BioDiscografia curata da Andrea Thy Destroyer.

 

 

 

BRUCE DICKINSON

 

Era un po’ di tempo che avevo in testa di fare questa biografia, innanzi tutto perché è innegabile che Bruce Dickinson sia un delle più belle voci dell’heavy metal. Poi con gli Iron Maiden ha scritto non pagine, ma libri interi di storia della musica. Purtroppo, però, se con la vergine di ferro ha mietuto successi un po’ ovunque, da solista non ha mai avuto grandi consensi. Probabilmente il motivo risiede nella lontananza a volte piuttosto marcata del suo materiale da quello della band con cui tuttora lavora. Comunque, bando alle ciance, veniamo al lato biografico del singer britannico.

Bruce inizia a far sentire la sua voce grazie ai Samson, con i quali incide due dischi piuttosto acerbi ed un live (“Head On” nel 1980, “Shock Tactics” nel 1981 e “Live At Reading 1981” uscito nel 1990). La formazione di allora comprendeva, oltre a Bruce, Paul Samson alla chitarra (morto qualche anno fa) e il batterista Thunderstick il quale, dopo essersene andato dalla band trovò fortuna nei Simple Minds (!). Accadde poi che Steve Harris, orfano di Paul DiAnno, stesse cercando un sostituto alla voce per il suo gruppo, i succitati Iron Maiden. Vedendo che sarebbe stato un affare, Bruce decise di accettare l’incarico e si ritrovò catapultato in una delle più grandi band che la storia della musica dura abbia mai concepito. Nel 1990 incide il suo primo disco da solista, “Tattooed Millionaire” che fa capire che, all’interno della vergine di ferro, gli equilibri stanno andando a farsi benedire. Sancito, all’indomani del tour di supporto a “Fear Of The Dark”, l’addio (o arrivederci) al gruppo inglese, l’“Air Raid Siren” (soprannome ottenuto grazie ai suoi famosissimi acuti) si dedica alla sua carriera solista incidendo, dopo qualche anno, “Balls To Picasso”, naturale evoluzione di quanto detto con il precedente capitolo. Per lanciare questi due lavori, viene registrato “Alive In Studio A”, doppio disco che racchiude, nel primo cd, una performance live in uno studio e, nel secondo, un live vero e proprio. “Skunkworks”, il lavoro successivo, nasce da un desiderio più marcato di sperimentare soluzioni differenti e, infatti, si rivela un fiasco commerciale da manuale. A questo punto Bruce decide di tornare su sonorità prettamente metal, col fantastico “Accident Of Birth” che vede, tra le fila della nuova band composta per l’occasione, anche Adrian Smith, che affiancherà il singer anche nella successiva release, quel capolavoro che porta il nome di “The Chemical Wedding”. Dopo il live (stavolta all’altezza) “Scream For Me Brazil”, Bruce ritorna negli Iron Maiden, con i quali è tuttora in formazione. Ma la carriera solista di questo talentuoso cantante non finisce qui: nel 2001 esce “The Best Of Bruce Dickinson”, antologia su due dischi ricca di contenuti inediti e, nel 2005 viene licenziato “Tyranny Of Souls”, ultimo nato nella discografia dell’“Air Raid Siren”. Insomma, una carriera costellata di alti e bassi che hanno però portato il singer inglese ad essere un’istituzione in campo metal.

Ultima cosa: segnalo che l’anno scorso (2005) sono stati ristampati tutti i lavori solisti di Bruce in versione economica (i prezzi vanno dai 10 euro di “The Chemical Wedding”, unico disco rimasto singolo ai 20 euro del cofanetto “Alive” che raccoglie i due dischi di “Alive In Studio A” più “Scream For Me Brazil”) e, in molti casi, con interi cd stracolmi di bonus tracks inedite. Le tracklist che trovate a fondo delle recensioni sono quelle proprio delle versioni appena descritte.

 

 

1990 Tattooed Millionaire. Primo e acerbo lavoro da solista per Bruce. Come già detto precedentemente, se qualcuno si aspetta di trovare nei dischi recensiti in questa pagina qualcosa in comune con gli Iron Maiden, sbaglia di grosso (ad eccezione di “Tyranny Of Souls”). Questo disco, infatti, è all’insegna dell’hard rock cafone e da strada venato, talvolta di pregevoli elementi glam. Subito, però, si parte con una traccia abbastanza metallica, “Son Of A Gun”, che porta il nostro ad intraprendere sentieri abbastanza duri, mentre con la successiva canzone, la title-track, si raggiungono lidi veramente inaspettati per un personaggio come Bruce (quegli accenni di glam a cui facevo precedentemente riferimento). “Born In ‘58” è la prima ballad del disco e riesce a lasciare un segno con il suo incedere deciso, ma, a tratti, malinconico, grazie a quel tocco di nostalgia dei “bei tempi” che si riscontra per tutta la durata del pezzo. Con le tre tracce successive (“Hell On Wheels”, “Gypsy Road” e “Dive! Dive! Dive!”) si torna ad assaporare l’heavy rock di matrice ottantina che contraddistingue tutto il lavoro in questione. “All The Young Dudes” è, invece una cover di David Bowie (!), resa piuttosto bene nella sua nuova veste. “Lickin’ The Gun” e “Zulu Lulu” ci riportano coi piedi per terra e sono figlie della cafoneria più banale del mondo, mentre si torna al discorso di “Son Of A Gun” con “No Lies”, ovvero una track piuttosto pesante, confrontata al resto del disco. In sostanza, un disco estremamente immaturo, nonostante la notevole esperienza acquisita da Bruce nel corso degli anni precedenti. Un’ottima base per quello che succederà in futuro. Voto: 7,5.

Parliamo ora degli inediti contenuti nel secondo cd: “Bring Your Daughter…To The Slaughter” non è, come moltissimi credono, una traccia degli Iron Maiden, bensì una canzone scritta da Bruce per la colonna sonora di Nightmare 5 e che è piaciuta talmente tanto a Steve Harris che ha deciso di comprarla e metterla su un disco dei Maiden. Qui la ritroviamo come è stata registrata la prima volta e, devo ammettere, ci guadagna parecchio in termini di originalità. Poi arriva un blues acustico che ci riporta ai tempi dei Samson, dal nome di “Ballad Of Mutt”, mentre con “Winds Of Change” e “Darkness Be My Friend” abbiamo due ballate, invero una molto diversa dall’altra, piuttosto ben riuscite. Come per magia, salta poi fuori la cover di “Sin City” degli Ac/dc che, contrariamente rispetto alle mie aspettative, è resa piuttosto bene da un Dickinson veramente arrabbiato. Finite le bonus tracks in studio, si passa a quelle dal vivo che comprendono “Dive! Dive! Dive!”, “Riding With The Angels” (pezzo dei Samson), “Sin City”, “Black Night” (dei Deep Purple), “Son Of A Gun” e Tattooed Millionaire”. Insomma, piatto ricco, mi ci ficco!!! Voto del secondo disco: 7.

 

Line-Up:

Bruce Dickinson – Voce

Janick Gers – Chitarra

Andy Carr – Basso

Fabio Del Rio - Batteria

 

Tracklist:

Cd 1:

01 – Son Of A Gun

02 – Tattooed Millionaire

03 – Born In ‘58

04 – Hell On Wheels

05 – Gypsy Road

06 – Dive! Dive! Dive!

07 – All The Young Dudes

08 – Lickin’ The Gun

09 – Zulu Lulu

10 – No Lies

 

Cd 2 (Bonus Tracks):

01 – Bring Your Daughter…To The Slaughter (Original Soundtrack Version)

02 – Ballad Of Mutt

03 – Winds Of Change

04 – Darkness Be My Friend

05 – Sin City

06 – Dive! Dive! Dive! (Live)

07 – Riding With The Angels (Live)

08 – Sin City (Live)

09 – Black Night (Live)

10 – Son Of A Gun (Live)

11 – Tattooed Millionaire (Live)

 

 

1994 Balls To Picasso. Questo secondo lavoro segue, sostanzialmente, la scia del primo, pur distaccandosene in parte. Infatti ci si trova davanti ad un lavoro sempre contaminato dall’heavy rock, ma stavolta dal suo versante più duro. “Cyclops” ne è un chiaro esempio, insieme alla successiva “Hell No”, dove pesanti riff che ricordano anche i Black Sabbath fanno da sottofondo per una prestazione davvero superba di Bruce. Con le tracce seguenti il discorso non cambia, fino a “Change Of Heart”, ballata estremamente melodica che sperimenta sonorità piuttosto nuove per i lavori sino ad allora prodotti dal singer britannico. In “Shoot All The Clowns” si torna sui territori del precedente album, mentre “Fire” si aggiudica il trono di canzone più dura del disco. Da “Sacred Cowboys”, invece, partiranno le sperimentazioni contenute in “Skunkworks”, l’album più sottovalutato (e per certi versi anche a ragione) di tutta la carriera da solista dell’“Air Raid Siren”. Il pezzo che chiude il disco è, però, a tutti gli effetti, il più grande successo che Bruce abbia mai scritto: si tratta della super-ballad “Tears Of The Dragon”, canzone che nei suoi 6 minuti e 20 secondi di lunghezza esplora i territori dell’hard rock, dell’heavy metal e anche del reggae (!). Questo fu sicuramente uno dei motivi per cui il disco ebbe più successo del precedente, ma non il solo. Da notare c’è anche l’arrivo di Roy Z, fedele compagno nel futuro solista di Dickinson e con il quale scriverà e produrrà gran parte del suo materiale futuro. Sicuramente, infatti, l’ingresso di questo talentuoso personaggio ha influito sull’ottima riuscita del disco in questione. Voto: 8.

Anche in questo caso il disco è accompagnato, nell’edizione ristampata, da un cd ricchissimo di bonus tracks (il secondo cd, che le contiene, è sensibilmente più lungo del primo). L’iniziale “Fire Child” è una canzone che trasuda blues da tutti i pori, soprattutto nell’intro acustica, ma è anche in grado di evolversi nell’hard rock grazie ad un ritornello di sicura presa. La successiva “Elvis Has Left The Building” è del tutto sperimentale, con Bruce che non canta, ma parla per tutta la durata del pezzo con una strana distorsione alla voce. Difficile da digerire, per chi non è di larghe vedute. Si passa poi a “The Breeding House” che, soprattutto nell’incipit, ricorda moltissimo gli Iron Maiden grazie al lavoro delle chitarre. È sicuramente una traccia apprezzabile che piacerà tutti gli amanti di Bruce e, in particolare, della vergine di ferro. “No Way Out…To Be Continued” è un pezzo, al contrario, estremamente pesante che ricorda molto da vicino gli ultimi lavori di Dickinson, in particolare “Accident Of Birth”, ma anche i Black Sabbath più cupi. Geniale l’apertura acustica posta subito prima dell’assolo, che contribuisce a spezzare notevolmente l’atmosfera che, altrimenti, risulterebbe troppo monotona. Andando avanti, troviamo una versione acustica di “Tears Of The Dragon” che non aggiunge molto all’originale, se non per il fatto che gli arrangiamenti sono fatti molto bene, in particolare quelli atti a rendere il pezzo estremamente atmosferico. Nel caso della traccia che segue, “Winds Of Change”, ci troviamo davanti ad una versione riadattata (e nettamente superiore) a quella presente nel cd delle bonus tracks di “Tattooed Millionaire”. Una bella ballata che avrebbe forse meritato un posto sul disco ufficiale e non di essere relegata al riduttivo ruolo di b-side. A questa segue l’anonima “Spirit Of Joy” che, al contrario, la sua posizione se la merita, in quanto non è veramente nulla di speciale, ma si candida ad essere una delle più brutte canzoni scritte da Bruce. “Over And Out” è una traccia, invece, del tutto sperimentale che mostra influenze pop e funky che poi verranno riprese nel lavoro successivo, “Skunkworks”. Sicuramente più apprezzabile di “Elvis Has Left The Building”, seppur si tratti, anche in questo caso, di una canzone piuttosto difficile ed inusuale. Le tracce che succedono sono, rispettivamente, una versione estesa di “Shoot All The Clowns” e un live di “Laughing In The Hiding Bush”. Per quel che riguarda la prima, il minuto in più non influisce affatto nell’economia della canzone, in quanto bella è e bella resta, mentre la seconda perde un po’ dal vivo, sicuramente a causa della presenza di una chitarra sola, insufficiente a rendere bene il pezzo. Con “The Post Alternative Seattle Fall Out” ci troviamo davanti alla terza traccia sperimentale del disco, che si colloca a metà tra le altre due, anche se il penoso ritornello cantato in stile Kurt “urlo-a-caso” Cobain sminuisce decisamente il funky-jazz d’effetto della strofa. A tutto ciò segue una versione accorciata di “Shoot All The Clowns”, per la quale valgono le stesse considerazioni espresse per la sua allungata sorella. Per quanto riguarda “Tibet”, essa è la quarta canzone in cui Bruce sperimenta qualcosa di nuovo e devo dire che si tratta certamente della traccia che osa di meno (tra quelle sperimentali, s’intende), ma anche di quella meglio riuscita, in quanto estremamente epica ed evocativa grazie a delle atmosfere che ricordano, talvolta, quelle orientali. Stupenda anche la versione allungata e riarrangiata di “Tears Of The Dragon” che segue. Personalmente avrei inserito questa, piuttosto che quella tradizionale, ma capisco anche la scelta effettuata da Dickinson, in quanto gli arrangiamenti presenti in questa traccia sono decisamente meno radiofonici di quelli dell’originale. Proseguendo, troviamo “Cadillac Gas Mask” che riprende l’amore per l’hard rock del singer britannico, caratterizzato da riff che ricordano in più occasioni gli Ac/dc e da uno stile vocale decisamente graffiante. L’ultimo pezzo contenuto nel disco bonus di “Balls To Picasso” coincide anche con l’ultimo brano sperimentale. Qui si nota come Bruce sia a suo agio in atmosfere tastieristiche e new-age come quelle presenti nella strofa e, anche se la canzone non lascia segni nella mente di chi la ascolta, si tratta comunque di un buon pezzo, sicuramente meno campato in aria di tanti altri. In conclusione, il disco bonus allegato a “Balls To Picasso” è caratterizzato da una qualità altalenante delle composizioni, che influisce pesantemente sul giudizio finale. Anche in questo caso, quindi, non è per esso che si va a comprare l’intero disco. Voto del secondo disco: 7,5.

 

Line-Up:

Bruce Dickinson –Voce

Roy Z – Chitarra

Eddie Casillias – Basso

Doug Van Booven – Batteria

 

Tracklist:

Cd 1:

01 – Cyclops

02 – Hell No

03 – Gods Of War

04 – 1000 Points Of Light

05 – Laughing In The Hiding Bush

06 – Change Of Heart

07 – Shoot All The Clowns

08 – Fire

09 – Sacred Cowboys

10 – Tears Of The Dragon

 

Cd 2 (Bonus Tracks):

01 – Fire Child

02 – Elvis Has Left The Building

03 – The Breeding House

04 – No Way Out…To Be Continued

05 – Tears Of The Dragon (Acoustic Chillout)

06 – Winds Of Change

07 – Spirit Of Joy

08 – Over And Out

09 – Shoot All The Clowns (12’’ Extended Remix)

10 – Laughing In The Hiding Bush (Live)

11 – The Post Alternative Seattle Fall Out (Live)

12 – Shoot All The Clowns (7” Remix)

13 – Tibet

14 – Tears Of The Dragon (First Bit, Long Bit, Last Bit)

15 – Cadillac Gas Mask

16 – No Way Out…Continued

 

 

1995 Alive In Studio A. Penso che in molti si siano interrogati sull’effettiva utilità di quest’uscita. Innanzitutto c’è da dire che “Alive In Studio A”, ovvero il primo dei due dischi di questo cofanetto, non è un vero e proprio live (o meglio, non nella corrente accezione del termine), in quanto, come ricordato dal titolo, è registrato in presa diretta in uno studio, senza pubblico. Ciò fa scendere pesantemente il giudizio di questo lavoro, in quanto il senso non è ancora chiaro tuttora. Invece, nel secondo disco (denominato “Alive At The Marquee), il pubblico c’è e si fa sentire, dando anche un impatto maggiore alle canzoni. Il punto che stupisce maggiormente è che le scalette dei due dischi differiscono (oltre che per l’ordine delle canzoni) per un solo pezzo: in “Alive In Studio A” c’è “Fire” anziché “Gods Of War”, che invece è presente nel secondo disco. Non mi va di fare un track-by-track, in quanto la descrizione delle canzoni è già presente nelle altre recensioni, ma dico solo che la resa sonora dei due dischi è sicuramente molto elevata, segno che le registrazioni sono state fatte con cognizione di causa. Detto ciò, questo cofanetto è un buon riassunto del cammino intrapreso dalla carriera di Bruce fino a questo punto. Certo che pubblicare un live dopo soli due dischi, però, è una scelta alquanto azzardata e non si può certo dire che Dickinson l’abbia vinta a pieno titolo… Voto: 6,5.

 

Line-Up:

Bruce Dickinson – Voce e chitarra

Alex Dickson – Chitarra

Chris Dale – Basso

Alessandro Elena – Batteria

 

Tracklist:

Cd 1 (Alive In Studio A):

01 – Cyclops

02 – Shoot All The Clowns

03 – Son Of A Gun

04 – Tears Of The Dragon

05 – 1000 Points Of Light

06 – Sacred Cowboys

07 – Tattooed Millionaire

08 – Born In ‘58

09 – Fire

10 – Change Of Heart

11 – Hell No

12 – Laughing In The Hiding Bush

 

Cd 2 (Alive At The Marquee):

01 – Cyclops

02 – 1000 Points Of Light

03 – Born In ‘58

04 – Gods Of War

05 – Change Of Heart

06 – Laughing In The Hiding Bush

07 – Hell No

08 – Tears Of The Dragon

09 – Shoot All The Clowns

10 – Sacred Cowboys

11 – Son Of A Gun

12 – Tattooed Millionaire

 

 

1996 Skunkworks. Il capitolo più incompreso della storia del grande cantante. Così è facilmente inquadrabile questo lavoro. Già, perché ci troviamo davanti ad un disco che sa il fatto suo, certamente, ma a cui pesa terribilmente il nome di Bruce Dickinson in copertina. Probabilmente l’avesse registrato qualcun altro sarebbe stato ben più considerato (non un capolavoro, s’intenda, ma sicuramente un buon disco). Qui le sperimentazioni la fanno da padrone e troviamo echi di quell’odiosissimo grunge che a noi metallari fa sempre storcere il naso. Infatti si notano piuttosto spesso inconfondibili tributi ai Soundgarden, pur restando sempre in ambito hard rock.  “Space Race”, l’opener, è un pezzo che si avvicina abbastanza a ciò fino ad allora prodotto da Dickinson, mentre “Back From The Edge” entra nell’ottica grunge e si lascia andare in un mid-tempo molto piacevole. “Inertia” è un pezzo che si sviluppa in maniera piuttosto energica e moderna, lasciando spazio al feeling che si porta avanti rispetto alla mera abilità tecnica. Anche “Faith” fa restare dello stesso avviso e, tutto sommato, è un pezzo molto godibile. “Solar Confinement”, invece, torna ad esplorare i lidi del precedente “Balls To Picasso”, creando un intreccio più tipicamente hard rock, pur non risultando fuori luogo all’interno della tracklist, in quanto fortemente influenzato dai Soundgarden. Nella successiva “Dreamstate” si sfiora il plagio ai Nirvana e questo (almeno a me) non fa propriamente piacere, quindi devo dire che si tratta di un episodio tra i più bassi del disco. “I Will Not Accept The Truth” prosegue sul profilo della precedente, mentre si cambia registro con “Inside The Machine” che ha un riffing decisamente funk, soprattutto nella strofa, e poi si sviluppa in una melodia facilmente memorizzabile e di sicuro effetto. “Headswitch” è molto grunge-oriented, sempre con quella spruzzata di Soundgarden che non guasta che quindi rende il pezzo anche un po’ folle. Un’intro di batteria apre “Meltdown”, altro esperimento che si rivela essere abbastanza riuscito grazie ad un lavoro chitarristico molto valido. La terz’ultima traccia è “Octavia”, una semi-ballad estremamente moderna, sia nel sound che nella struttura. Con “Innerspace” si torna all’allegria, per una traccia molto energica e spensierata. Chiude il lavoro “Strange Death In Paradise”, pezzo dall’incedere lento e cupo, che svolge bene il proprio compito. Pur essendo il “disco della discordia”, questo lavoro non si presenta male (a parte un paio di episodi isolati) e non sfigura nella discografia di Bruce. Consigliato a chi vuole scoprire un lato (ben) nascosto del cantante inglese. Voto: 7,5.

Il cd delle bonus tracks si apre con un brano estremamente particolare, ovvero “I’m In A Band With An Italian Drummer”, vero e proprio tributo ad Alessandro Elena, batterista italiano della formazione dell’epoca. Il pezzo è decisamente folle e privo di struttura, infatti risulta molto pesante da digerire, ma gli ultimi secondi parlati in italiano ripagano dell’attenzione forzata, in quanto piuttosto comici. Segue “Rescue Day”, una canzone come tante altre, che raccoglie delle piccole influenze brit-pop, anche se giustamente relegata al ruolo di b-side. “God’s Not Coming Back” è quasi punk nel riffing e nella semplicità della sua struttura, quindi un’esplorazione in campi nuovi per il buon Bruce che si concede anche una puntatina in territori punk-rock con la successiva “Armchair Hero”. “R 101” è un piacevole rock-country che però, alla fin fine, risulta piuttosto fine a sé stesso. Invece “Re-Entry” è una piacevole ballad acustica con un qualcosa di orientaleggiante che la rende decisamente interessante. Chiude la parte in studio del secondo disco il funky spensierato di “Americans Are Behind” che lascia il posto a versioni live di “Inertia”, “Faith” e “Innerspace”, le quali si fanno apprezzare, ma nulla di più. La vera sorpresa è rappresentata da una verisone dal vivo di “The Prisoner”, uno dei più belli e sottovalutati brani degli Iron Maiden. In sostanza, questo è forse il disco di bonus tracks qualitativamente inferiore rispetto ai precedenti e non spingerà nessuno a ricomprare il disco in questione. Voto del secondo disco: 6.

 

Line-Up:

Bruce Dickinson – Voce

Alex Dickson – Chitarra

Chris Dale – Basso

Alessandro Elena – Batteria

 

Cd 1:

01 – Space Race

02 – Back From The Edge

03 – Inertia

04 – Faith

05 – Solar Confinement

06 – Dreamstate

07 – I Will Not Accept The Truth

08 – Inside The Machine

09 – Headswitch

10 – Meltdown

11 – Octavia

12 – Innerspace

13 – Strange Death In Paradise

 

Cd 2 (Bonus Tracks):

01 – I’m In A Band With An Italian Drummer

02 – Rescue Day

03 – God’s Not Coming Back

04 – Armchair Hero

05 – R 101

06 – Re-Entry

07 – Americans Are Behind

08 – Inertia (Live)

09 – Faith (Live)

10 – Innerspace (Live)

11 – The Prisoner (Live)

 

 

1997 Accident Of Birth. Il disco della svolta, si potrebbe dire. Da qui in poi Bruce si concentrerà sul lato più heavy e meno rock della sua proposta. Arruolato Adrian Smith nella line-up, la dose di fantasia nella fase di songwriting aumenta e i pezzi all’interno dell’album ne risentono in maniera estremamente positiva. Si parte con “Freak”, che mette subito le cose in chiaro e spiazza non poco l’ascoltatore abituato sia ai suoi album solisti precedenti che al Maiden-sound. Si tratta infatti di una canzone con molto groove e piuttosto dura, ma non quanto la successiva “Starchildren” (“Toltec 7 Arrival” è solo una intro) che si assesta su un riff veramente potente ed a tratti quasi doom. Con “Taking The Queen” si arriva alla ballad che, in questo caso, è resa veramente bene da una performance collettiva di altissimo livello. Proseguendo si trova “Darkside Of Aquarius” che si candida ad essere una delle migliori canzoni del disco, forte di una ricercatezza melodica non indifferente, ma diretta ad avere un suono estremamente memorizzabile. La successiva “Road To Hell” mi ricorda, nell’incipit, l’assolo a due chitarre di “I Want Out” degli Helloween, almeno musicalmente ed è forse il pezzo più “allegro” del disco. Altra ballad in arrivo, con “Man Of Sorrows” che, al contrario della precedente, ha un’incidenza più orchestrale ed atmosferica. Subito dopo ci ritroviamo ad ascoltare la title-track che, a dire il vero, risulta un po’ noiosetta e spezza la parabola ascendente della qualità dell’intero lavoro, pur assestandosi su livelli ottimi. La successiva “The Magician” altro non è che un riempitivo perché, francamente, è la traccia più penosa e banale (soprattutto nel ritornello) mai composta da Dickinson e da lui, queste cose, non me le sarei veramente aspettate. “Welcome To The Pit” si avvicina molto all’operato futuro, in particolare a “The Chemichal Wedding”, in quanto è un pezzo piuttosto lento ed oscuro, che riporta in alto l’attenzione dell’ascoltatore. La terza ballad, “Omega”, ci regala atmosfere abbastanza soffuse che si trasformano, durante l’assolo, in un riff heavy di grande impatto che si sposa molto bene con il suono generale dell’album. La conclusiva “Arc Of Space” pone il sigillo finale al compimento dell’opera in questione ed è una canzone anch’essa lenta e con un incedere acustico molto d’effetto. Tirando le somme, quest’album ha i suoi alti e bassi, ma in generale si può considerare un lavoro ben riuscito, seppur non il punto più alto della discografia solista di Bruce. Voto: 8.

Per quanto riguarda le bonus tracks, stavolta, non spenderò moltissime parole, in quanto si tratta fondamentalmente di differenti versioni delle canzoni presenti nella tracklist normale dell’album. Il secondo disco si apre con l’unico inedito, “The Ghost Of Cain”, che, francamente, mi chiedo perché sia stato relegato all’infelice ruolo di b-side in quanto poteva tranquillamente essere sostituito a “The Magician”. Il sound infatti è quello giusto e la canzone è su ottimi livelli di qualità, grazie anche al break centrale dal sapore molto tribale. Seguono poi le versioni demo di “Accident Of Birth”, “Starchildren” e “Taking The Queen” che sono tutto meno che interessanti anche perché rese veramente male. Subito dopo ci sono 3 versioni differenti di “Man Of Sorrows”: una versione radio edit che non denota particolari differenze dall’originale, una orchestrale che si dimostra piuttosto interessante e, a sorpresa, quasi più riuscita rispetto a quella presente sul primo disco ed una in spagnolo che fa parecchio sorridere perché sentire Dickinson cantare in questa lingua non è roba da tutti i giorni. Concludono poi le due demo di “Darkside Of Aquarius” ed “Arc Of Space”, per le quali vale il discorso fatto per tutte le altre. Voto del secondo disco: 6.

 

Line-Up:

Bruce Dickinson – Voce

Adrian Smith – Chitarra

Roy Z – Chitarra

Eddie Casillias – Basso

David Ingraham – Batteria

 

Tracklist:

Cd 1:

01 – Freak

02 – Toltec 7 Arrival

03 – Starchildren

04 – Taking The Queen

05 – Darkside Of Aquarius

06 – Road To Hell

07 – Man Of Sorrows

08 – Accident Of Birth

09 – The Magician

10 – Welcome To The Pit

11 – Omega

12 – Arc Of Space

 

Cd 2 (Bonus Tracks):

01 – The Ghost Of Cain

02 – Accident Of Birth (Demo)

03 – Starchildren (Demo)

04 – Taking The Queen (Demo)

05 – Man Of Sorrows (Radio Edit)

06 – Man Of Sorrows (Orchestral Version)

07 – Man Of Sorrows (Spanish Version)

08 – Darkside Of Aquarius (Demo)

09 – Arc Of Space (Demo)

 

 

1998 The Chemical Wedding. Sicuramente il punto più alto dell’intera carriera solista di Dickinson. Un album che trasuda ispirazione in tutte le sue parti, soprattutto lirica. I testi, infatti, sono una sorta di concept intorno agli scritti di William Blake (sue anche le illustrazioni che si ritrovano in copertina e all’interno del booklet). Parlando, invece, di musica, questo si può sicuramente definire un album oscuro, pesante e, a tratti, quasi doom. Per capire cosa intendo è sufficiente ascoltare i primissimi secondi dell’opener “King In Crimson” e la successiva title-track, senza ombra di dubbio la canzone più riuscita tra tutte quelle contenute nel lavoro in questione. “The Tower” appare un po’ più aperta alla melodia delle altre, ma questo non significa affatto tacciarla di banalità, aggettivo (quasi) totalmente estraneo all’operato di Bruce. Con “Killing Floor” tornano i toni cupi che si ripercuotono anche sulle successive “Book Of Thel” e “Gates Of Urizen”, mentre “Jerusalem” ci delizia con un’intro acustica veramente degna di nota, per poi evolvere e spostarsi in territori tipicamente metallici. “Trumpets Of Jericho” è forte di un riff veramente schiacciasassi, quasi death metal (non avrei difficoltà ad immaginarmela cantata in growl) e la voce di Bruce ci stupisce di nuovo confezionando una prova magnifica e durissima. La penultima traccia, “Machine Men”, è quella forse che lascia meno il segno, ma solo perché l’ascolto dell’album intero ha condizionato quello della singola canzone che, quindi risulta sui livelli delle altre, ma nulla di più. La perla finale, invece, porta il nome di “The Alchemist”, una canzone estremamente ritmata in cui la voce dell’“Air Raid Siren” può dare sfogo a tutta la sua creatività. Soprattutto nel ritornello si nota una notevole somiglianza con “The Chemical Wedding” e, infatti, dopo l’assolo, viene accennato proprio il tema principale della title-track, ripreso poi verso la fine in maniera acustica e molto evocativa grazie all’arricchimento tastieristico che fa da tappeto al tutto.

Per ciò che concerne le bonus tracks, questo è il disco che ne contiene di meno (solo 3) e infatti è l’unico che, nella veste ristampata, si presenta come singolo cd. “Return Of The King” è la classica canzone che potrebbe essere stata scritta dai migliori Iron Maiden, quindi fa storcere leggermente il naso inserita in un contesto così personale come quello di quest’album. Una traccia che si lascia comunque apprezzare, ma che è stata giustamente relegata al ruolo di b-side. La successiva “Real World” riprende in chiave moderna ciò che era stato espresso in “Ball sTo Picasso”. Si tratta di una canzone di chiara ispirazione hard rock, ma resa moderna dai suoni e dalla produzione al passo coi tempi. La conclusiva “Confeos” ha un sapore che ricorda i Deep Purple, sia per la voce di Dickison che cerca di assomigliare il più possibile ad Ian Gillan, sia per la struttura di per sé, arricchita da un organo hammond che trasuda hard rock da tutti i pori. Un bel tributo ai maestri e padri fondatori del genere, insomma. Per concludere, non saranno certo le bonus tracks che spingeranno qualcuno ad acquistare il lavoro, ma sicuramente sono un buon modo di rendere giustificabile la spesa. Voto complessivo: 9,5.

 

Line-Up:

Bruce Dickinson – Voce

Adrian Smith – Chitarra

Roy Z – Chitarra

Eddie Casillias – Basso

David Ingraham – Batteria

 

Tracklist:

01 – King In Crimson

02 – Chemical Wedding

03 – The Tower

04 – Killing Floor

05 – Book Of Theel

06 – Gates Of Urizen

07 – Jerusalem

08 – Trumpets Of Jericho

09 – Machine Men

10 – The Alchemist

11 – Return Of The King (Bonus track)

12 – Real World (Bonus track)

13 – Confeos (Bonus track)

 

 

1999 Scream For Me Brazil. A parte l’orrenda copertina, questo live è veramente un lavoro degno di nota. Una produzione stellare ed una performance altrettanto superlativa segnano positivamente il prodotto in questione che sembra quasi un modo di far vedere che Bruce è ancora affezionato ai suoi fans. Certo, i peli nell’uovo ci sono, primo fra tutti una scaletta che privilegia troppo gli ultimi lavori di Dickinson (in particolare “The Chemical Wedding”, qui rappresentato da ben 7 tracce su 12), non pescando nessun brano né da “Tattooed Millionaire” (la cui title-track dal vivo è veramente esplosiva), né da “Skunkworks” e solo due da “Balls To Picasso” e tre da “Accident Of Birth”. Certo, si potrebbe obiettare che, almeno per quello che riguarda il primo e il secondo lavoro, essi sono rappresentati in “Alive In Studio A”, ma non si può certo dire che, invece, il terzo disco solista di Bruce lo sia…Comunque, a parte questo, il live non ha difetti di sorta e sentire Dickinson così carico dal vivo (si spreca la frase “SCREAM FOR ME BRAZIL!!!”, da cui prende il titolo il lavoro) è cosa rara. Sicuramente è stata una mossa giusta raccogliere in un unico cofanetto, in occasione della ristampa, tutte le documentazioni dal vivo del singer britannico, in modo da poter avere una panoramica (quasi) completa del suo operato in sede di concerto. Voto: 7.

 

Line-Up:

Bruce Dickinson – Voce

Adrian Smith – Chitarra

Roy Z – Chitarra

Eddie Casillias – Basso

David Ingraham – Batteria

 

Tracklist:

01 – Trumpets Of Jericho

02 – King In Crimson

03 – Chemical Wedding

04 – Gates Of Urizen

05 – Killing Floor

06 – Book Of Theel

07 – Tears Of The Dragon

08 – Laughing In The Hiding Bush

09 – Accident Of Birth

10 – The Tower

11 – Dark Side Of Aquarius

12 – The Road To Hell

 

 

2001 The Best Of Bruce Dickinson. Questo è il classico riassunto di una carriera costellata sia di punti alti che di bassi. Un doppio disco che, nella sua prima parte, ripercorre (insieme a 2 brani inediti) i contenuti più salienti delle opere del cantante. La seconda parte è affidata alle bonus tracks che, grazie alle ristampe operate nel periodo dell’uscita di “Tyranny Of Souls”, risultano già edite, ad eccezione di “Dracula”. Per questo motivo mi limiterò, in questa sede, ad analizzare i soli contenuti inediti di questo lavoro. La canzone che apre il primo disco è uno di questi: il tutto ricorda con molta fermezza il lavoro svolto con “The Chemical Wedding” e quindi il brano risulta confezionato molto bene, così come accade anche nel secondo ed ultimo pezzo composto per l’occasione del primo disco. “Silver Wings” è infatti un corposo brano di sano Heavy Metal che ruota, come d’abitudine nella discografia Dickinsoniana, attorno alle melodie vocali e ad un guitar work di prima categoria. Passando al secondo disco, la tredicesima traccia, dal misterioso titolo “The Voice Of Crube”, altro non è che lo stesso Bruce che ci accompagna in dettagliato un track-by-track del disco e che ci introduce all’ultimo brano, ovvero “Dracula”. Si tratta del primo pezzo mai registrato dalla splendida voce di Dickinson che viene ripescato da archivi di chissà quale provenienza e rilasciato ufficialmente ai posteri. Il brano, pur essendo registrato in maniera sicuramente non professionale e parecchi anni fa, ci svela lo stato di grazia del giovane (all’epoca) cantante che impreziosisce con la sua ugola una canzone che, altrimenti, non lascerebbe alcun segno. Detto tutto questo, mi limito a sottolineare che un’uscita del genere ha poco senso, in quanto quasi tutti i brani (3 canzoni + l’interludio parlato su 27 totali) sono già reperibili nelle varie prove soliste del cantante. Consigliato, quindi, a chi non ha voglia di spendere troppo oppure ai collezionisti sfegatati. Voto: 6,5.

 

Line-Up

Bruce Dickinson – Voce

Janick Gers/Alex Dickson/Adrian Smith/Roy Z – Chitarra

Andy Carr/Eddie Casillas/Chris Dale – Basso

Fabio Del Rio/Alessandro Elena/Doug Van Booven/David Ingraham – Batteria

 

Tracklist:

Cd 1:

01 – Broken (inedito)

02 – Tattooed Millionaire

03 – Laughing In The Hiding Bush (Live)

04 – Tears Of The Dragon

05 – The Tower

06 – Born In ‘58

07 – Accident Of Birth

08 – Silver Wings (inedito)

09 – Darkside Of Aquarius

10 – Chemical Wedding

11 – Back From The Edge

12 – Road To Hell

13 – Book Of Thel (Live)

 

Cd 2:

01 – Bring Your Daughter…To The Slaughter (Original Soundtrack Version)

02 – Darkness Be My Friend

03 – Wicker Man (Rec.1997)

04 – Real World

05 – Acoustic Song

06 – No Way Out…Continued

07 – Midnight Jam

08 – Man Of Sorrows

09 – Ballad Of Mutt

10 – Re-Entry

11 – I’m In A Band With An Italian Drummer

12 – Jerusalem (Live)

13 – The Voice Of Crube

14 – Dracula

 

 

2005 Tyranny Of Souls. Questa è storia recente. Tyranny Of Souls è un album piuttosto pesante, che segue il percorso iniziato con “Accident Of Birth”, ma con parecchie modifiche rispetto a “Chemical Wedding”. Se, da una parte, ritroviamo la già citata pesantezza dei riff, d’altro canto non ci si può non rendere conto di quanto Bruce abbia lavorato molto di più sulla melodia e di come le strutture strumentali siano quanto di più facile ci si poteva inventare. Per verificare questa mia affermazione è sufficiente andare ad ascoltare “Navigate The Seas Of The Sun”, splendida ballata acustica, ma anche “Devil On A Hog”, il cui ritornello vi si stamperà in testa e ci resterà fino alla fine dei vostri giorni. I momenti di oscurità, però, non mancano, ed in questo è maestra “Believil” che evoca le atmosfere oscure del precedente lavoro di Dickinson. Il fatto di essere tornato a far parte degli Iron Maiden deve avere influenzato parecchio Bruce nella composizione di quest’album che, tra quelli prodotti dal geniale cantante inglese, è quello che più si avvicina alla vergine di ferro grazie soprattutto al largo uso di chitarre armonizzate. In sostanza non è affatto un brutto album quello qui preso in esame, ma ha un grossissimo difetto: lascia parecchio l’amaro in bocca. Questo perché dopo un capolavoro come “Chemical Wedding” ci si aspettava un disco che rendesse ancora più cupo quel suono, facendo toccare alle canzoni territori ancora inesplorati, mentre, pur essendo tali brani degni di nota, non lasciano il segno come dovrebbero. Manca la perla che giustifica l’acquisto del disco, insomma. Consiglio questo disco a chi vuole farsi un’idea di che cosa sia capace l’“Air Raid Siren” quando si trova a scrivere pezzi fuori dal contesto a cui si è abituati a vederlo, ma per gli altri è solo un pezzo in più della collezione…Voto:6,5.

 

Line-Up:

Bruce Dickinson – Voce

Roy Z – Chitarra

Roy Z/Ray “Geezer” Burke/Juan Perez – Bass

Maestro Mistheria – Tastiere

David Moreno – Batteria

 

Tracklist:

01 – Mars Within (Intro)

02 – Abduction

03 – Soul Intruders

04 – Kill Devil Hill

05 – Navigate The Seas Of The Sun

06 – River Of No Return

07 – Power Of The Sun

08 – Devil On A Hog

09 – Believil

10 – Tyranny Of Souls

 

 

2006 Anthology Dvd. Smentisco in parte ciò che ho ditto nella recensione di “Scream For Me Brazil”, dove affermavo che i pezzi di “Skunkworks” non vengono rappresentati mai dal vivo: arriva infatti questo succulento triplo dvd a porre fine a questa lacuna. La qualità delle riprese non è mai eccellente, ma devo dire nemmeno scadente, come tante uscite ufficiali di altre band. Il primo dischetto propone due concerti: uno tratto dal tour di supporto a “Balls To Picasso” e l’altro da quello di “Skunkworks”. “Dive Dive Live” ci consegna uno show veramente esaltante, con tutti i successi (eccezion fatta per “Tears Of The Dragon”) dei primi due album di Dickinson. In formazione troviamo anche Janick Gers che si rivela essere molto meno “giocherellone” che non come siamo abituati a vederlo con i Maiden. In ogni caso si tratta di una prova più che sufficiente e decisamente esauriente di quello che erano i concerti di Bruce dell’epoca. L’altro show, invece, presenta la line-up di “Skunkworks” ed un Dickinson privatosi della sua folta chioma in favore di un baschetto più sobrio. Look a parte, ci troviamo di fronte ad un bel concerto e si nota sin da subito come la formazione sia affiatata e volenterosa di dare spettacolo. Due bei concerti che si lasciano apprezzare sin dal primo istante. Il secondo dischetto ottico pone lo sguardo sulla seconda parte della carriera solista di Bruce, in quanto è la trasposizione in video del concerto immortalato in “Screma For Me Brazil”, eccezion fatta per due brani (“Trumpets Of Jericho” e “Chemical Wedding” della quale non giustifico assolutamente l’assenza) tagliati in questa sede. Un po’ magro come piatto, questo, ma anch’esso ha il suo punto forte nella bellezza dello show e nei classici presentati in veste live. Il terzo ed ultimo dvd, invece, propone tutti i videoclip girati da Dickinson in una esauriente retrospettiva contenente anche il primo video girato coi Samson. In più vi è anche un’intervista al cantante in merito al suo ultimo album, “Tyranny Of Souls”. In sintesi questi sono i contenuti di questo cofanetto che si pone come obiettivo quello di impostare una completa carrellata sulla carriera solista dell’“Air Raid Siren”. Obiettivo raggiunto fino ad un certo punto, mutilato sicuramente dalla mancanza di un live esauriente dell’era “Accident Of Birth”-“Chemical Wedding”. Quindi, concludendo, un’opera riuscita, ma solo a metà e di cui consiglio l’acquisto ai soli fanatici di Dickinson (come me, del resto).Voto: 7.

 

Tracklist Dvd 1:

·        Dive Dive Live:

01 – Riding With The Angels

02 – Born In ‘58

03 – Lickin’ The Gun

04 – Gypsy Road

05 – Dive Dive Dive

06 – Drum Solo

07 – Zulu Lulu

08 – The Ballad Of Mutt

09 – Son Of A Gun

10 – Hell On Wheels

11 – All The Young Dudes

12 – Tattooed Millionaire

13 – No Lies

14 – Fog On The Tyne

15 – Winds Of Change

16 – Sin City

17 – Bring Your Daughter...To The Slaughter

18 – Black Night

·        Skunkworks Live:

01 – Space Race

02 – Back From The Edge

03 – Tattooed Millionaire

04 – Inertia

05 – Faith

06 – Meltdown

07 – I Will Not Accept The Truth

08 – Laughing In The Hiding Bush

09 – Tears Of The Dragon

10 – God’s Not Coming Back

11 – Dreamstate

12 – The Prisoner

 

Tracklist Dvd 2 (Scream For Me Brazil):

01 – King In Crimson

02 – Gates Of Urizen

03 – Killing Floor

04 – Book Of Thel

05 – Tears Of The Dragon

06 – Laughing In The Hiding Bush

07 – Accident Of Birth

08 – The Tower

09 – Darkside Of Aquarius

10 – The Road To Hell

 

Tracklist Dvd 3:

·        Promotional Videos:

01 – Tattooed Millionaire

02 – All The Young Dudes

03 – Dive Dive Dive

04 – Born In ‘58

05 – Tears Of The Dragon

06 – Shoot All The Clowns

07 – Back From The Edge

08 – Inertia

09 – Accident Of Birth

10 – Road To Hell

11 – Man Of Sorrows

12 – Killing Floor

13 – The Tower

14 – Abduction

·        Tyranny Of Souls EPK (Intervista a Bruce Dickinson in merito all’ultimo disco da solista)

·        Samson – Biceps Of Steel (Primo video dei Samson con Bruce alla voce)

 

 

 

 

POSTFAZIONE DI PAOLO GRUNJA: Il caro Bruce Bruce non poteva mancare su U’Chiumm Webzine, bravo Destroyer!!!






torna su
homepage