
FEAR OF TOMORROW (1985)
La copertina del disco fa già presagire che, in giro, dopo l'inserimento del CD nel lettore, ci sarà aria di guerra. Dopo un'intro col classico e (all'epoca) straabusato
arpeggio acustico, la devastazione ha inizio e "Time As Come" ("E' giunta L'ora") ha inizio. Un terremoto distruttivo che vede il meglio nel breack e nellesplosivo refrain, davvero aggressivo.
In effetti, tutte le track dell'album giocano, più o meno, alla stessa maniera. Piene di cambi di tempo improvvisi, esplosioni devastanti che non ti aspetti e, dulcis infundo, il cantato sgradevole,
sgraziato e in semi-growl (per quell'epoca era davvero mooooolto growl) di Mr. Rønsdorf che rende davvero gustoso un album di puro thrash metal con accellerazioni speedy di Slayeriana memoria.
Se "Time Has Come" ci ha distrutto i timpani, beh, allora la succesiva " The Almighty" ha un incipt marziale che vi farà rabbrividire, anche per via del testo poco..... ahem... diciamo alquanto istigatore
alla violenza ("I will make you burn / From Hell there’s no return / I will make you burn / So you will have to learn"). Testo che causerà non pochi problemi alla band. Ma, in
fin dei conti... sono ragaaaaazzi e siamo pure agli esordi. Del resto, chi di voi non ricorda i testi idioti all'inverosimile di "Kill'Em All?". Beh, la scuola di
pensiero è, pressapoco, quella. Procediamo avanti e incontriamo "show Your Hate" dal riff assassino che, da solo, meriterebbe la palma ad honorem come uno
dei riff più belli della sotira del thrash metal. Riff che, naturalemtne, si placa per poi esplodere nella velocità mitragliatrice oramai classica della band di Copenaghen.
Il refrain, quello, è lievemente più marziale e lento con la voce del singer tutta intenta a mostrarci il suo lato più grutturale e cavernicolo. wow, gente! La successiva "King Thy Name Is Slaye",
addirittura, azzarda sonorità tanto care e prossime al doom metal, mentre, "Deeds Of Darkness" è un tributo ai Black Sabbath. Album che, definire, pazzesco è davvero riduttivo.
l'unica pecca che non rende giustizia alle composizioni è, ahimè, la produzione, poco ortodossa in verità. Ma, riascoltandolo meglio, devo dire che, quasto tipo di produzione (dove la voce del
singer echeggia quasi fosse un demone rinchiuso nei meandri di una caverna degli inferi assetato di sangue) è piacevole. Devo aggiungere altro? Si! Gli assoli di chitarra.... sono qualcosa di stratosferico,
contori e veloci come solo gli Slayer osavano fare. Quindi, siori e siore, mettete mano ai portafogli ed agitre di conseguenza... perchè un pezzo come "Under The Sky" non
si scrive da solo (cazzo che guitar-solos!!!!!!!
YAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!).
VOTO: 8.5
TERROR SQUAD (1987)
1987, cosa vi aspettate? Speed-thrash devastante, roba da ararvi le chiappe!
Questi Artillery sono danesi e sono, in tutta sincerità, una vera e propria armata metallara pronta a farvi esplodere le cervella, facendovele schizzare dalle narici. Fonti primarie di ispirazione sono, chiaramente, gli Slayer ma, per ciò che concerne la melodia, siamo molto vicino ai Metallica. Ma, gli Artillery, osano di più. Sono devastanti, cattivi, acidi, fottutamente distruttivi! Le canzoni sono tutte iper-veloci, i riff intricatissimi e pieni di cambi di tempo e gli assoli sono qualcosa di inimmaginabile, tanto sono complessi, veloci e melodici. Roba da non crederci. L'album è tiratissimo e non si respira un secondo, ad iniziare da "The Challenge", proseguendo per la mostruosa "In the Trash", fino alla terribile e martellante "Decapitations of deviants".
Autentico incubo sonoro, che farà la gioia di molti thrasher incalliti.
Ascolto consigliato a chi ha pieni i coglioni delle premiate ditte "Dragoni & spadoni".
VOTO: 10
BY INHERITANCE (1990)
Bloody Jack s'è fidanzato. ora, mi direte voi: "Cazzo ce ne frega?". Niente. Il fatto è che la fidanzata del buon Jack è amante di sonorità thrash metal molto tecnico. Quindi, mi sento in dovere di consigliare a jackettone e consorte il seguente disco. Pronti? Via! Scaricati dalla neat a causa delle vendite poco felici di Terror Squad (album stupendo ma, purtroppo, penalizzato dalla produzione), gli Artilery non si diedero per vinti e, strappato un contratto alla roadrunner, diedero alla luce uno dei dischi più belli di techno-thrash mai pubblicati, non solo nel 1990 ma, di sempre, tali da poter fare comodamente le scarpe a monumenti quali "...And justice for All" e similari. infatti, nonostante l'abbandono di Jørgen Sandau, la band arruola Peter Thorslund al basso che permette a Morten Stützer di raggiungere il fratello alla chitarra. La prova sfoderata dalla nuova formazione è, praticamente, maiuscola in ogni senso. Le canzoni sono, a dir poco, mostruose. Sin dall'openere, sono chiari gli intenti del gruppo: distruzione, macinatura a raffica, riff incrociati e devastazione a mo di mietitrebbia. il tutto con una tecnica davvero sopraffina e con delle melodie che avrebero fatto invidia ai migliori Metallica dei tempi d'oro. Sfuriate metalliche si alternano a composizioni più tecniche ma mai lente! E' questo il bello! Inoltre, le canzoni del lotto, sono estremamente versatili ed imprevedibili nel loro incedere. Ora lente, ora velocissime. Gli assoli sono qualcosa di sovraumano. E, il drumming, è micidiale. I picchi compositivi sono la titl-track, "Khomaniac", la monumentale "Beneath The Clay (R.I.P.)" che potrebbe tranquillamente insegra il mestiere ai destruction; ancora, la fantasiosa "Life In Bondage ", la semi-ballad acusticheggiante ed elettrica "Don't Believe" e la speedy "Back In The Trash". Episodio, invece, un po' meno ispirato è "Equal At First" mentre, il disco, si conclude con una cover dei (udite, udite....) Nazareth (!), ossia, "Razamanaz" rivsta e rivisitata in chiave thrasheggiante. Non mi sembra ci sia da aggiungere altro se non: muovete le chiappe ed acquistatelo!
VOTO: 9.0
B.A.C.K. (1999)
Album uscito nel 1999 dopo nove anni di inattività della band, dovuta a beghe legali e a problemi interni, questo disco rappresenta gli Artillery nella loro
migliore forma. L'album, infatti, è un concentrato puro di tecno-thrash d'alta classe, nel quale si alternano sfuriate metallica a mid-tempos, il tutto senza mai disdegnare
le melodie tanto care alla band, il utto condito con un tocco di "modernità" (ascoltare, ad esempio, "The Cure"). Ogni song è costruita in maniera tale da non assalire
l'ascoltatore, almeno non immediatamente (come accadeva per gli album d'esordio), lasciandogli il tempo di assimilare la canzone per poi sputargli in faccia tutto il veleno necessario, l'odio, la velocità,
il marciume del thrash più thrash che possa esserci e mostrando i denti nelle sezioni più tecniche del lotto (la title track è storia). Canzoni memorabili ve ne sono a quatità industriale e cito, tanto per dirne una,
la meravigliosa "Out of the Trash", 4 minuti di violenza pura, laddove nè singer, nè chitarrsti, nè, tantomeno, la sezione ritmica, sbaglia mai un colpo risultando sempre al di sopra delle righe.
Chiude, in bellezza, la memorabile "Paparazzi", che riassume tutto ciò che gli Artillery possono e vogliono dimostrare al mondo. Mondo di merda che rinnega le sue origni, proponendoci musica
schifosa e bands che, chissà mai perchè, scordano le loro radici, rinnegandole e diventando le parodie di loro stesi (chi di voi ha detto Metallica?!?!?!?).
Album che consiglio agli spasimanti delle sonorità del thrash più tecnico e veloce allo stesso tempo, dove la melodia non è mai accantonata.
Ah, già... un'ultima cosa: la copertina è davvero fichissima! Sembra disegnata da un pazzoide....
VOTO: 8.5