BioDiscografia curata da Paolo "Grunja" B

SOMETHING WILD (1998) Qualcosa di selvaggio si nasconde in questi 5 ragazzi provenienti dalla Finlandia. Alexi "WildChild" Laiho forgia dall'eredità lasciata dai Thy Serpent un album che, per molti ragazzi, è stato l'ingresso al mondo fatato chiamato Metal: Black growls (spesso tendenti al death), riffs velocissimi, sfuriate di doppia cassa , dolci melodie che fanno della ricetta Children of Bodom un sofisticato sistema di contrasti: Red light my eyes pt 1 e 2, lake Bodom, Touch like angel of death sono canzoni che hanno attratto anche i meno inclini al Black/Death. Tuttavia manca ancora qualcosa...comunque Something Wild è un incredibile risultato per un disco di esordio, un biglietto da visita tempestato di diamanti. VOTO: 8



HATEBREEDER (1999) In Something Wild mancava qualcosa..e il cuoco ha trovato l'ingrediente segreto dietro i cetriolini. Hatebreeder è perfetto, non manca nulla: Alexi Laiho e Alexander Kuoppala si alternano nel suonare canzoni velocissime come Black Widow o Warheart, Henkka Seppala sfonda con il basso, Jaska Raatikainen è un demone con la batteria, Janne Warman è Mozart (quasi) ,da segnalare Downfall: se il lavoro nel complesso è perfetto, downfall va oltre la perfezione, potreste ascoltarla 836 volte e premere di nuovo repeat, non stanca mai, come stare a letto con Monica Bellucci che vi aspetta per... (paragone eccessivo, come Mozart). Credetemi, è ipnotico. VOTO: 10




TOKYO WARHEARTS (1999) Fucking Tokyo! We come from Fucking Finland! Fucking Hate! Bisogna ammettere che Alexi Laiho ha sempre i fioroni in bocca, ma il metal raffinato è per femminuccie, non per metallari con basettoni e pelliccia virile come noi! (magari!) Comunque i 5 ragazzi dimostrano le loro capacità ai giapponesi e non tradiscono le aspettative del pubblico. Non c'è trucco, non c'è inganno, signore e signori: I Children of Bodom sono bravi , anche dal vivo (Anche se, sinceramente, non ho apprezzato l'esecuzione di downfall, non so perchè, ma c'è qualcosa che non va, boh). Consigliato.
VOTO: 8,5



FOLLOW THE REAPER (2001) Questo è il lavoro più ambiguo dei Children, ha letteralmente diviso i fan in due fazioni avversarie: tradizionalisti e progressisti (un pò come il black album dei Metallica NdA). Secondo i progressisti l'album è sciapo, è ora della svolta, della sperimentazione, del cambiamento: troppo power metal, poco thrash. Effettivamente Follow the reaper dimostra la crescita della band verso una tecnica sempre più elaborata: è molto diverso da something wild, esordio 60% death 40% power, Alexi Laiho apprezza i grandi gruppi heavy metal e ce lo fa notare (Iron Maiden in primis , ascoltate Bodom after Midnight e Children of Decadence). Personalmente mi considero un tradizionalista: ritengo Follow the Reaper un ottimo album, Everytime I Die è la dimostrazione, Ogni singola song mi ha fatto shakerare la testa come un rullo compressore. Non sono questi i lavori da criticare... VOTO: 8,5


HATE CREW DEATHROLL (2003) Un giorno Alexi Laiho ha deciso bene di fare un'analisi di mercato senza averne le conoscenze: cambiare rotta, distruggere tutto ciò che di buono hanno prodotto in questi anni come l'affetto che un grande gruppo di fan nutre nel loro power\black metal, ecc. per lanciarsi in un segmento musicale dalle mille speranze (?) : il Nu-Thrash-Industriale. Vi ricordate le due fazioni? Bene, i progressisti hanno gridato al miracolo, i tradizionalisti come il sottoscritto hanno pianto veleno. Se voglio ascoltare gli Slipknot compro Iowa, se voglio ascoltare i COB voglio provare per l'ennesima volta tutte le sensazioni delle powermelodie passate: Furia, Ipnosi, Beatitudine (se non credete al paragone con gli slipknot ascoltate sixpounder). La monotonia è un termine che non è mai esistito nel BodomVocabolario fino al 2003. Ho apprezzato solo Needled 24/7, che di fatto costituisce un pastone fra le title tracks Hatebreeder e Follow the reaper; e la copertina, molto bello il reaper incazzato nero. Hanno anche osato fare la cover di Silent Scream degli Slayer! Ah, se ci fosse Kerry King... VOTO: 5


ARE YOU DEAD YET? (2005) Ho atteso con ansia questo album drogandomi con Hatebreeder; chissà, forse sono tornati, non importa se possono essere considerati sciapi, tanto mangiare senza sale evita la ritenzione idrica. Shock! Di nuovo il nu-thrash-industriale, anche se più elaborato rispetto a quella cosa di prima. E' da notare come brillavano le first tracks degli album precedenti, come il cancello dorato del Paradiso con San Pietro e San Paolo che mi aspettano per bere una birra da Boe (hahahaha). Ho trovato Live Dead Beat un thighidighida, un tupatupatupa, un yaoyaoyao, un zumzum. Insomma, niente di particolare. La lettera di dimissioni di Alexander Kuoppala era già un segno del destino. VOTO: 6







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