
GARDENS OF GRIEF (1991)
Davvero un brillante avvio per gli At the Gates, che, nonostante la produzione lasci molto a desiderare e le melodie siano ancora piuttosto grezze, lascia senza fiato per come la band riesca a creare un atmosfera lugubre. Quattro canzoni di..... non saprei come definirlo, diciamo Melodic Death/Black Metal, un affascinante equilibrio fra Raw Black Metal (strano a dirsi per un gruppo Melodeath Svedese, ma è così!!!) e Death Melodico pesante ma allo stesso tempo imprevedibile e straordinario.
Certo, sono solo quattro pezzi, ma pensate ad una cosa: alcuni metallari considerano quest'EP il miglior lavoro della band. Penso di aver catalogato bene il sound di Gardens of Grief, ora sta a voi sceglier di procurarlo o meno. Fossi in voi....
VOTO: 8
THE RED IN THE SKY IS OURS (1992) Il precedente Ep era solo un assaggio della capacità degli At the Gates. Se vi è piaciuto Skydancer dei Dark Tranquillity, The Red in the Sky is Ours sarà uno dei vostri album preferiti. Death Metal Melodico penetrante e ossessivo, fortemente influenzato dal Black Metal. Ogni singola canzone è paura e depressione. Se potessi descrivere l'album con un aggettivo, userei il termine Opprimente. Tomas Lindberg grida con lo stesso impeto del maniaco depressivo, con un efficacia che vi ricorderà lo scream del Conte Burzum. Ormai sono del parere che la produzione Low-Fi non sia stata una scelta inconsapevole: l'atmosfera che si percepisce è di pura sofferenza. Davvero notevole l'abilità della band: i fratelli Björler si alternano fra riffs di basso e di chitarra, Erlandsson dimostra di essere un batterista di talento, imprevedibile e scatenato, ma quando serve sa utilizzare tempi lenti, profondi e laceranti. E se a questo cocktail aggiungessimo anche melodie di violino che non stonano affatto con il Death Metal proposto dagli svedesi, ma si fondono assieme per creare un sound emozionante ed introspettivo? Album decisamente sottovalutato, soprattutto alla luce della considerazione che non esistono più bands che portano avanti un Death Metal Melodico simile. Se pensate di avere fra le mani un album metalcore o Melodeath di nuova generazione, avete sbagliato. Forse, l'unico neo presente è che può essere considerato, a primo ascolto, un pò ripetitivo nella forma. Tuttavia, questa considerazione cade dopo un secondo, un terzo, un quarto ascolto. Perchè sono sicuro che vi piacerà. Caldamente consigliato. VOTO: 9
WITH FEAR I KISS THE BURNING DARKNESS (1993) Mamma santa, sembra che gli At the Gates non ne vogliano sapere di proporre una delusione al mondo. L'evoluzione sonora continua. Se The Red in the Sky is Ours era cupo, disperato ed opprimente, con forti influenze Black Metal, questo album dal nome bellissimo propone un Melodic Death Metal complesso, schizofrenico, emozionante, tecnico, sempre oscuro, ma stavolta meno Black e decisamente più Death (basta ascoltare Beyond Good and Evil per intenderci). Tomas Lindberg ricorda sempre più Varg Vikernes, con quel suo scream disperato, dolorante, eppure così profondo. Un album bellissimo, ricco di melodie distorte, in cui si cominciano ad assaporare i primi riffs tipici del Metalcore. La produzione è migliorata rispetto all'album precedente, sebbene sembra che la band non sappia rinunciare all'atmosfera nera, coinvolgente e strangolante del Low Fi. Un Death Metal melodico originalissimo, di quelli che non sentirete mai più nel nuovo millennio. Le parti di violino saranno sostituite da sorprese di chitarra acustica, capaci di addolcire anche la canzone più sfrenata. L'apice viene raggiunta dalla bellissima Raped by the Light of Christ, dal testo sublime. Curiosa anche la sfuriata Thrash nella track finale Through the red. Tuttavia, i cali di qualità non mancano, e canzoni come The Architects rischiano di essere un pò pesantucce. Nel complesso, però, l'album è davvero bello, allo stesso livello del precedente. VOTO: 9
Nel 1993 Alf Svensson sarà sostituito dal chitarrista Martin Larsson.
TERMINAL SPIRIT DISEASE (1994)
A mio parere, l'unica vera delusione. Nonostante gli At the Gates propongano un nuovo percorso sonoro, rappresentato da una produzione decisamente più curata e da riffs dalla struttura insolitamente moderna, per il 1994, che sembrano anticipare le tendenze della cosiddetta New Wave of Sweden Melodic Death Metal, l'album presenta una serie di difetti: il primo rappresentato dalla breve durata dell'album (5 tracks effettive, 1 esclusivamente melodico/strumentale: "And The World Returned", e 3 canzoni Live). La seconda è la quasi totale mancanza di quell'atmosfera avvolgente che ha contraddistinto le prime pubblicazioni: personalmente non ritengo che The Swarm e la title track siano le canzoni brillanti, tetre, malinconiche deli At the gates che conosciamo. Si ritorna a riconoscerli, a mio avviso, solo durante l'ascolto della bellissima Forever Blind e di The Fevered Circle. The beautiful Wound può essere considerata recuperabile, ma verrà presto dimenticata dal vostro cervello. Seguono tre canzoni live: All Life Ends di Gardens of Grief,
The Burning Darkness del precedente album, e Kingdom Gone di The Red in the Sky is Ours. Non voglio dire che l'album sia brutto, anzi, però è sicuramente incompleto. Una pubblicazione frettolosa.
VOTO: 7
SLAUGHTER OF THE SOUL (1995)
Ascoltato dopo 11 anni, quest'album fa ridere. Non perchè sia brutto, ma perchè sembra sentito e risentito. In realtà la stragrande maggioranza delle bands che si etichettano come Melodeath bands hanno attinto, hanno "copiato", o sono state comunque ispirate dalla furia di Slaughter of the Soul. Molto probabilmente, si tratta anche del primo album di Melodic Death/Metalcore europeo di nuova generazione, detto semplicemente Swedecore (ennesima categoria, come se non bastassero!!!). Gli At The Gates dimostrano, con quest'album, di essere fra i capostipiti del genere.
Slaughter of the Soul è profondamente diverso dagli album precedenti: la produzione è nettamente migliorata (d'altronde, è stata affidata a Fredrik Nordström, il genio che ha prodotto capolavori come The Gallery, Projector, Puritanical Euphoric Misanthropia, Lunar Strain, The Jester Race, My Arms, Your Hearse, The Chainheart Machine, ecc. nonchè chitarrista dei Dream Evil), il sound è quasi stravolto: potente, molto thrash, grezzo con melodia quanto basta, senza grosse sorprese acustiche/violinistiche, furioso, molto moderno. La band in realtà anticipa quella che sarà la corrente musicale metallica del nuovo millennio: Lamb of God, Killswitch Engage, Trivium, Caliban, All Shall Perish, gli italiani Slowmotion Apocalypse ecc. ecc. nonchè il nuovo sound di bands melodeath (e death) storiche come In Flames, Dark Tranquillity, SoilWork, Hypocrisy ecc. Inutile dire che, per ispirare questa notevole quantità di bands metal, l'album dev'essere favoloso. Lo è, sebbene devo ammettere che questo sound non mi fa impazzire. Tuttavia, c'è da riconoscere il primato musicale agli At The Gates, che in soli 4 anni di carriera sono riusciti a diventare così importanti nella storia del Metal.
Nella nuova edizione, oltre a 11 pezzi bellissimi e a 4 regali (The Dying, un pezzo inedito; una stramalatissima Captor of Sin degli Slayer, e le versioni demo di Unto Others e Suicide Nation) sono state inserite nella tracklist anche Legion degli australiani Slaughter Lord e Bister Verklighet dei No Security. La band esegue ogni canzone con precisione, canalizzando la furia nella realizzazione di qualcosa di grandioso. Il vostro collo non ce la farà più. Tomas Lindberg rinuncierà un pochetto al suo scream opprimente per renderlo sempre angosciante, ma stavolta decisamente più incazzato; i fratelli Björler e Martin Larsson preferiranno la potenza del death/thrash alla cupa rappresentazione della rabbia dei primi album. Anche Erlandsson è decisamente più preciso ed imprevedibile : sarà quasi impossibile per voi cercare di seguire il tempo. Album fondamentale, che va posizionato accanto a The Gallery e a Lunar Strain (mi rifiuto di considerare The Jester Race come il miglior album degli in Flames, se non lo avete ancora capito!!!). Fantastico.
VOTO: 10