di un live autentico, senza fronzoli e anche con qualche sbavatura che lo rende ancora piu' vero. Certo parlare di "sbavature" quando prendiamo in considerazione un gruppo come i Death fa venire da ridere; la preparazione tecnica dei quattro fa rabbrividire qualsiasi persona si sia mai avvicinata ad uno strumento musicale, in particolare mi ha lasciato senza fiato la sezione ritmica con l'immenso Richard Christy dietro le pelli che martella come un dannato e dona ai pezzi (anche quelli piu' datati) un dinamismo e un tiro da paura!
Azzeccata anche la scelta della scaletta, ovviamente e' stata privilegiata l'ultima parte della loro discografia, quella "ultratecnica" per intenderci, ma non mancano comunque alcuni graditi salti nel passato che rendono quest'album davvero godibilissimo.
Cosa aggiungere? Amanti del Death Metal, dell'Heavy Metal e della musica suonata col cuore date un ascolto a questo disco, non ve ne pentirete!
VOTO: 10

LIVE AT EINDHOVEN (2001) Personalmente non riesco a fare un confronto con il live precedente, qualificato quasi come perfetto. Eppure, mi chiedo se i motivi della pubblicazione di questo live sono il finanziamento per il povero Chuck Schuldiner o il finanziamento delle casse della Nuclear Blast. Non lo so, però devo ammettere che l'utilità musicale di questo live non è altissima, in quanto: 1) la scaletta non rappresenta la carriera dei Death come invece si è (quasi) cercato di fare nel live precedente, concentrandosi quasi esclusivamente sui lavori progressive (da Human in poi); 2) la registrazione non rende giustizia alla band (ascoltate la penalizzatissima Crystal Mountain). L'esecuzione dei brani non è proprio perfetta: ogni tanto qualche sbavatura c'è, ma chi se ne frega, in fin dei conti. La band, comunque, cerca di fare il proprio lavoro al meglio, riuscendoci nel 95% dei casi. Eppure, non è proprio un live album che lascia a bocca aperta, soprattutto per come viene ridotta una canzone come Spirit Crusher, quasi paralizzante nelle parti più complesse, a causa della famigerata produzione. Per farla breve, è un live decente, che delizierà i fan della band, ma che non brilla nella discografia. VOTO: 7.5

Termina qui la storia di uno degli uomini più importanti del Metal. Chissà cosa ci avrebbe regalato, con i suoi Control Denied, se fosse ancora in vita.

R.I.P CHUCK SCHULDINER




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