BioDiscografia curata da Antonio Anatas.


ARTILLERY


Desideravo da tempo scrivere la bio di questa band danese, per diverse ragioni.

La prima è che è veramente una band micidiale ed unica nel suo genere. La seconda, perchè, pur essendo micidiale ed unica, fottutamente thrash n' speedy, non ha mai meritato dei consensi e degli onori che, invece, avrebbe dovuto.

Chiamiamola sfortuna, chimimola assenza del fattore 2C" (Paolo Bonolis docet).

Chiamiamola, com parrebbe meglio, assenza di "raccomandazioni" ma, gli Artillery, rappresentano una delle poche band (fortunatamente ancora in circolazione) ad annoverare a se una piccola ma pur sempre ottima discografia.

La band si forma in un sobborgo di Copenaghen nel 1982 a Taastrup. La prima formazione vede a se schierata i fratelli Michael e Morten Stutzer, da Jorgen Landau, Carsten Nielsen e dal cantante Per Onik. Dopo sei mesi quest’ ultimo viene sostituito da Carsten Lohman, con il quale il gruppo si guadagna un seguito anche al di fuori del proprio paese, grazie ad una serie di demo molto ben distribuiti (e pubblicati nel 1988 col nome Deadly Relics).

Le demo in questione sono:

1982 - We Are The Dead – (demo)
1984 – Shellshock – (demo)
1984 – Deeds Of Darkness – (demo)
1985 – Fear Of Tomorrow (demo)

alle quali seguono:

1985 – Speed Metal Hell – Raccolta
1985 – Satan's Revenge – LP/MC

Dopo un anno anche Lohman è sostituito da Flemming Ronsdorf. Il nuovo demo di sette brani attira l’ attenzione di diverse case discografiche, ma alla fine la spunta la Neat, che dà alle stampe il primo lavoro "Fear Of Tomorrow", costituito in parte da materiale rimissato dal demo.

L'album è una trasposizione di tutto ciò che è stato loro impartitolgli dal thrash "made in Bay Area", slayer e primissimi Overkill su tutti. Thrash che è puro concentrato di violenza, odio, melodia, velocità e tecnica a volontà, come solo gli autentici maestri del settore potevano fare.

FEAR OF TOMORROW (1985) La copertina del disco fa già presagire che, in giro, dopo l'inserimento del CD nel lettore, ci sarà aria di guerra. Dopo un'intro col classico e (all'epoca) straabusato arpeggio acustico, la devastazione ha inizio e "Time As Come" ("E' giunta L'ora") ha inizio. Un terremoto distruttivo che vede il meglio nel breack e nellesplosivo refrain, davvero aggressivo. In effetti, tutte le track dell'album giocano, più o meno, alla stessa maniera. Piene di cambi di tempo improvvisi, esplosioni devastanti che non ti aspetti e, dulcis infundo, il cantato sgradevole, sgraziato e in semi-growl (per quell'epoca era davvero mooooolto growl) di Mr. Rønsdorf che rende davvero gustoso un album di puro thrash metal con accellerazioni speedy di Slayeriana memoria. Se "Time Has Come" ci ha distrutto i timpani, beh, allora la succesiva " The Almighty" ha un incipt marziale che vi farà rabbrividire, anche per via del testo poco..... ahem... diciamo alquanto istigatore alla violenza ("I will make you burn / From Hell there’s no return / I will make you burn / So you will have to learn"). Testo che causerà non pochi problemi alla band. Ma, in fin dei conti... sono ragaaaaazzi e siamo pure agli esordi. Del resto, chi di voi non ricorda i testi idioti all'inverosimile di "Kill'Em All?". Beh, la scuola di pensiero è, pressapoco, quella. Procediamo avanti e incontriamo "show Your Hate" dal riff assassino che, da solo, meriterebbe la palma ad honorem come uno dei riff più belli della sotira del thrash metal. Riff che, naturalemtne, si placa per poi esplodere nella velocità mitragliatrice oramai classica della band di Copenaghen. Il refrain, quello, è lievemente più marziale e lento con la voce del singer tutta intenta a mostrarci il suo lato più grutturale e cavernicolo. wow, gente! La successiva "King Thy Name Is Slaye", addirittura, azzarda sonorità tanto care e prossime al doom metal, mentre, "Deeds Of Darkness" è un tributo ai Black Sabbath. Album che, definire, pazzesco è davvero riduttivo. l'unica pecca che non rende giustizia alle composizioni è, ahimè, la produzione, poco ortodossa in verità. Ma, riascoltandolo meglio, devo dire che, quasto tipo di produzione (dove la voce del singer echeggia quasi fosse un demone rinchiuso nei meandri di una caverna degli inferi assetato di sangue) è piacevole. Devo aggiungere altro? Si! Gli assoli di chitarra.... sono qualcosa di stratosferico, contori e veloci come solo gli Slayer osavano fare. Quindi, siori e siore, mettete mano ai portafogli ed agitre di conseguenza... perchè un pezzo come "Under The Sky" non si scrive da solo (cazzo che guitar-solos!!!!!!!
YAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!).
VOTO: 8.5

Il gruppo inizia poi a lavorare sul successivo Terror Squad. L’ orrenda copertina non giova alle vendite e sorgono problemi con la casa discografica.

TERROR SQUAD (1987) 1987, cosa vi aspettate? Speed-thrash devastante, roba da ararvi le chiappe!
Questi Artillery sono danesi e sono, in tutta sincerità, una vera e propria armata metallara pronta a farvi esplodere le cervella, facendovele schizzare dalle narici. Fonti primarie di ispirazione sono, chiaramente, gli Slayer ma, per ciò che concerne la melodia, siamo molto vicino ai Metallica. Ma, gli Artillery, osano di più. Sono devastanti, cattivi, acidi, fottutamente distruttivi! Le canzoni sono tutte iper-veloci, i riff intricatissimi e pieni di cambi di tempo e gli assoli sono qualcosa di inimmaginabile, tanto sono complessi, veloci e melodici. Roba da non crederci. L'album è tiratissimo e non si respira un secondo, ad iniziare da "The Challenge", proseguendo per la mostruosa "In the Trash", fino alla terribile e martellante "Decapitations of deviants".
Autentico incubo sonoro, che farà la gioia di molti thrasher incalliti.
Ascolto consigliato a chi ha pieni i coglioni delle premiate ditte "Dragoni & spadoni".
VOTO: 10

Il chitarrista Jørgen Sandau lasciò la band nel 1989. Il bassista allora prese il suo posto, reclutando un altro bassista, Peter Thorslund. In questo periodo di inattività e di sostituzioni in itinere, gli Artillery divorziano dalla Net e firmano per la Roadrunner iniziando a lavorare per il loro terzo album.

Con il produttore dei Metallica Flemming Rasmussen, gli Artillery incidono finalmente nel 1990 il terzo album "By Inheritance" che uscì sia in CD che in vinile, ma l’ anno successivo si sciolgono.

BY INHERITANCE (1990) Bloody Jack s'è fidanzato. ora, mi direte voi: "Cazzo ce ne frega?". Niente. Il fatto è che la fidanzata del buon Jack è amante di sonorità thrash metal molto tecnico. Quindi, mi sento in dovere di consigliare a jackettone e consorte il seguente disco. Pronti? Via! Scaricati dalla neat a causa delle vendite poco felici di Terror Squad (album stupendo ma, purtroppo, penalizzato dalla produzione), gli Artilery non si diedero per vinti e, strappato un contratto alla roadrunner, diedero alla luce uno dei dischi più belli di techno-thrash mai pubblicati, non solo nel 1990 ma, di sempre, tali da poter fare comodamente le scarpe a monumenti quali "...And justice for All" e similari. infatti, nonostante l'abbandono di Jørgen Sandau, la band arruola Peter Thorslund al basso che permette a Morten Stützer di raggiungere il fratello alla chitarra. La prova sfoderata dalla nuova formazione è, praticamente, maiuscola in ogni senso. Le canzoni sono, a dir poco, mostruose. Sin dall'openere, sono chiari gli intenti del gruppo: distruzione, macinatura a raffica, riff incrociati e devastazione a mo di mietitrebbia. il tutto con una tecnica davvero sopraffina e con delle melodie che avrebero fatto invidia ai migliori Metallica dei tempi d'oro. Sfuriate metalliche si alternano a composizioni più tecniche ma mai lente! E' questo il bello! Inoltre, le canzoni del lotto, sono estremamente versatili ed imprevedibili nel loro incedere. Ora lente, ora velocissime. Gli assoli sono qualcosa di sovraumano. E, il drumming, è micidiale. I picchi compositivi sono la titl-track, "Khomaniac", la monumentale "Beneath The Clay (R.I.P.)" che potrebbe tranquillamente insegra il mestiere ai destruction; ancora, la fantasiosa "Life In Bondage ", la semi-ballad acusticheggiante ed elettrica "Don't Believe" e la speedy "Back In The Trash". Episodio, invece, un po' meno ispirato è "Equal At First" mentre, il disco, si conclude con una cover dei (udite, udite....) Nazareth (!), ossia, "Razamanaz" rivsta e rivisitata in chiave thrasheggiante. Non mi sembra ci sia da aggiungere altro se non: muovete le chiappe ed acquistatelo!
VOTO: 9.0

Gli Artillery si sciolsero, infatti, nel 1991, e alcuni membri continuarono progetti con altri.

Nel 1998, dopo che uscì una loro compilation, "Deadly Relics", con la Mighty Music, contenente un mix di vecchie registrazioni demo, e due canzoni del 1989 da una cassetta promozionale, la band si riunì per registrare il suo quarto album, "B.A.C.K", che uscì nel 1999 sotto la Diehard Music. Il nuovo gruppo è ancora in attività.

B.A.C.K. (1999) Album uscito nel 1999 dopo nove anni di inattività della band, dovuta a beghe legali e a problemi interni, questo disco rappresenta gli Artillery nella loro migliore forma. L'album, infatti, è un concentrato puro di tecno-thrash d'alta classe, nel quale si alternano sfuriate metallica a mid-tempos, il tutto senza mai disdegnare le melodie tanto care alla band, il utto condito con un tocco di "modernità" (ascoltare, ad esempio, "The Cure"). Ogni song è costruita in maniera tale da non assalire l'ascoltatore, almeno non immediatamente (come accadeva per gli album d'esordio), lasciandogli il tempo di assimilare la canzone per poi sputargli in faccia tutto il veleno necessario, l'odio, la velocità, il marciume del thrash più thrash che possa esserci e mostrando i denti nelle sezioni più tecniche del lotto (la title track è storia). Canzoni memorabili ve ne sono a quatità industriale e cito, tanto per dirne una, la meravigliosa "Out of the Trash", 4 minuti di violenza pura, laddove nè singer, nè chitarrsti, nè, tantomeno, la sezione ritmica, sbaglia mai un colpo risultando sempre al di sopra delle righe. Chiude, in bellezza, la memorabile "Paparazzi", che riassume tutto ciò che gli Artillery possono e vogliono dimostrare al mondo. Mondo di merda che rinnega le sue origni, proponendoci musica schifosa e bands che, chissà mai perchè, scordano le loro radici, rinnegandole e diventando le parodie di loro stesi (chi di voi ha detto Metallica?!?!?!?). Album che consiglio agli spasimanti delle sonorità del thrash più tecnico e veloce allo stesso tempo, dove la melodia non è mai accantonata.
Ah, già... un'ultima cosa: la copertina è davvero fichissima! Sembra disegnata da un pazzoide....
VOTO: 8.5




POSTFAZIONE DI PAOLO GRUNJA B: Ma chi chezzo sono gli Artillery?




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