
REEK OF PUTREFACTION (1988) Personalmente, il GoreGrind non mi piace. Preferisco evitarlo, piuttosto che ascoltarlo. Eppure, devo ammettere che il primo album dei Carcass non è affatto male. Tuttavia, miei cari, devo ammettere che possiede grossi difetti. Innanzi tutto la produzione, che fa davvero pena, nonostante siamo nel 1988 (diciannove anni fa, lo so, però sono sicuro che sarebbe stato possibile realizzare una registrazione migliore); poi, la staticità, tipica del Grindcore (daaaaai, ammettiamolo!!): su quest'ultimo punto, però, regalo una stellina alla band di Liverpool, in quanto l'album in analisi comincia davvero bene, con canzoni superbe e violente come Regurgitation Of Giblets, Carbonized Eye Sockets, Festerday, Pyosisified (Rotten To The Gore) ecc. però, se ascoltato tutto d'un fiato, risulta palloso. Buon inizio, che piacerà agli appassionati del caos. VOTO: 7
SYMPHONIES OF SICKNESS (1989) Il titolo dell'album dice tutto. L'obiettivo dei Carcass, all'inizio della loro carriera, non era tanto quello di stupire o di innovare ecc. ecc., ma di disgustare. Questa volta riescono nel tentativo approdando sui lidi del Death/Thrash. L'album riesce a fare schifo ed il sottoscritto, mentre sta scrivendo questa recensione, sta avendo i rigurgiti della nausea. Le voci dei tre pazzi componenti la carcassa sono una più disgustosa dell'altra, avviando il processo inverso della digestione già dalla terribile prima canzone, Reek of Putrefaction, in cui si ascolta un Growl mezzo rutto mezzo spasmo intestinale che fa davvero venir voglia di infilarsi un dito in gola. Che dire, sebbene alle nostre orecchie arriva comunque un decente Gore Deathrash, la qualità dell'album scende dalla terza track, Excoriating Abdominal Emanation, in poi, rendendo l'ascolto dell'album un pò troppo omogeneo, nonostante la presenza di qualche (raro) riff tendente al melodico o di qualche (meno raro, ma comunque raro) assolo. A mio parere, la band è ancora adolescente. Si, ci sono i primi segni della maturità artistica, ma è ancora presto. VOTO: 7
NECROTICISM - DESCANTING THE INSALUBRIOUS (1991) Ragazzi, ho proprio paura che i Carcass meritino la fama solo ed esclusivamente per Heartwork. Necroticism, terzo lavoro della band inglese, a mio stupido parere, fa proprio cagare. A prescindere dall'inutilità dell'introduzione scientifico/saccentuzza ad ogni canzone (idea decisamente pallosa e idiota: un probabile medico descrive le possibili applicazioni industriali dei cadaveri. Interessante, no?), dal punto di vista tecnico le canzoni rispettano i canoni del Deathrash, senza andar oltre. Tracks decisamente piatte, lunghe, noiose, con un Jeff Walker statico e poco coinvolgente nel suo growl. Album non favoloso come il successivo, nè piacevolmente disgustoso come il precedente. Che si intravedano i primi sintomi dell'ennesimo passaggio sonoro nessuno lo può negar: qualitativamente sono sempre i Carcass, mica il gruppetto di provincia; inoltre la struttura dei brani è per l'ennesima volta diversa, ciò prova che i Carcass meritino di essere chiamati "la band dei 5 sound". Se queste considerazioni consentono a Bill Steer e compagnia brutta di ottenere la sufficienza, Necroticism non merita nient'altro. VOTO: 6
Analizzando il cammino sonoro della band, si può notare che i Carcass abbandonano, piano piano, la violenza e la ferocia a favore della struttura e della tecnica. Questo cammino sarà completato dall'ingresso, nella band, del chitarrista svedese Michael Amott.
HEARTWORK (1993)
Io i Carcass li conosco di fama. Ma è il primo album che ascolto della band inglese. Più che altro, la curiosità di ascoltare i Carcass, oltre al video di Heartwork che ho visto su Rock TV (troppo fighi! Sia la canzone, sia la band, che il video) è esplosa a causa delle richieste di aiuto che alcuni fan mandano a Michael Amott, ex chitarrista dei Carcass e axeman degli Arch Enemy. Tanti metallari pregano affinchè Amott riformi i Carcass, soprattutto quelli più delusi dagli Arch Enemy. Personalmente, ascoltando quest'album ed avendo solo Burning bridges e Anthems of Rebellion degli Arch Enemy, devo ammettere che, forse, è meglio che la carcassa ritorni in vita. Perchè l'album di Amott con Angela Gossow, a mio modestissimo e replicabile parere, fa veramente schifo. Al contrario, la classe di heartwork suscita una rabbia melodica, una furia introspettiva, quel non so che che fa pensare a tutto. Dopo il passato grindcore, la band cambia stile con canzoni molto più tecniche (sebbene il cambio già si può già avvertire da Symphonies of Sickness e Necroticism), inoltre, viene quasi (ma quasi) messo da parte il Brutal. Quest'album è un punto di riferimento per il death metal melodico svedese. Come non rimanere a bocca aperta ascoltando la storica title track, Buried Dreams, No love lost, Embodiment, Death certificate e tutte le altre? E' da comprare a scatola chiusa. Per gli stronzi che sono scettici, che sono cultori della voce pulita, che amano il black, che frequentano la discoteca, ecc. ecc. basterà l'ascolto della title track per convertirli alla filosofia di acciaio.
VOTO: uno stupido 10, che voto si può mettere, scusate???
SWANSONG (1996) La storia dei Carcass, una band che ha lasciato molto in eredità al Metal e ai Metallari suoi figli, finisce con quest'album, Swansong. Non ho parole. Dalla furia splatter dei primi album, alla classe di Heartwork, si arriva a un Thrash dal sapore che ricorda il 1986, con riffs post thrash tipici dei Pantera, cavalcate Heavy, struttura delle songs che richiama sotto certi aspetti i Death di Schuldiner, aggiungendo un pizzico di spirito melodico dell'album precedente. Cosa avranno voluto dire? Non lo so, perchè mi rendo conto che anche la mia descrizione del sound di Swansong dice tutto e dice niente. La reazione dei Fan è stata quella di avere fra le mani un album elaborato e sviluppato per la vendita. Per guadagnare un sacco di dindini. Forse posso essere anche d'accordo, però l'esperienza mi insegna che quando si prende una strada che parte per il Metal Estremo, quasi sempre si arriva a concludere questo percorso musicale con album simili. Non c'è mai un ritorno alle origini o un deja vù. Non riesco ad immaginare un album che concluda la carriera musicale dei Carcass diverso da questo. E' evidente che, se fosse stato un ennesimo Heartwork, i Carcass non si sarebbero sciolti. La domanda è: Album brutto o bello? Paolo Grunja, sii sincero. In fin dei conti, nonostante tutte le considerazioni sul percorso sonoro intrapreso dalla band, non è la qualità sonora che ci si aspetta dai Carcass. Alcuni riffs fanno davvero vomitare. Non ci sono più pezzi veloci e cattivi come una volta, ci sono canzoni simpatiche come Go to Hell e Keep on Rotting the free World, però, nel complesso, dalla bocca esce solo un "carino". Aggettivo, Carino, che comporta un voto come la sufficienza, niente più. Peccato. Fammi togliere 'sto coso, che ho voglia di risentire Heartwork. Bei tempi, quelli. VOTO: 6
La carriera dei Carcass termina con questo quinto album. Ken, Jeff e Carlo porteranno avanti un nuovo progetto, i Blackstar, con Mark Griffiths dei Cathedral. Bill Steer, invece, fonderà una band rock, i Firebird.