BioDiscografia curata da Paolo Grunja B



BAL SAGOTH


Scoperti per caso, i Bal Sagoth mi hanno illuminato con il loro sound eccezionale. Ulteriore dimostrazione che la buona musica esiste, ma è ben nascosta nelle anguste stradelle del mercato musicale.
E' possibile fondere, secondo voi, in un unica sonorità, il Black, il Death, il Thrash e il Power? Loro ci sono riusciti... immaginate se i Cradle of Filth aggiungessero sonorità Thrash/Death alla loro musica, e ispirassero le loro melodie a Tolkien e quella musa ispiratrice nota come "Il Signore degli Anelli". Fantastico.
Sono anche autori, a mio parere, del più complesso concept album della storia del metal, almeno nei testi, con titoli lunghissimi. Come non notare un album che si chiama "Starfire burning upon the ice veiled throne of ultima thule"? E una canzone che si chiama "And Lo, When The Imperium Marches Against Gul-Kothoth, Then Dark Sorceries Shall Enshroud The Citadel Of The Obsidian Crown"? assurdo.
La band inglese, dopo una prima demo autoprodotta nel 1993, riesce a strappare un contratto con la nuclear blast. Ossessionati dal mondo Fantasy, il cantante, Byron Roberts, Lord Byron per gli amici, sarà addirittura testimonial di un'azienda inglese che produce armi medioevali. Il batterista Dave Macintosh, invece, vi ricorda qualcosa? Fino al 2001 ha lavorato con i Bal Sagoth, per poi entrare nella formazione power multientica per antonomasia, i Dragonforce!!!
Praticamente, il palcoscenico alla base delle storie dei Bal Sagoth è quello di un mondo in cui Atlantide non sia mai affondata, in cui esista ancora il continente terrestre a forma di Pangea, credo. Poi, da qui, tante storielle, quests e sottoquests. A questo punto, che dire, Buon Ascolto!!!!

A BLACK MOON BROADS OVER LEMURIA (1995) Non sembra possibile ascoltare una fusione così funzionante fra il black e il death, con pizzico di power e addirittura di Thrash Panteriano!!! Incredibile, un album che mi ha lasciato letteralmente a bocca aperta. Ulteriore dimostrazione che il black metal non necessita di essere dalla parte di Satana. Che gran bel disco. Peccato che la qualità dell'album non rimanga costante. Se parte alla grande con canzoni incredibilment furiose, come Dreaming of Atlantean Spires, Spellcraft & Moonfire (Beyond the Citadel of Frosts), la title track e Enthroned in the temple of the serpent kings (l'elenco dei titoli è arduo, ma ancora possibile), le altre, fatta eccezione per The Ravening (terribile) non hanno quell'equilibrio fra sonorità metal diverse che aveva contraddistinto le precedenti, troppo Thrash/Death, forse. Un pò tutte le canzoni, poi, superano la soglia dei 6 minuti, sembrano non finire mai. Comunque è un gran bel lavoro e, soprattutto, un ottimo album di esordio per una band che dimostra, con quest'album, di mettersi molte black metal bands sotto le ascelle. VOTO: 9


STARFIRE BURNING UPON THE ICE VEILED THRONE OF ULTIMA THULE (1996) Da questo album in poi, si lascia definitivamente lo stile dell'album precedente. La componente Death viene completamente sostituita (ahime!!! Sotto certi aspetti, è una nota negativa) da una profonda voce narrante, che coprirà addirittura i ruggiti neri di lord byron, molto ridotti rispetto all'album d'esordio. Un'ulteriore elemento è l'uso delle tastiere a mò di trombe da battaglia. Il carattere epico del sound dei Bal Sagoth acquista potenza, rievocando battaglie fra barbari armati d'ascia e stregoni puzzolenti. Con questo nuovo sound, la band inglese sfida (a mio avviso, con successo) i nostrani Rhapsody a chi riesce meglio a rievocare il mondo Fantasy. Comunque, sentire quest'album e guardare allo stesso tempo, il film Conan il Barbaro (di cui sono un grande appassionato!!!) è meraviglioso. Devo ammettere però che rispetto al precedente c'è un piccolo calo, forse perchè viene a mancare quell'incredibile fusione di suoni che rendeva la musica dei Bal Sagoth inclassificabile da parecchie Webzines. Una nota positiva: da quest'album in poi, la band sviluppa i suoi complicatissimi testi e le sue storie ambientate nella Pangea Atlantidea. Continuo a non capire la storiella alla base di questo album, però ho fatto una prova. Andate su Darklyrics e copiate integralmente i testi di questo album su un documento word. Contate le pagine. Ve lo dico io, 25 pagine di testi belle piene. Tornando invece al sound, è impossibile analizzare dettagliatamente la tracklist, perchè i nomi delle singole tracks sono lunghissimi, vi posso dire però che tutte le canzoni si fondano su un'ottimo Epic melodic black metal, tranne Summoning the Guardians of the Astral Gate (una delle tracks dal nome più corto), che sfonda i timpani dell'ascoltatore con Black Metal puro. Bello, ma meglio il primo. VOTO: 8


BATTLE MAGIC (1998) Non c'è un netto calo di prestazioni con questo Battle Magic, ambientato in archi temporali diversi, commentato dal viaggiatore Antarus e dal suo allievo Xerxes. Se vi è piaciuto il precedente, vi piacerà anche questo. Vi illustrerò il mio criterio di valutazione. Se da un lato mantiene sempre lo stesso stile sonoro, quindi le critiche di ripetitività sono fondate, va premiata la capacità di Lord Byron di saper creare backgrounds testuali sempre nuovi dove poter ambientare la sua musica. Le sonorità Barbare sono ulteriormente rafforzate, e le webzines mondiali, compresa la band stessa, si classificherà sotto il riepilogativo Barbarian Metal. Un'indigestione di Conan? Può darsi, troppo elettronico? Può darsi, ma il giusto equilibrio col Metal grezzo c'è e rimane. La batteria aggiunge la furia devastante che fa zuppa. Diciamo che ho sentito di molto peggio, ingiustamente premiato, a mio modestissimo parere (mi riferisco soprattutto al black metal puro, alcuni album lodati per cosa?). Inoltre, in questo lavoro è presente il pezzo più bello e divertente scritto dalla band inglese, Blood Stakes The Sand of Circus Maximus, che consiglio caldamente ai fanatici del power/fantasy. Il voto rimarrà quasi lo stesso del precedente, in quanto oggettivamente il sette non basta, il sette e mezzo è da bastardi, però è il voto più adatto. VOTO: 7.5


THE POWER COSMIC (1999) Il grande capolavoro. Si ritorna per l'ennesima volta a un sound inclassificabile. Si riesce a denotare solo una fitta nebbia epica e ad immaginare le lotte fra guerrieri in Atlantide, con la telecronaca di Xerxes e Antarus (controllate i testi). Incredibilmente intenso, furioso, cattivo, Fantasy. Quasi quasi stanno diventando la mia band preferita, non so, riusciranno a superare i Children of Bodom e a rimpiazzarli nel mio cuore??? Boh, però quest'album è il miglior modo in cui potete spendere 20 euri. Il cantante e i suoi black growls vengono quasi messi in secondo piano dalle furiose melodie. Prendete ascia e scudo e combattete contro gli stregoni del Male!!! Se siete rimasti affascinati dall'incredibile velocità di Dave Macintosh negli album dei Dragonforce, ora c'è solo da rimanere a bocca aperta, perchè l'enorme talento del batterista spacca i coglioni. Un blast beat continuo, senza interruzioni anzi, accelerando il tempo fino ad arrivare alle sonorità grind. Fantastico. Altro che Rhapsody, con tutto il rispetto per Turilli, grande artista, ma i Bal Sagoth meritano una posizione di prestigio nel mondo epic/fantasy. Siete pronti per essere invasi dalla cavalleria avversaria??? Ecco cosa ricorda il sound di quest'album: un esercito a cavallo, bardato con armature colorate, con elmi elaborati e spade affilate, lance aguzze, corni da battaglia e stendardi arcobaleno. Vi stanno arrivando addosso, voi che fate? Semplice, impugnate l'ascia del potere e combattete i distruttori di mondi, barbari!!!! VOTO: 10


ATLANTIS ASCENDANT (2001) La fisica non si smentisce mai, dopo un capolavoro c'è sempre un declino, quantunque i fisici non sappiano ancora misurare con certezza l'entità di questo declino. Atlantis Ascendant non è male, per carità, ma rispetto al precedente non ha niente che lo contraddistingue come capolavoro, ci sono le sfuriate del batterista sempre in background, c'è l'epicità, riacquisisce maggior spazio la voce di Lord byron, ci sono sempre Xerxes e Antarus che commentano il misfatto, che mentre nel precedente era proiettato nel futuro, 2100 A.C. più o meno, su Marte, ora siamo a fine ottocento, 1899 per l'esattezza, in Peru, dove un professore scopre qualcosa che non doveva essere scoperto dagli umani. Come al solito... Vabè, concentriamoci sul sound, altrimenti se commentiamo la storia alla base dell'album non la finiamo più. Ha tutte le carte in regola per sfondare come il precedente, ma gli manca un pizzico di qualcosa, è poco carismatico, non stimola l'headbangin', non attira più di tanto, anche perchè, forse, la band aggiunge allo stesso stereotipo del precedente poche innovazioni, come qualche elemento folk. E' carino ma manca di longevità. Le canzoni si dimenticano in pochi minuti, non deliziano più di tanto. Non solo è meglio il precedente, ma è anche meglio Starfire, ma se lo comprate, non buttatelo, è sempre un buon lavoro. VOTO: 6.5


THE CHTHONIC CHRONICLES (2006) Dopo 5 anni di assenza dal mercato e la partenza di Macintosh verso i Dragonforce, molti hanno pensato che l'Odissea Atlantidea secondo Lord Byron si era conclusa con il discreto Atlantis Ascendant. Invece no, i Bal Sagoth risorgono dalle ceneri con questo nuovo lavoro, così simile rispetto ai precedenti, eppure così diverso. Un'orecchio attento noterà, nella prima parte dell'album, un ritorno a ritmiche Thrasheggianti che ricordano il primo, grande lavoro. Sebbene non è cambiato quasi nulla rispetto agli album precedenti, non siamo dinanzi a un ennesimo The Power Cosmic, e la differenza fra Macintosh e il nuovo batterista (Dave Mullins, credo) si percepisca, l'album sa rendersi simpaticone, soprattutto grazie alla presenza di tre tracks strumentali molto piacevoli. Non vi nascondo, però, che un pò, ma proprio un pochettino, l'album mi ha scocciato. E' ripetitivo e, se ci sarà un'ennesimo lavoro, il cambio di stile sarà obbligatorio. The Chthonic Chronicles lascia l'ascoltatore con un interrogativo: L'ultima track si chiama Return to Hatheg-Kla, come la prima track del primo lavoro. La domanda è questa: E' un cerchio che si chiude o un ritorno alle sonorità passate, quindi, un nuovo A Black Moon Broads Over Lemuria? Solo la band lo sa.... Speriamo che si rendano conto, con tutto il rispetto per Conan, che il Barbarian Metal, ormai impostato su sonorità trite e ritrite, ha un pò rotto. Quest'album è sicuramente meglio del precedente, ma come si suol dire, più la rimescoli, più puzza. VOTO: 7







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