Recensione a cura di Andrea "Thy Destroyer"

EXTREMA + EXILIA: Seratina di gusto quella che mi appresto a raccontare. Protagoniste due realtà italiane che hanno molto da dire in fatto di metallo, peccato che sono in pochi ad ascoltarli. Già: prima cosa che salta all’occhio è la scarsità di pubblico (non più di un centinaio di persone), complice probabilmente la finale dei playoff del Toro. Per di più la poca gente non aveva neanche voglia di muoversi, nonostante la potente proposta dei due gruppi presenti.

Alle 22:40 salgono on stage gli Exilia, che cominciano a dare spettacolo con estratti dalla discografia, da Underdog (title-track e “I guess you know”) fino all’album di prossima uscita (“Kill me”) e passando per una cover (“Enter sandman”). La proposta del quartetto milanese è un nu-metal fortemente influenzato dai Guano Apes che furono (con cui condividono la casa discografica), ma delude un po’ la prestazione del chitarrista, il quale ha i suoni decisamente poco potenti e non riesce a far decollare le canzoni e a dotarle della giusta spinta di cui necessiterebbero dal vivo. Invece Marsha ci mette veramente l’anima e, fra un’arringa polemica e l’altra, sfoggia una performance notevole, così come la sezione ritmica piuttosto precisa e sufficientemente in primo piano. Comunque degni di nota, in quanto si sforzano di portare in Italia un genere che, nella totalità delle sue accezioni, in patria non è ancora popolare, soprattutto se a proporlo sono band italiane, ed è una vergogna…(Voto: 7)

Alle 23:45, dopo un rapido cambio palco, è arrivato il momento degli Extrema, che si prodigano in uno show “fiero e potente”, come dicono loro stessi. Sin da subito si nota che il nuovo arrivato alla batteria si è bene integrato con il resto della band e tutti sfoggiano una performance da urlo (sembra incredibile, ma il pubblico si scalda leggermente e quattro scalmanati, me compreso, cominciano addirittura a saltare!!!). La scaletta ripercorre tutte le fasi della carriera dei quattro, con particolare attenzione agli estratti dall’ultimo parto dal titolo “Set this world on fire”. GL Perotti è in gran forma e urla come un dannato (“Ragazzi, siamo in un ex-manicomio, vogliamo far vedere che anche noi siamo pazzi?!?!”) e Tommy Massara lo segue degnamente. Da notare, però, come i suoni penalizzino decisamente la voce che, per tutta la durata dello show, uscirà dalle casse impastata e incomprensibile. Purtroppo non conosco troppo bene le canzoni della band, ma posso citare in ordine sparso “Six, six, six is like sex, sex, sex”, “Stupid white man”, Child o’ boogow” e la motorheadiana “Ace of spades”, che chiude uno show di oltre 2 ore. (Voto: 8,5)

In conclusione, posso dire che, chi non c’era e non è andato allo stadio, è un assente del tutto ingiustificato perché, per 5 euro, si poteva anche alzare il culo e venire a supportare un po’ di sano metallo italiano…








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