
SORROW THROUGHOUT THE NINE WORLDS (1996) Album abbastanza complesso da recensire. Primo lavoro dei vichinghi di Hegg, viene introdotto il sound viking metal grigio e cattivo che sarà pilastro fondamentale per il successivo Once sent from the Golden Hall, vero capolavoro. Su Internet lo premiano come grande opera, oddio, non è niente male, aggressivo come un ascia che ti penetra nel cranio, come la carica di un esercito nordico, tuttavia manca di lucidità, di varietà e soprattutto di longevità, a lungo andare stanca le orecchiette. Se comincia alla grande con la title track, con The arrival of finbulwinter, canzone insindacabile, ingresso per la band al successo (primo singolo, vendette 1000 copie in 10 ore!!) e con la feroce Burning creation, canzone con tanti alti e bassi, le ultime potevano essere fatte molto meglio. The mighty doors of the speargod's hall è piuttosto noiosetta, mai come le canzoni del dopo Crusher, ma non è niente di particolare, anche Under the Grayclouded Sky poteva essere migliorata. Peccato, quest'ultima, con qualche ritocco, sarebbe stata veramente una gemma preziosa. Nel complesso, è un buon lavoro, qualitativamente a un livello superiore ripsetto a Vs the World e a Fate of Norns, ma inferiore al successivo Once sent ecc. ecc., che dire, u'vulit accattà? pigghiat'vl! Come dicono in svezia! VOTO: 7.5
ONCE SENT FROM THE GOLDEN HALL (1998) Questo disco introduce ufficialmente la categoria Viking Metal nel mondo musicale. Gli svedesi partoriscono un disco magnifico, che piacerà anche agli amanti del death. Preparate le asce, quindi. Johan Hegg e co. vi fanno un fedele screenshot sonoro delle guerre combattute dai vichinghi. Se non credete alle mie parole, ascoltate Amon Amarth (mi riferisco a una track del disco) con simpatiche scene di battaglia in sottofondo. Once sent from the golden hall è un disco che consiglio caldamente a tutti. Cominciano le danze con Ride for Vengeance, forse la song più bella, che distrugge il suono come il martello di Thor spacca le teste degli avversari; seguono The dragon flies across the waves, without fear e la celebre Victorious March. Fantastiche: grigie, incazzate, battagliere, insomma, uniche. La title track è superba, ma le canzoni Abandoned e la stessa Amon Amarth non sono così grandiose, anche perchè durano un pò troppo per i miei gusti: rispettivamente 6 e 8 minuti. Per concludere Once sent from the golden hall è sicuramente il miglior lavoro degli svedesi. Non è da 10, ma merita il votaccione. VOTO: 9
THE AVENGER (1999) Vi è piaciuto Once sent from the golden hall? Ne volete ancora, di mazzate d'ascia, piccoli bastardi? Allora The Avenger è l'album che fa per voi, checche. Furia inscatolata in un album, qualitativamente allo stesso livello del precedente. La distruzione, la battaglia, gli assedi ai forti nemici sono rappresentati con maestria. Parte con la incredibile Bleed for the ancient gods, per poi deliziare il guerriero in voi con the last with pagan blood, north sea storm, metalwrath (bellissima) e thor arise. Se nel lavoro precedente si era puntato più sulla varietà, con the avenger la band sviluppa un sound più omogeneo, descrivibile con una frase sola, che basta a rappresentarlo: "VI FACCIAMO UN CULO A STRISCIE BASTARDI NEMICI!!!". Questo album e il precedente non devono mancare nella vostra collezione, non solo se siete amanti del viking, ma anche del death in generale. Tendono quasi a completarsi e a fondersi l'uno con l'altro. Sinergie Nordiche. VOTO: 9
THE CRUSHER (2001) Comincia il declino. Cosa starà succedendo alla band??? vabbè, dopo due album degni di nota, un leggero calo è normale, ma il sound sta diventando un pochetto ripetitivo, bah, forse è solo una mia impressione. Rispetto all'elaborato Once sent from the golden hall e al furioso the avenger, the crusher perde qualche colpo,non crusha abbastanza, e, soprattutto, non regge il confronto con i lavori precedenti, sebbene non sia da buttare, anzi, è piacevole da ascoltare. Il sound tende più al melodico, la carica nordica rallenta, ascoltate Fury Divine e Annihilation of Hammerfest, tendenti quasi (ma proprio quasi) al gothenburg sound. E' apprezzabile, niente più, anche i riffs ricordano qualcosa dei lavori passati. Masters of War, the sound of eight hooves e eyes of horror sono belle, le altre sono... come dire... carine, và, anche se carine è un pò cacofonico come termine. Peccato, sarebbe stato bello avere un altro buon lavoro, per lasciare ai posteri una Trilogia da non dimenticare. Comunque, VOTO: 7
VERSUS THE WORLD (2002) Se la mancanza di idee era una sensazione poco certa nel precedente distruttore, con Vs the world gli Amon Amarth confermano la loro crisi creativa. Peccato, l'album comincia davvero bene, anzi, benissimo, con il capolavoro assoluto, Death in Fire, ottima sotto ogni punto di vista, non riuscirete a trattenere la voglia di ruotare la testa come cestelli delle lavatrici. Eccezziunale veramente. Dalle successive in poi, si rotorna alla squallida ripetitività per cui, purtroppo, gli Amon Amarth sono divenuti celebri. Salvo poche eccezioni, come Where silent god stand guard e across the rainbow bridge, che sono, in realtà, (scusate il termine) le meno peggio, tutte le altre rendono quest'album una noia mortale. Comprarlo? Assolutamente no. Scaricare Death in Fire dal Web? (a pagamento, s'intende.... ahem...), esatto!!! Ottima mossa. Spendere di meno, ma spendere meglio. VOTO: 5.5
FATE OF NORNS (2004) Che palle, davvero. Gli Amon Amarth non arrivano con questo album alla gloria di Once Sent from The Golden Hall. E' una noia vichinga, giuro. Sciapo, grigio, ripetitivo, sempliciotto. Ascoltandolo ci si rende subito conto che hanno perso la loro capacità creativa. Non ti viene voglia di uccidere un soldatino come agli altri album viking che ho ascoltato e che ho avuto il piacere di risentire, per percepire la differenza. Ci sono troppe somiglianze con i lavori precedenti, ad esempio l'unica canzone valida, a mio avviso, Once Sealed in Blood, è molto simile a Death in fire, un vero capolavoro dell'album Versus the World. Per il resto consiglio l'ascolto solo per rendersi conto che il destino degli Amon Amarth è quello di fare il prossimo album degno dell'onore dei fratelli vichinghi. Una vera nota positiva è la title track, che fa acqua da tutte le parti, ma ha un testo molto poetico. Altra canzone discreta è Beheading of a king che narra di Erik il rosso, della sua ascesa e del suo declino. Un pò come la carriera della band, se continua così. VOTO: 5
Per il momento, si chiude con questo lavoro la discografia di una band accusata ora di essere banale e ripetitiva. Il nuovo album uscirà, forse, quest'anno, e la band è nel bill del Wacken open Air, chissà, sarà declino o rinascita del talento vichingo??