BioDiscografia curata da Andrea "Thy Destroyer", Informazioni ed immagini prese dal sito degli Angra www.angra.net e da www.truemetal.it.


ANGRA


Gli Angra, una delle più famose formazioni provenienti dal Brasile (insieme ai Sepultura), vero e proprio calderone, negli ultimi tempi, che ha saputo tirare fuori bands di tutto rispetto.

La carriera degli Angra inizia grazie ad un demo, "Reaching Horizons", che fa circolare il nome della band e procura ai Nostri un contratto con la Limb Music (per l'Italia si parla di Lucretia Records International). La formazione è quella classica, eccezion fatta per il batteraro, tale Marco Antunes, al quale subentrerà, da "Angels Cry" fino al singolo "Rainy Nights", Ricardo Confessori. Dopo "Fireworks", nel '98, la line-up originale si sfalda e porta all'allontanamento della sezione ritmica e del talentuoso cantante che andranno tutti a formare gli Shaman (poi Shaaman, in seguito a problemi di copyright).

I primi dischi della band sono pregni del sound brasiliano e, se si dovesse classificare il genere di appartenenza dei 5 carioca, sicuramente si parlerebbe di power-prog metal. Tali riferimenti sono andati via via scemando nel corso della carriera del combo, ma sono tuttora presenti in qualche riferimento sporadico e il sound è orientato ad un power virtuoso e con numerosi cambi di tempo.

REACHING HORIZONS (1992) Il primo demo ci presenta una formazione ancora in via di definizione (a causa del batterista) e canzoni che verranno poi riprese nel primo full-lenght della band. Le versioni qui proposte sono decisamente differenti da quelle che poi saranno definitive, proprio perché la band stava, all'epoca, cercando di crearsi un'identità e gli elementi caratteristici del sound degli Angra non erano ancora presenti del tutto (in primis gli inserimenti di musica tradizionale brasiliana, la vera carta in più della band). Ciò che si nota subito, però, è la voglia di tentare qualcosa di nuovo tramite un power-prog molto ben arrangiato, anche se ancora scarno e con tastiere atte ad emulare (oltretutto piuttosto male, ma questo rimarrà sempre un elemento fisso dei dischi della band fino a "Temple Of Shadows") il suono dei vari strumenti di sostegno all'ossatura dei pezzi. La tecnica la fa comunque da padrone e si capisce subito che i Nostri non sono dei novellini, infatti il cantante André Matos è diplomato come direttore d'orchestra al conservatorio di Sao Paulo e dalle composizioni si può percepire il forte legame con la musica classica. Insomma, un debutto ormai raro da trovare, ma che riesce ad aprire le porte alla band brasiliana verso un futuro di grandi gioie e qualche dolore. VOTO: 7,5

Tracklist:
01 - Carry On
02 - Queen Of The Night
03 - Angels Cry
04 - Time
05 - Evil Warning
06 - Reaching Horizons
07 - Carry On
08 - Don't Despair
09 - Wuthring Heights (Kate Bush Cover)

ANGELS CRY (1993) Vero e proprio debutto in grande scala per la band. Sicuramente il capitolo più intrigante dell'intera discografia, ma (a giudizio di chi scrive), non il migliore. Vengo subito al dunque: l'album è eccessivamente discontinuo. Si parte con l'opener "Carry On", preceduta dall'intro "Unfinished Allegro" che piazza un bellissimo colpo a favore dei brasiliani (ancora oggi, a distanza di 13 anni, è un loro cavallo di battaglia dal vivo), passando per la semi-ballad "Time", con uno dei più bei passaggi vocali di tutti i tempi che spezza la parte lenta da quella più epica. Continuando si può trovare la title-track, splendido esempio di connubio tra musica tradizionale brasiliana e folk. E da qui in poi (salvo in alcuni casi) il livello cala…Infatti "Stand Away" e "Never Understand" non convincono appieno, pur rimanendo delle canzoni fuori dall'ordinario. Quello che passa subito all'occhio è un particolare che, per le tracce precedenti, è passato un po' inosservato grazie alla qualità più che eccellente del songwriting: come scritto nella recensione di "Reaching Horizons", sono i suoni delle tastiere a penalizzare notevolmente il sound degli Angra. Si nota come essi rendano poco nei due capitoli sopra citati, mentre per il brano successivo si cambia registro. "Wuthering Heights" (= cime tempestose) è la cover che ti spiazza. Su un album metal una cover di Kate Bush dovrebbe quantomeno essere appesantita e resa più pesante, mentre la band stupisce rimaneggiandola ben poco e mantenendone il feeling originale che rende questo pezzo sicuramente uno degli highlights del disco. Proseguendo si trovano altri due episodi che non lasciano particolari ricordi nella mente di chi ascolta, ovvero "Evil Warning" e "Lasting Child". In sostanza un ottimo lavoro, per un debutto ufficiale, ma con ancora molte caratteristiche e sfumature da limare e altrettante da far emergere. VOTO: 8

Tracklist:
01 - Unfinished Allegro
02 - Carry On
03 - Time
04 - Angels Cry
05 - Stand Away
06 - Never Understand
07 - Wuthering Heights
08 - Streets Of Tomorrow
09 - Evil Warning
10 - Lasting Child (I. The arting Words, II. Reinaissance)

EVIL WARNING (1996) EP che consegna al pubblico tre versioni aggiornate al 1994 di brani estratti da "Angels Cry" più una edit version di "Wuthering Heights". Il tutto non cambia affatto le carte in tavola, pur restando un lavoro di valore, ma che non aggiunge assolutamente nulla a quello già detto dai 5 di Sao Paulo… VOTO: S.V.

Tracklist:
01 - Evil Warning ('94 Version)
02 - Angels Cry ('94 Version)
03 - Carry On ('94 Version)
04 - Wuthering Heights (Edit Version)

HOLY LAND (1996) Il capolavoro dell'era Matos. Con queste parole può essere riassunto il disco in oggetto. Dire "bello" non basta a descriverlo, perché non rende giustizia ad una simile opera. L'album fa confluire dentro sé stesso tutti gli elementi tipici del sound degli Angra, fatto di intermezzi sinfonici, cavalcate e melodie tipiche del power metal, tecnicismi propri del progressive metal più puro, e pezzi rubati alla migliore tradizione brasiliana. Si parte con "Crossing", intro di grande effetto che apre la strada a "Nothing To Say", il cui inizio ricorda molto la colonna sonora di 007. Procedendo troviamo la splendida ballad "Silente And Distance" che ci consegna una performance estremamente toccante da parte del vocalist, la cui voce è una tra le migliori mai partorite nel panorama mondiale. Poteva poi mancare una mastodontica suite di oltre 10 minuti? Mai! E allora via con "Carolina IV" che, con la sua intro tribale, ci proietta direttamente in un'altra dimensione fatta di luci e colori inimmaginabili (non mi sono fatto una canna, non vi preoccupate eh eh!!). Arriviamo di conseguenza alla title-track, canzone che punta ad un power metal senza troppi fronzoli, forse il pezzo più diretto dell'intero disco, mentre "Make Believe" è un'altra ballad in cui è nuovamente la voce di Matos a farla da padrone. "Z.I.T.O" è una traccia che rappresenta il power-prog degli Angra al suo massimo splendore, con un ritornello che rimarrà in testa sin dal primo ascolto, ma che non cade mai nella banalità. Terza ed ultima ballata del lotto è "Deep Blue", che accarezza le orecchie in attesa dell'outro finale che risponde al nome di "Lullaby For Lucifer". Come dicevo ad inizio recensione non ci sono altre parole per definire questo disco, se non capolavoro. Devo dire che gli Angra scriveranno altre pagine estremamente importanti nella loro storia e, più in generale, nella storia del metal, ma mai così significative come quella impressa nei solchi di questo lavoro. VOTO: 10

Tracklist:
01 - Crossing
02 - Nothing To Say
03 - Silence And Distance
04 - Carolina IV
05 - Holy Land
06 - The Shaman
07 - Make Believe
08 - Z.I.T.O.
09 - Deep Blue
10 - Lullaby For Lucifer

FREEDOM CALL (1996) Anche questo non è un album di inediti vero e proprio, ma solo una sorta di "Best Of" sotto falso nome per spezzare l'attesa e cavalcare l'onda creata dall'ancora attuale "Holy Land". Si parte con un brano nuovo, cioè "Freedom Call" che riprende il sound del disco precedente restando comunque un episodio davvero ben riuscito. Le successive due tracce (rispettivamente "Queen Of The Night" e "Reaching Horizons") vengono riprese dal demo del 1992, ormai introvabile, e arricchite da una nuova registrazione. Fa capolino, subito dopo "Stand Away", tratta da "Angels Cry", un'inedita cover di "Painkiller", nella quale si assiste ad una performance di Andrè Matos che lo rende assolutamente irriconoscibile e del tutto identico a Rob Halford. "Deep Blue" è, invece, estratta da "Holy Land" e la versione qui presenti è la medesima presente su tale cd. Infine, le ultime due tracce ("Angels Cry" e"Never Understand"), sono tratte dal debutto della band. In pratica è un'occasione per sentire un po' che cosa sono stati capaci di fare i 5 fino a quel momento, ma nulla di più. VOTO: 6,5

Tracklist:
01 - Freedom Call
02 - Queen Of The Night (Remixed Version)
03 - Reaching Horizons
04 - Stand Away (Orchestral Version)
05 - Painkiller
06 - Deep Blue (Edit Version)
07 - Angels Cry
08 - Never Understand

HOLY LIVE (1997) Prima ed unica testimonianza dal vivo di questa line-up che, tramite questo EP registrato a Parigi, mette in mostra le proprie innumerevoli doti di intrattenimento in sede live. Si comincia con la celeberrima intro "Crossing" la quale cede subito il passo a "Nothing To Say", brano che rende maledettamente bene dal vivo. La band non si risparmia e segna un altro punto a suo favore con la riproposizione di "Z.I.T.O.", altro cavallo di battaglia in grado di far scaldare a dovere le folle. Poi arriva il pezzo da 90: "Carolina IV" eseguita non solo in versione integrale, ma addirittura allungata da un notevole assolo di percussioni all'inizio della stessa. Si termina quindi con "Unfinished Allegro" e col boato che accoglie la celeberrima "Carry On". La totale durata del disco (sui 35 minuti e mezzo) è piuttosto ridotta, ma fotografa per bene il momento di massimo splendore della band, che ripaga con una performance più che esaustiva. Un passo obbligato nella discografia degli Angra. VOTO: 9

Tracklist:
01 - Crossing
02 - Nothing To Say
03 - Z.I.T.O.
04 - Carolina IV
05 - Unfinished Allegro
06 - Carry On

HOLY BOX (1998) Piccola meraviglia di cui vado estremamente fiero. È stato il primo approccio che ho avuto con gli Angra, in quanto mi ha colpito subito la confezione piuttosto lussuosa (e a caro prezzo), convincendomi a comprare il tutto. Questo cofanetto si compone di: 3 cd ("Holy Land", un disco con 3 canzoni registrate acustiche dal vivo più varie tracce in versioni inedite e un sampler della casa di distribuzione italiana della band), un libretto cartonato in formato gigante di 12 pagine contenente informazioni su ciascun membro della band, biografia e discografia, un mega-poster, adesivi e certificato di autenticità con tanto di numero progressivo (il mio è il 2026 su 5000 eh eh!!). Non mi soffermo sul primo disco in quanto è già stato recensito sopra, ma il secondo rappresenta sicuramente un motivo di enorme interesse, in particolare le tre tracce acustiche. Tali canzoni sono state registrate alla fnac di Parigi e vedono i 5 brasiliani in un contesto piuttosto intimo come quello di un piccolissimo locale da un centinaio di persone. Si parte con "Angels Cry" e si nota subito il lavoro di arrangiamento che sta dietro a tutto ciò: infatti, al posto delle tastiere, c'è una fisarmonica (!) che ne copre tutte le parti. Devo dire che mi ha spiazzato parecchio sentire ciò, ma mi ha fatto anche capire quanto questi ragazzi siano preparati. "Chega De Saudade" è un brano tradizionale brasiliano che ribadisce ancora una volta (come se ce ne fosse mai stato bisogno) la provenienza della band. Lo show acustico viene poi concluso da "Never Understand", anche questa riarrangiata per l'occasione in una versione estremamente divertente. Le altre tracce sono, in pratica, quelle dell'Ep "Evil Warning", ma le prime tre rendono veramente degno di nota questo lavoro. Il terzo disco è un sampler della Lucretia Records, in cui troviamo bands di un certo spessore e piuttosto famose (Angra, Rhapsody, Arachnes) insieme a perfetti sconosciuti (tutti gli altri). Sicuramente non il motivo che può spingere qualcuno ad acquistare questo box. Infatti mi sento di consigliare l'acquisto (se lo si trova ancora in giro, cosa di cui dubito fortemente) solo a chi non è in possesso di Holy Land e che si ritiene un vero fan della band. VOTO: 9

Tracklist:
Cd 1: Holy Land

Cd 2: Live Unplugged @ Auditorium Fnac Forum, Paris, May 1995* + Studio Tracks**
01 - Angels Cry*
02 - Chega De Saudade*
03 - Never Understand*
04 - Evil Warning**
05 - Angels Cry**
06 - Carry On**
07 - Wuthering Heights**

Cd 3: Lucretia's Kiss Sampler
01 - Angra - Carry On
02 - Time Machine - Behind The Cross
03 - Rhapsody - Warrior Of Ice
04 - Avalon - I'm Falling
05 - Archangel - Paradise Is in Cyber-Space
06 - E. VIII - Save
07 - Shadow Dancers - Tears From Heaven
08 - Dominance - Anthem Of Ancient Splendor
09 - Arachnes - Open Your Eyes
10 - Abighor - Nobody's History
11 - Moon Of Steel - It Won't Be The Reason

LISBON (1998) Singolo apri-pista per l'album in arrivo poco tempo dopo. Tutto sommato il valore di questa uscita (se non per l'inedito di cui porta il nome), è piuttosto scarso, in quanto contiene una squallidissima versione acustica di "Make Believe", presa da "Holy Land", e l'ennesima versione differente di "Angels Cry". La canzone che da il nome al singolo è una bella ballata nello stile della band, che riprende un po' il concetto di "Deep Blue", con varie orchestrazioni aggiunte. Buona trovata commerciale, ma nulla di più. Voto: S.V.

Tracklist:
01 - Lisbon
02 - Make Believe (Acoustic Version)
03 - Angels Cry (Demo Version)

FIREWORKS (1998) E dopo due anni, l'album inedito degli Angra spiazza un po'…Questo platter contiene sicuramente pezzi molto validi, ma nell'insieme non convince del tutto, in quanto, come già accaduto per "Angels Cry", alcuni pezzi sembrano più che altro degli ottimi riempitivi. Certo, i bei colpi piazzati dalla band non mancano affatto, uno su tutti la splendida "Speed", vero e proprio manifesto d'intenzioni del gruppo, mentre altre canzoni non lasciano il segno come dovrebbero (mi riferisco in particolare ad "Estreme Dream") e concorrono a rendere il tutto un po' vecchio. È come se gli Angra avessero preso i vecchi pezzi, mettendoli sotto una diversa veste e riconsegnandoli al popolo dicendo: "Non c'è nulla di nuovo, ma questi siamo noi". Per la carità, evviva la coerenza, ma da un gruppo che tanto ha dato alla causa, mi sarei aspettato veramente di più. Dove sono le innovazioni del disco precedente? Forse avevano già detto tutto? Non si sa… VOTO: 6,5

Tracklist:
01 - Wings Of Reality
02 - Petrified Eyes
03 - Lisbon
04 - Metal Icarus
05 - Paradise
06 - Mystery Machine
07 - Fireworks
08 - Extreme Dream
09 - Gentle Chance
10 - Speed

RAINY NIGHTS (1999) Con questo singolo, la formazione originale degli Angra si scioglie. Matos, Mariutti e Confessori vanno via dalla band per motivi personali ed intraprendono la carriera degli Shaman, band che ha fatto piuttosto discutere per la lontananza dal sound del gruppo-madre dei tre. Passando alla valutazione della canzone contenuta nel singolo (apparsa, in realtà, come bonus track per il mercato giapponese in "Fireworks"), si nota subito la preponderanza degli elementi orchestrali che, almeno stavolta, rendono giustizia al sound complessivo del pezzo. Si tratta di una ballad dolce e delicata che attraversa molti lati della musica e si inserisce sicuramente come uno dei pezzi più belli mai composti dai 5 di Sao Paulo. Che dire…un addio così fa male, ma questo è stato il miglior modo di celebrarlo. VOTO: 8,5

Tracklist: 01 - Rainy Nights (Edit Version)
02 - Rainy Nights (Album Version)
03 - Rainy Nights (Instrumental Version)

La line-up, come già detto in precedenza, si sfalda e, al timone della formazione rimangono solo I due chitarristi, Rafael Bittencourt e Kiko Loureiro. Essi si trovano a dover rimpiazzare abbastanza in fretta tutto il resto della band e, dopo lunghe selezioni, trovano dei degni sostituti in Edu Falaschi (voce), Felipe Andreoli (basso) e Aquiles Priester (batteria). La composizione della band, fino ad oggi è stabile, mentre i vecchi membri (Matos, Mariutti e Confessori) fondano gli Shaman, con i quali registreranno 2 dischi in studio ed un live. Notizia di pochi giorni, gli Shaman si sciolgono per motivi di divergenze musicali e Matos darà presto inizio ad una sua carriera solista…

ACID RAIN (2001) Banco di prova della nuova formazione è questo demo, uscito come singolo. L'unica traccia presente (che da anche il titolo al mini-cd) è una canzone che sicuramente ricorda molto i "vecchi" Angra, ma che contiene anche elementi piuttosto nuovi. Infatti si percepisce una maggiore pesantezza di fondo, dovuta in gran parte al drumming decisamente più tecnico e più disposto ad "osare" di Aquiles Priester. Falaschi, dal canto suo, gioca troppo ad imitare il suo predecessore e si limita parecchio. Pezzo quindi riuscito solo a metà, ma che può essere piuttosto efficace nel ruolo di rappresentare il nuovo corso della band brasiliana. VOTO: S.V.

Tracklist:
01 - Acid Rain (Demo)

REBIRTH (2001) Il singolo che ha preceduto questo ritorno dei 5 di Sao Paulo sulle scene dopo l'uragano che ne ha sconvolto la line-up lasciava presagire, tutto sommato, un album non all'altezza dell'eccellente passato. Ed infatti questo "Rebirth" lascia l'amaro in bocca ed ha tutta l'aria di essere un disco di transizione, un lavoro che sembra essere un compromesso tra quello che gli Angra vogliono e quello che, invece, vuole il pubblico. A conti fatti non è un bruttissimo disco, in quanto le sue piccole perle le ha: la sopra citata "Acid Rain" si rivela essere una scelta parecchio azzeccata come primo singolo e l'epica ballad "Heroes Of The Sand" è veramente magica. Episodi come "Running Alone", "Judgement Day" e "Millennium Sun", al contrario, non convincono proprio per la mancanza di innovazione. Diciamo che tutti i lavori della band si erano distinti (in negativo ed in positivo, s'intende), per una voglia di sperimentare nuove soluzioni senza mai dare una fermezza compositiva stantia e fine a sé stessa. Inoltre segnalo il plagio che "Unholy Wars" rappresenta nei confronti del capolavoro di "Holy Land", quella "Carolina IV" che, in questo brano, viene pressoché riproposta sotto falso nome. Tirando le somme, "Rebirth", delle idee fresche e nuove che hanno caratterizzato (quasi) tutte le uscite del gruppo, ne poche o niente, in quanto l'unico particolare che emerge è il parziale indurimento del suono, ma per il resto nulla più…(la copertina è forse la più brutta mai vista in un lavoro degli Angra). VOTO: 6,5

Tracklist:
01 - In Excelsis
02 - Nova Era
03 - Millennium Sun
04 - Acid Rain
05 - Heroes Of The Sand
06 - Unholy Wars
07 - Rebirth
08 - Judgement Day
09 - Running Alone
10 - Visions Prelude
11 - Bleeding Heart

HUNTERS AND PREY (2002) Ennesimo EP, il quale raccoglie una serie di inediti provenienti dalle sessioni di "Rebirth" più qualche versione variata di brani in esso contenuti. La prima traccia è "Live And Learn" che non cambia di una virgola ciò che è stato detto poche righe fa. Lavoro canonico per una band di tale spessore. "Bleeding Heart" era già presente in "Rebirth" nella medesima versione qui inserita. Le cose, invece, cambiano quando si arriva alla title-track: un'intro che ricorda vagamente (non come "Unholy Wars) i sapori di "Carolina IV" ci introduce in un brano estremamente epico e variegato che riporta su ottimi livelli il nome Angra. "Eyes Of Christ" ci fa capire che, purtroppo, il momento d'estasi dura poco, mentre le versioni acustiche di "Rebirth" e "Heroes Of The Sand" donano una nuova veste ai brani, in quanto gli arrangiamenti sono piuttosto ben curati. La settima traccia è una cover di "Mama" dei Genesis abbastanza fedele all'originale, ma che mette in mostra la versatilità del nuovo acquisto Edu Falaschi. Chiude il tutto una splendida versione in madrelingua di "Hunters And Prey", chiamata "Caça E Caçador". Insomma, prodotto non del tutto da buttare, ma consigliato decisamente ai fan sfegatati della band. VOTO: 6

Tracklist:
01 - Live And Learn
02 - Bleeding Heart
03 - Hunters And Prey
04 - Eyes Of Christ
05 - Rebirth (Acoustic Version)
06 - Heroes Of The Sand (Acoustic Version)
07 - Mama
08 - Caça E Caçador (Hunters And Prey Portuguese Version)

LIVE IN SAO PAULO (2003) Il tanto atteso live album si concretizza in un cofanetto contenente due cd ed in un dvd con numerosi extra. Partendo dalla versione a doppio cd, si nota subito come, da un lato, non siano state fatte correzioni in studio, ma, dall'altro, come sia stato registrato piuttosto male. Più che una release ufficiale, questo live, assomiglia di più ad un ottimo bootleg. Il pubblico sovrasta spesso e volentieri gli strumenti e talvolta le tastiere fanno lo stesso con le chitarre. Per quanto riguarda la scaletta, la scelta è di tutto rispetto, pur considerando che pesca in gran parte l'ultimo nato all'epoca. I singoli musicisti sfoderano una prestazione maiuscola, mentre l'unico a non brillare è il cantante, Edu Falaschi, che, se sui pezzi scritti appositamente per la sua ugola, viaggia piuttosto bene, si trova piuttosto impacciato su quelli che erano stati del suo illustre predecessore. Infatti "Angels Cry" non rende minimamente, anche se quella più penalizzata è sicuramente "Make Believe", in quanto i vocalizzi finali vengono saltati bellamente e viene il sospetto (più che fondato) che il nuovo cantante non riesca ad arrivarci. Per quanto riguarda il dvd, il discorso cambia, anche se non di molto: le riprese sono fatte molto bene e si aggiunge una traccia alla versione audio, cioè una splendida "battaglia" tra Kiko Loureiro e Felipe Andreoli, rispettivamente chitarra solista e basso. Il lato audio, però, non cambia, registrato male è e registrato male resta. Il lavoro si conclude con una cover di "The Number Of The Beast" della vergine di ferro. In sostanza un disco appena sufficiente e penalizzato da una resa sonora pessima e da un Falaschi non esattamente in piena forma e troppo impegnato ad emulare Matos per potersi permettere di lasciare veramente il segno. VOTO: 6

Tracklist:
Cd 1:
01 - In Excelsis
02 - Nova Era
03 - Acid Rain
04 - Angels Cry
05 - Heroes Of The Sand
06 - Metal Icarus
07 - Millennium Sun
08 - Make Believe
09 - Drum Solo

Cd 2:
01 - Unholy Wars
02 - Rebirth
03 - Time
04 - Running Alone
05 - Crossing
06 - Nothing To Say
07 - Unfinished Allegro
08 - Carry On
09 - The Number Of The Beast

TEMPLE OF SHADOWS (2004) Alzi la mano chi si aspettava, viste le premesse del precedente full-lenght, un disco del genere. Probabilmente nessuno, io per primo. Eppure gli Angra ci stupiscono di nuovo, dando alle stampe il disco più bello (finora) realizzato con l'attuale line-up. La ricetta è la seguente: un concept azzeccato (la storia di un crociato chiamato "The Shadow Hunter" che, durante la sua battaglia in terra santa, viene ferito per poi essere curato da una famiglia di suoi nemici), canzoni molto progressive, un paio di ospiti di rilievo (Kai Hansen e Hansi Kursch rispettivamente in "Temple Of Hate" e "Winds Of Destination") e un'ispirazione senza eguali. Se poi aggiungiamo anche una prestazione dei singoli musicisti assolutamente impeccabile, il gioco è decisamente fatto. Si parte con un'intro ("Deus Le Volt!") che sa di antico e che catapulta l'ascoltatore senza che se ne renda conto in mezzo alla battaglia con la successiva "Spread Your Fire", una vera killer-track che dal vivo non fa assolutamente prigionieri (vi posso assicurare che essere in mezzo al pogo quando questa canzone viene suonata è un'esperienza devastante, decisamente degna di essere vissuta). Si passa poi alla progressiva "Angels And Demons" che mette in luce la varietà compositiva nuovamente acquisita dai Nostri, così come anche "Waiting Silente" che, pur contenendo meno variazioni, risulta essere piuttosto fresca e originale. Arriva, subito dopo, la ballad del disco, vale a dire "Wishing Well" (per la quale è stato anche girato un video) che risulta essere piuttosto delicata ed espressiva, grazie anche ad una performance vocale di Falaschi finalmente a suo agio nell'amalgama sonoro creato dagli altri suoi compagni di avventura. È tempo poi per la prima ospitata di lusso, in "Temple Of Hate", dove spicca la grande voce di Kai Hansen (Gamma Ray, Ex-Helloween), chiamata ad abbellire, grazie ai suoi urli al vetriolo, una canzone veramente potente che sicuramente farà sin da subito breccia nella testa di ogni buon metal-head. "The Shadow Hunter" riprende finalmente gli elementi della musica tradizionale brasiliana, grazie ad un arpeggio di chitarra acustica che introduce il cuore della canzone che, con una melodia accattivante, si stampa dritta nella mente per poi non abbandonarla più. Con la successiva "No Pain For The Dead" si ribadisce la ritrovata serenità in casa Angra che porta a concepire una semi-ballad estremamente incisiva. Il secondo ospite, Hansi Kursch, mette del suo in una traccia che ricorda molto i suoi Blind Guardian, soprattutto nella strofa, vale a dire "Winds Of Destination". Potente e pesante, ma spezzata da un interludio di grande respiro, questa traccia mette in luce molte potenzialità del combo che fino ad ora erano rimaste inespresse. Andando avanti incontriamo "Sprouts Of Time", forse la canzone più allegra del disco, con un ritornello molto orecchiabile e un solo acustico pieno di tradizione carioca, mentre la successiva "Morning Star" rientra nel lotto delle più pesanti (almeno nel ritornello) dell'intero cd. Con "Late Redemption" ritroviamo ancora una volta il lato brasiliano, con contro-canti in lingua madre e chitarre acustiche che spezzano la canzone per rilassare l'ascoltatore. La conclusiva "Gate XIII" altro non è, invece, che un riassunto riletto in chiave classica di tutte le canzoni precedenti, dalle quali vengono prese varie parti ed inserite qui in una sorta di "collage" orchestrale di grande effetto. In sostanza una gran bel lavoro che riposta in alto il nome degli Angra dopo un disco di transizione come "Rebirth". Segnalo inoltre che la versione limitata contiene, come bonus, l'intero dvd del "Live In Sao Paulo". Avete bisogno di altro per non farvelo sfuggire? VOTO: 9,5

Tracklist:
Cd:
01 - Deus Le Volt!
02 - Spread Your Fire
03 - Angels And Demons
04 - Waiting Silence
05 - Wishing Well
06 - The Temple Of Hate
07 - The Shadow Hunter
08 - No Pain For The Dead
09 - Winds Of Destination
10 - Sprouts Of Time
11 - Morning Star
12 - Late Redemption
13 - Gate XIII

Bonus Dvd: Live In Sao Paulo

THE COURSE OF NATURE (2006) Nuovo singolo mono-canzone che anticipa di qualche settimana l'ultimo album di casa Angra. Quello che subito si nota è una più marcata pesantezza del songwriting, che si fa più metallico lasciando la melodia ancorata sostanzialmente al ritornello, pur mantenendo intatto lo stile della band. Quello che, però, stona in tutto questo, è la perdita di personalità. A conti fatti "The Course Of Nature" risulta essere un brano piuttosto canonico che, probabilmente, molti altri gruppi sarebbero stati in grado di scrivere. Per farvene un giudizio concreto, segnalo che il brano è in download sul sito ufficiale degli Angra all'indirizzo www.angra.net/imggeoff/AngraCourseNature.zip. VOTO: S.V.

Tracklist:
01 - The Course Of Nature

AURORA CONSURGENS (2006) Ebbene, le paure sopravvenute in occasione del singolo "The Course Of Nature" erano, purtroppo, fondate. "Aurora Consurgens" è un disco normale, che una qualsiasi band dedita ad un power con influenze prog e con un minimo d'esperienza discografica alle spalle sarebbe stata in grado di scrivere. A nulla servono le performance (come sempre) strepitose dei musicisti, questo disco delude. Innanzitutto per il fatto che è piuttosto corto, in confronto al suo predecessore (50 minuti e 47 secondi contro i 66 minuti e 30 secondi di "Temple Of Shadows"), poi le composizioni non lasciano il segno come dovrebbero, penalizzate da una ricerca estrema della semplicità esecutiva. Evidentemente gli Angra si sono stancati dei tecnicismi che avevano caratterizzato gran parte della loro carriera. Il punto è che essi non appesantivano affatto le canzoni, ma le rendevano più fresche e ricche. Ma pare che questo al gruppo in questione non importi. Attenzione: non sto dicendo (lo ripeto) che quello in esame sia un brutto album, ma piuttosto si tratta di una prova fiacca, priva di incisività. Detto questo, se siete fan sfegatati del quintetto non potete permettervi di farvi sfuggire questa uscita, ma aspettatevi di rimanere anche un minimo delusi… VOTO: 6.5

Tracklist:
01 - The Course Of Nature
02 - The Voice Commanding You
03 - Ego Painted Grey
04 - Breaking Ties
05 - Salvation: Suicide
06 - Window To Nowhere
07 - So Near So Far
08 - Passing By
09 - Screma Your Heart Out
10 - Abandoned Fate

Con questo termina il mio viaggio nella discografia degli Angra, grande gruppo che ha dato e, ne sono convinto, darà ancora molto alla causa dell'heavy metal. Nel frattempo, voci insistenti di una reunion con la vecchia formazione (in particolare con il mai dimenticato Andre Matos) sono sempre più insistenti, seppur smentite da ambo le parti. Staremo a vedere…

POSTFAZIONE DI PAOLO GRUNJA B: Cristo... che biografia d'alta classe!




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